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J.D. Salinger – Opere – Bibliografia

J.D. Salinger

Scrittore
Jerome David Salinger nato nel 1919 a New York (USA) morto nel 2010 a Cornish (New Hampshire, USA)

Bibliografia di J.D. Salinger
Opere di J.D. Salinger pubblicate in Italia:

Pubblicazioni postume:

  • I giovani. Tre racconti
    Data di pubblicazione: 2014 (In Italia 2015)
    Titolo originale: Three early stories
J.D. Copertine delle prime edizioni dei romanzi

Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour

Incipit Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour

Una notte, circa vent’anni fa, durante un’epidemia di orecchioni nella nostra enorme famiglia, Franny, la mia sorella più piccola, fu trasportata, lei, il suo lettino e tutto il resto, nella stanza che occupavo con mio fratello maggiore Seymour e che, a quanto pare, era priva di germi. Avevo quindici anni, Seymour ne aveva diciasette. Durante la notte, verso le due il pianto della nostra nuova compagna mi svegliò. Giacqui immobile in posizione neutrale per alcuni minuti, intento ad ascoltare il baccano, fino a quando udii o ebbi l’impressione che Seymour s’agitasse nel letto vicino al mio. A quel tempo tenevamo una lampadina tascabile sul tavolino da notte che separava i nostri due letti, per casi di mergenza che, a quanto ricordo, non si erano mai verificati. Seymour l’accese e uscì dal letto. – Mamma ha detto che il poppatoio è sulla stufa, – gli ricordai. – Gliel’ho dato poco fa, – rispose Seymour. – Non ha fame -. Si diresse al buio verso lo scaffale e illuminò i ripiani, lentamente, avanti e indietro, con la luce della lampadina. Mi sedetti sul letto. – Cosa vuoi fare? – dissi. – Pensavo che magari potrei leggerle qualcosa, – disse Seymour e tirò giù un libro. – Santo Cielo, ha dieci mesi, – dissi. – Lo so, – rispose Seymour. – Le orecchie ce le hanno. Possono ascoltare.
La storia che Saymour lesse a Franny quella notte era un racconto taoista, il so preferito. Ancora oggi Franny giura di ricordarsi Seymour mentre glielo leggeva:

Incipit tratto da:
Titolo: Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Un’introduzione.
Autore: J.D. Salinger
Traduzione: Romano Carlo Cerrone
Titolo originale: Raise High the Roof Beam, Carpenters and Seymour
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia J.D. Salinger

Copertine di Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour di J.D. Salinger

Incipit Raise High the Roof Beam, Carpenters and Seymour

One night some twenty years ago, during a siege of mumps in our enormous family, my youngest sister, Franny, was moved, crib and all, into the ostensibly germ-free room I shared with my eldest brother, Seymour. I was fifteen, Seymour was seventeen. Along about two in the morning, the new roommate’s crying wakened me. I lay in a still, neutral position for a few minutes, listening to the racket, till I heard, or felt, Seymour stir in the bed next to mine. In those days, we kept a flashlight on the night table between us, for emergencies that, as far as I remember, never arose. Seymour turned it on and got out of bed. ‘The bottle’s on the stove, Mother said,’ I told him. ‘I gave it to her a little while ago,’ Seymour said. ‘She isn’t hungry.’ He went over in the dark to the bookcase and beamed the flashlight slowly back and forth along the stacks. I sat up in bed. ‘What are you going to do?’ I said. ‘I thought maybe I’d read something to her,’ Seymour said, and took down a book. ‘She’s ten months old, for God’s sake,’ I said. ‘I know,’ Seymour said. ‘They have ears. They can hear.’
The story Seymour read to Franny that night, by flashlight, was a favorite of his, a Taoist tale. To this day, Franny swears that she remembers Seymour reading it to her:

Incipit tratto da:
Title: Raise High the Roof Beam, Carpenters and Seymour
Author: J.D. Salinger
Language: English
Quarta di copertina / Trama

