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Ilaria Bernardini

Ilaria Bernardini

Scrittrice.Laureata in filosofia. Narratrice; regista di teatro e cinema; speaker radiotelevisiva e collaboratrice con periodici. Nata a Milano nel 1977

Bibliografia di Ilaria Bernardini:

Opere di Ilaria Bernardini pubblicate in Italia:

  • Non è niente – Data pubblicazione: 2005
  • La fine dell’amore – Data pubblicazione: 2006 [Racc.]
  • I supereroi – Data pubblicazione: 2009
  • Corpo libero – Data pubblicazione: 2011
  • Domenica – Data pubblicazione: 2012
  • L’inizio di tutte le cose – Data pubblicazione: 2015 [Racc.]
  • Faremo foresta – Data pubblicazione: 2018
  • Il ritratto – Data pubblicazione: 2020
Copertine delle opere di ilaria Bernardini

Gusci – Livia Franchini

So come dare peso alle cose.

Incipit Gusci

So come dare peso alle cose. Una libbra di piume pesa quanto una libbra di mattoni, ma una di mattoni è più facile da trasportare. Una libbra di carne può essere usata al posto dei soldi per pagare o risarcire. Esiste una torta per cui ci vuole una libbra di ogni ingrediente: farina, uova, burro e zucchero, si chiama torta-libbra, ma avrebbe più senso che si chiamasse torta-quattro-libbre. Le cose che compriamo al supermercato hanno di norma una forma standard e un determinato peso, ed è questo che ce le rende familiari. Per esempio, la bottiglia da un litro di acqua frizzante della tua marca preferita pesa esattamente un chilo. Il peso della quantità di avena che uso per prepararti il porridge mi colma a perfezione il palmo della mano. Il peso della tua giacca sulle spalle quando ho freddo perché ho dimenticato di portarmi un maglione è lo stesso identico peso di quel finale di serata: lo sento nelle ginocchia, nella morsa leggera di un’emicrania che mi attanaglia le tempie, e posso facilmente associarlo a un orario specifico, tra le undici e mezzanotte, appena prima dell’ultima metro per tornare a casa. Il peso del tuo braccio che mi cinge la vita quando siamo sdraiati a letto e tu stai per addormentarti, e il tempo che impiega a trasformarsi in un diverso tipo di peso, il peso morto del tuo sonno profondo, è il peso stesso del sonno. In assenza, la nozione di sonno perde di significato. Hai lasciato un’impronta nel nostro letto che corrisponde esattamente alla misura del tuo corpo, ma è il tuo corpo a non essere presente per comprovarne il peso. Ed è per questo che sono qui distesa alle quattro di mattina, insonne.

Incipit tratto da:
Titolo: Gusci. Una storia d’amore e guarigione
Autrice: Livia Franchini
Traduzione: Veronica Raimo
Titolo originale: Shelf Life
Casa editrice: Mondadori
Copertine di Gusci di Livia Frranchini

Incipit Shelf Life

Here are some things I know about weight. A pound of feathers weighs as much as a pound of bricks, but a pound of bricks is easier to carry. A pound of flesh may be used as payment or taken as forced retribution. A pound cake is made using a pound each of four ingredients: flour, eggs, butter and sugar, which actually means a more exact name for this cake would be four-pound cake. Most things you buy in the supermarket come in a standard shape, a fixed weight, which makes them feel familiar. For example, a one-litre bottle of sparkling water, the brand you like to drink, weighs exactly one kilo. The weight of the measure of oats that you enjoy in your morning porridge fits perfectly in the palm of my hand. The weight of your suit jacket on my shoulders, when I get cold because I have forgotten to bring a jumper, is exactly the same weight as the end of that night, which is felt in the knees, in the light grip of a migraine nudging at my temples, and is easily assigned to a specific hour, between eleven and midnight, just before the last train home. The weight of your arm, draped across my waist when we are lying in bed and you are falling asleep, and how long it takes for that weight to turn into a different kind of weight, the dead weight of your deep sleep, is the weight of sleep itself. Without it, the notion of sleep is emptied of meaning. You have left an indentation of exactly the size of your body in our bed, but your body is unavailable to substantiate its weight. Which is why I am lying here at four in the morning, sleepless.

Incipit tratto da:
Title: Shelf Life
Author: Livia Franchini
Publisher: Doubleday
Language: English

Quarta di copertina / Trama

Ruth ha trent’anni, lavora come infermiera in una casa di riposo ed è appena stata lasciata dal suo compagno. L’unica cosa che le rimane dei loro dieci anni insieme è la lista della spesa che aveva compilato con lui per la settimana a venire.
Ed è a partire da quella lista che Ruth racconta la sua storia e ripercorre la relazione con Neil fin dal loro primo incontro. Ogni ingrediente è un salto nel tempo, ma anche un cambio di prospettiva e di registro narrativo. Lo zucchero, quindi, ci trasporta al momento in cui Neil ha visto Ruth per la prima volta attraverso la vetrina di un’agenzia di viaggi, la pizza è il diario scritto da un’amica di Ruth durante una vacanza che hanno trascorso insieme a Roma, il deodorante ci porta ancora più indietro, ai tempi del liceo, a sbirciare le chat tra le sue compagne di scuola, mentre gli spaghetti sono un’eloquente incursione nella casella di posta elettronica di Neil.
Tra uova, mele, olive e balsamo, Ruth scopre che sono molti anni che modella la propria identità in base alle aspettative e ai desideri delle persone che la circondano: il suo fidanzato, ma anche i pazienti della casa di riposo, le colleghe, la sua famiglia. Ora ha bisogno di capire chi è senza Neil, deve imparare a camminare da sola.
Attraverso una voce fresca, tagliente, e un impianto narrativo originale e ipercontemporaneo, Livia Franchini ci spiazza continuamente decostruendo un genere dall’interno, disattendendo uno per uno tutti i cliché e i canoni del romanzo d’amore. Gusci è un oggetto intimo, eccentrico, imprevedibile, che esplora la complessa posizione di una giovane donna non convenzionale nella nostra società, sollevando al contempo domande enormi sull’amore, la perdita e l’identità.
(Ed.Mondadori; Scrittori Italiani e Stranieri)

I prati dopo di noi – Matteo Righetto

Il giorno in cui Bruno fu costretto a partire si trovava nel bosco.

