Le vite potenziali – Francesco Targhetta

Incipit Le vite potenziali

Sebbene conoscesse la tendenza degli automobilisti a imboccare l’uscita della tangenziale ad alta velocità, Luciano, a piedi, decise di attraversare l’incrocio tra via delle Industrie e via dell’Elettrotecnica in diagonale, con lentezza, tenendo saldo tra le mani un pacco di crocchette al manzo e frumento, ideali per gatti adulti esposti alle intemperie e bisognosi di rafforzare le proprie difese immunitarie. Il cielo era saldamente assolato e la stanchezza del risveglio gli sembrava essersi dissolta di fronte a un altro giorno di melina, in cui tutto avrebbe assunto la forma di una prudente attività di controllo. Fu forse in seguito a questa presa di coscienza che Luciano, arrivato in mezzo alla strada, a metà tra la chiesetta di Santa Maria del Rosario e i binari morti dei Rimorchiatori Riuniti, nel frastuono delle macchine e sopra le sirene delle navi, si fermò: c’era il rischio di essere investito all’improvviso, ma c’era anche una specie di dolcezza, che gli veniva dal suo vincolo alla Albecom e dunque a ogni altra cosa.
Da un po’ di tempo il sacello mariano, noto anche come “Chiesetta dell’Agip”, era stato riconvertito a luogo di rifocillamento per gatti: su uno scalino davanti all’ingresso, tra qualche foglia secca e dépliant stracci di ipermercati, erano posate alcune ciotole con acqua e croccantini. Solo una volta, durante una passeggiata in pausa pranzo, Luciano aveva visto un felino avvicinarsi all’uscio, ma tanto gli era bastato per convincersi che contribuire al riempimento delle scodelle fosse un gesto nobile, un modo per migliorare il mondo dove a nessuno sarebbe venuto in mente di farlo. L’assenza di altre persone che camminassero da quelle parti garantiva che nessuno potesse guardarlo: dove non ci sono occhi, non c’è spazio per la vergogna, e Luciano tendeva a provarne un po’ quasi sempre.

Incipit tratto da:

Bibliografia Francesco Targhetta

Quarta di copertina / Trama
l centro di questo romanzo ci sono tre vite, tre visioni del mondo, tre modi diversi e complementari di sopravvivere alla contemporaneità. Il loro spazio è la Albecom, azienda informatica che sorge alla periferia di Marghera; l’ha fondata, ancora giovanissimo, Alberto, “trentaquattro anni, apprezzata abilità nell’assemblare mobili Ikea, una passione per la buona tavola e il culto della chiarezza”. Tra i programmatori che lavorano per lui c’è Luciano, con cui Alberto condivide l’amore per internet fin dai tempi del liceo. Ma, a differenza dell’amico, Luciano si trova a suo agio dietro le quinte: schivo e paralizzato dalla propria scarsa avvenenza, si rifugia nel lavoro e nel rifocillamento dei gatti randagi di Marghera, tormentato solo, di tanto in tanto, dal desiderio di avere qualcuno da rendere felice. A completare il triangolo c’è Giorgio, il pre-sales dell’azienda, procacciatore di nuovi clienti: “percorso da un brivido di elettricità sempre”, tiene nel cruscotto della macchina L’arte della guerra di Sun Tzu, che consulta come un oracolo.
E così, mentre Luciano allaccia con Matilde, barista della tavola calda di fronte alla Albecom, un’amicizia presto caricata di nuove speranze e Giorgio riceve una proposta sottobanco da un vecchio collega, le giornate dei tre amici si intrecciano in un groviglio di segreti e tradimenti che si dipana tra la provincia veneta e le città di mezza Europa e che li costringerà, infine, a compiere scelte sofferte e decisive.
Francesco Targhetta, già protagonista di un piccolo caso letterario con il romanzo in versi Perciò veniamo bene nelle fotografie, si cimenta ora nell’impresa ambiziosissima di ritrarre il nostro presente in continuo divenire, attraverso lo sguardo di un gruppo di trentacinquenni che – con un piede intrappolato nel mondo del web e uno ben piantato nei sobborghi in cemento di quello reale – cercano timidamente di costruirsi un futuro. Per mezzo di una prosa esatta e al tempo stesso intima, crepuscolare, questo romanzo si interroga su cosa stiano diventando le nostre vite, deviate e attratte ogni giorno da mille potenzialità, e su cosa potremmo diventare noi, chiamati insieme al dovere di essere felici e a quello di accelerare sempre di più la velocità del mondo.
(Ed. Mondadori)

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