«Il personaggio principale, almeno in quei momenti di lucidità in cui riuscirò ad impormi una linea di condotta, sarà il mio defunto fratello maggiore Seymour Glass che (preferisco dir tutto in un’unica frase da necrologio) nel 1948, all’età di trentun anni, mentre era in vacanza in Florida con sua moglie, si tolse la vita. Egli ebbe un grande significato per moltissime persone con cui venne a contatto e per noi, suoi fratelli e sue sorelle, egli fu tutto. Tutto quel che è realtà, egli fu, per noi: il nostro unicorno striato di blu, il nostro specchio ustorio, il genio di famiglia che dà consigli a tutti, la nostra coscienza portatile, il nostro commissario di bordo, il nostro unico poeta e, inevitabilmente – credo, poiché la reticenza non fu mai il suo forte visto che passò sette anni della sua fanciullezza a fare il divo d’un programma radiofonico nazionale di quiz per bambini e tutto ciò che poteva riguardarlo fu prima o poi trasmesso e ritrasmesso – inevitabilmente, dicevo, egli fu anche il nostro “mistico” e “scentrato” famoso».
(Ed. Einaudi; L’Arcipelago)

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Franny e Zooey – J. D. Salinger

Incipit Franny e Zooey

Anche se c’era un bel sole, sabato mattina era di nuovo tempo da cappotto, non da soprabito, com’era stato tutta la settimana e come tutti avevano sperato continuasse durante il gran week-end, il week-end dell’incontro con lo Yale. Dei venti e più giovanotti in attesa alla stazione che le loro ragazze arrivassero col dieci-e-cinquantadue, non più di sei o sette erano fuori sul marciapiede freddo e scoperto. Gli altri, senza cappello e avvolti nel fumo, erano sparsi in gruppetti di due, di tre o di quattro, per la sala d’aspetto riscaldata. Parlavano con voci nelle quali, quasi senza eccezione, risuonava l’accento dogmatico dei college, come se ciascuno di quei giovanotti, nelle sue stridule battute, stesse liquidando una volta per tutte un qualche profondissimo problema che il mondo degli estranei, dei profani, aveva, magari apposta, inutilmente complicato per secoli.

Incipit tratto da:
Titolo: Franny e Zooey
Autore: J.D. Salinger
Traduzione: Romano Carlo Cerrone e Ruggero Bianchi
Titolo originale: Franny e Zooey
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia J.D. Salinger

Copertine di Franny e Zooey di J.D. Salinger

Incipit Franny e Zooey

Though brilliantly sunny, Saturday morning was overcoat weather again, not just topcoat weather, as it had been all week and as everyone had hoped it would stay for the big weekend- the weekend for the Yale game. Of the twenty-some young men who were waiting at the station for their dates to arrive on the ten-fifty-two, no more than six or seven were out on the cold, open platform. The rest were standing around in hatless, smoky little groups of twos and threes and fours inside the heated waiting room, talking in voices that, almost without exception, sounded collegiately dogmatic, as though each young man, in his strident, conversational turn, was clearing up, once and for all, some highly controversial issue, one that the outside, non-matriculating world had been bungling, provocatively or not, for centuries.

Incipit tratto da:
Title: Franny e Zooey
Author: J.D. Salinger
Language: English
Quarta di copertina / Trama J.D. Salinger