Incipit I prati dopo di noi

Il giorno in cui Bruno fu costretto a partire si trovava nel bosco.
Era mattina presto. I raggi già scaldavano l’aria e facevano esalare dal terreno e dai muschi il vapore residuale dell’umidità notturna, quando Uto raggiunse il fratello minore in prossimità di un bivio in una faggeta sofferente e assetata.
Bruno era sdraiato per terra, prono, incantato a osservare un formicaio brulicante.
Uto gli si avvicinò lentamente, per non spaventarlo.
Si schiarì la voce e con una certa insistenza disse:
“Adesso dobbiamo andare”.

Incipit tratto da:
Titolo: I prati dopo di noi
Autore: Matteo Righetto
In copertina: illustrazione di Francesco Camporeale
Casa editrice: Feltrinelli

Bibliografia Matteo Righetto

Copertine di I prati dopo di noi di Matteo Righetto

Quarta di copertina / Trama

Mentre le pianure arroventate sono in fiamme, la montagna rappresenta l’ultimo, precario, rifugio. E in un monastero alle pendici dei monti vive Bruno, un ragazzo gigantesco, “magro e alto come un ontano verde”, che si sente particolarmente legato agli animali minuti, insetti soprattutto: “Mio papà diceva,” racconta a chi gliene chiede il motivo, “che i più grandi devono prendersi cura dei più piccoli”. La sua mansuetudine, lo sguardo fantasioso e candido fanno sì che a molti sembri uno sciocco, eppure sono proprio quelle doti a renderlo capace di comprendere cose che ai più non è dato vedere né sentire. Nell’abbazia gli viene così affidata la cura degli apiari, fondamentali per il pregiato miele, la propoli, l’idromele, gli unguenti e la cera delle candele. Ma le api sono preziose anche perché è grazie a loro che la natura può rigenerarsi, e Bruno ne diventa fedele custode.
Sulle Alpi vive anche il vecchio Johannes. Convinto che il pianeta stia per soccombere a causa dell’avanzata dei nuovi barbari, parte per l’Ortles, la montagna sacra che la leggenda vuole abbia un tempo ospitato in perfetta armonia uomini, animali e piante. Nel cammino verso il sacro monte, Johannes e Bruno sono destinati a incontrarsi fra loro e con Leni, una vivace bambina sordomuta rimasta sola al mondo.
Una storia simbolica sul destino dell’umanità, nutrita dell’amore per l’ambiente, popolata da personaggi vivissimi e raccontata da Matteo Righetto con il suo talento eccezionale nella rappresentazione della natura e dell’avventura.
(Ed. Feltrinelli)

Indice cronologico opere Matteo Righetto

Stupori e tremori – Amélie Nothomb

Il signor Haneda era il capo del signor Omochi, che era il capo del signor Saito, che era il capo della signorina Mori, che era il mio capo

Incipit Stupori e tremori

Il signor Haneda era il capo del signor Omochi, che era il capo del signor Saito, che era il capo della signorina Mori, che era il mio capo. E io non ero il capo di nessuno.
Si potrebbe dire diversamente. Io ero agli ordini della signorina Mori, che era agli ordini del signor Saito, e così di seguito, con la precisazione che gli ordini verso il basso potevano saltare i gradini della scala gerarchica.
Per cui, alla Yumimoto, io ero agli ordini di tutti.

Incipit tratto da:
Titolo: Stupori e tremori
Autore: Amélie Nothomb
Traduzione: Biancamaria Bruno
Titolo originale: Stupeur et tremblement
Casa editrice: Voland

Bibliografia Amélie Nothomb

Copertine di Stupori e tremori di Amélie Nothomb

Incipit: Stupeur et tremblement

Monsieur Haneda était le supérieur de monsieur Omochi, qui était le supérieur de monsieur Saito, qui était le supérieur de mademoiselle Mori, qui était ma supérieure. Et moi, je n’étais la supérieure de personne.
On pourrait dire les choses autrement. J’étais aux ordres de mademoiselle Mori, qui était aux ordres de monsieur Saito, et ainsi de suite, avec cette précision que les ordres pouvaient, en aval, sauter les échelons hiérarchiques.
Donc, dans la compagnie Yumimoto, j’étais aux ordres de tout le monde.

Incipit tratto da:
Titre: Stupeur et tremblement
Auteur: Amélie Nothomb
Editeur: Albin Michel
Langue: Français

Quarta di copertina / Trama

La giovane Amélie è riuscita a trovare impiego in una importantissima multinazionale giapponese, realizzando il sogno di tornare a vivere nel suo paese d’origine. L’incapacità di adeguarsi allo spietato automatismo della “più grande azienda del mondo” la porterà però a subire, in un crescendo di umiliazioni, l’esperienza di una vertiginosa discesa agli inferi. Unica luce, l’altera bellezza di Fubuki, sottile e flessuosa come un arco. Ma anche lei, nonostante il fascino, resta pur sempre un superiore che ama ostentare il proprio piccolo potere.
(Ed.Voland)

Indice cronologico opere Amélie Nothomb