L’autore scrive: Franny è uscito nel ’55 sul «New Yorker», seguito a breve distanza, nel ’57, da Zooey. Queste due storie sono le prime di una serie che sto scrivendo su una famiglia newyorkese del ventesimo secolo: la famiglia Glass. Si tratta di un progetto a lunga scadenza, decisamente ambizioso, e implica il rischio, suppongo, che prima o poi io possa impantanarmi nel mio stile, nei miei modi di dire, nei miei manierismi, e magari affondarci del tutto. In complesso però sono pieno di speranze. Mi piace immensamente lavorare a queste storie, sono stato ad aspettarle per la maggior parte della mia vita, e ho la ferma intenzione di finirle colla dovuta attenzione ed abilità. Ho anche una grande quantità di materiale di cui non ho ancora in programma la pubblicazione e penso che lo arrangerò un po’ (lo «levigherò» se preferite un termine più distinto). Io, per me, vado colla velocità di un fulmine sparato, ma il mio alter-ego e collaboratore Buddy Glass è di una lentezza insopportabile. La mia opinione, forse sovversiva, è che quell’anonimato e quell’oscurità concessi temporaneamente a uno scrittore siano per lui preziosissimi nei periodi di lavoro più intenso. Mia moglie mi ha chiesto tuttavia di aggiungere, in un incomparabile accesso di candore, che vivo a Westport col mio cane.
(Ed. Einaudi; Prima edizione)

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Leggenda privata – Michele Mari

Incipit Leggenda privata

L’Accademia mi ha convocato nella Sala del Camino, alla mezzanotte di ieri. C’erano tutti, credo, ma era troppo buio per vederli. Ha parlato solo Quello che Gorgoglia, e come temevo ha nuovamente sollecitato la mia autobiografia. Secondo loro sono cosí ambiguo e contorto che prima di decidere devono sapere qual è la mia ultimativa menzogna: «isshgioman’zo con chui ti chonshgedi», ha aggiunto Quello che Biascica. Prima di decidere. Il bello è che solo una settimana prima mi era stata chiesta la stessa cosa dall’altra Accademia, quella dei Ciechi della Cantina: quando ho domandato al loro emissario come avrebbero potuto leggerla, mi ha detto che hanno già chi gliela leggerà ad alta voce, e che dovrei sapere di chi si tratta. In realtà lo ignoro, ma qualcosa dev’essere trapelato: Quello che Gorgoglia ha infatti precisato che la mia autobiografia dovrà essere diversa da quella che eventualmente sto già preparando. Mi è stato concesso solo di ripetere l’esordio, come cosa conclamata e ampiamente vulgata: essere io nato da un amplesso abominevole.

Incipit tratto da:
Titolo: Leggenda privata
Autore: Michele Mari
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Michele Mari

Copertine di Leggenda privata di Michele Mari
Quarta di copertina / Trama

«Se la madre non lo difendeva, si formava talvolta nella mente del figlio la delirante intenzione di difenderla lui, come si evince da una fotografia scattata dal padre: autentico scudo umano, il figlio si frappone con uno sguardo che dice: “Dovrai passare sul mio cadavere”».

L’Accademia dei Ciechi ha deliberato: Michele Mari deve scrivere la sua autobiografia. O, come gli ha intimato Quello che Gorgoglia, «isshgioman’zo con cui ti chonshgedi». Se hai avuto un padre il cui carattere si colloca all’intersezione di Mosè con John Huston, e una madre costretta a darti il bacino della buonanotte di nascosto, allora l’infanzia che hai vissuto non poteva definirsi altro che «sanguinosa». Poi arriva l’adolescenza, e fra un viscido bollito e un Mottarello, in trattoria, avviene l’incontro fatale: una cameriera volgarotta e senza nome che accende le fantasie erotiche del futuro autore delle Cento poesie d’amore a Ladyhawke… Ma è davvero una ragazza o un golem manovrato da qualche Entità? Assieme a lei, in una «leggenda privata» documentata da straordinarie fotografie, la famiglia dell’autore e il suo originalissimo lessico. E poi la scuola, la cultura a Milano negli anni Sessanta e Settanta, e alcune illustri comparse come Dino Buzzati, Walter Bonatti, Eugenio Montale, Enzo Jannacci e Giorgio Gaber. Chiamando a raccolta tutti i suoi fantasmi e tutte le sue ossessioni (fra cui un numero non indifferente di ultracorpi), Michele Mari passa al microscopio i tasselli di un’intera esistenza: la sua. Un romanzo di formazione giocoso e serissimo che è anche un atto di coerenza verso le ragioni più esose della letteratura.
(Ed. Einaudi; Supercoralli)

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