L’estate fredda – Gianrico Carofiglio

Incipit L’estate fredda

Fenoglio entrò nel Caffè Bohème con il giornale appena comprato nella tasca della giacca e andò a sedersi al tavolino accanto alla vetrata. Il posto gli piaceva perché il proprietario era un melomane e ogni giorno sceglieva una colonna sonora di romanze celebri e pezzi orchestrali. Quella mattina il sottofondo era l’Intermezzo della Cavalleria rusticana e Fenoglio si chiese se fosse solo casuale, visto quanto stava succedendo in città.
Il barista gli preparò il solito cappuccino con molto caffè e glielo portò insieme a un bocconotto con la crema e la marmellata di amarene. Tutto era come sempre. La musica si diffondeva, discreta ma ben udibile da chi voleva ascoltarla. Gli avventori abituali entravano e uscivano. Lui mangiava il dolce, sorseggiava il cappuccino e sfogliava il giornale. Le pagine della cronaca si concentravano sulla guerra di mafia esplosa all’improvviso nei quartieri nord della città e sul fatto – spiacevolmente vero – che polizia, carabinieri e magistrati non capivano cosa stesse succedendo.

Incipit tratto da:
Titolo: L’estate fredda
Autore: Gianrico Carofiglio
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Gianrico Carofiglio

Copertine di L'estate fredda di Gianrico Carofiglio
Quarta di copertina / Trama

Siamo nel 1992, tra maggio e luglio. A Bari, come altrove, sono giorni di fuoco, fra agguati, uccisioni, casi di lupara bianca. Quando arriva la notizia che un bambino, figlio di un capo clan, è stato rapito, il maresciallo Pietro Fenoglio capisce che il punto di non ritorno è stato raggiunto. Adesso potrebbe accadere qualsiasi cosa. Poi, inaspettatamente, il giovane boss che ha scatenato la guerra, e che tutti sospettano del sequestro, decide di collaborare con la giustizia. Nella lunga confessione davanti al magistrato, l’uomo ripercorre la propria avventura criminale in un racconto ipnotico animato da una forza viva e diabolica; da quella potenza letteraria che Gadda attribuiva alla lingua dei verbali. Ma le dichiarazioni del pentito non basteranno a far luce sulla scomparsa del bambino. Per scoprire la verità Fenoglio sarà costretto a inoltrarsi in quel territorio ambiguo dove è più difficile distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Ambientato al tempo delle stragi di Palermo, L’estate fredda offre uno sguardo pauroso sulla natura umana, ma ci regala anche un protagonista di straordinaria, commovente dignità. E, alla fine, un inatteso bagliore di speranza.
(Ed. Einaudi; Stile libero Big)

Indice cronologico opere Gianrico Carofiglio

Passeggeri notturni – Gianrico Carofiglio

Alle medie veniva in classe con me un tizio di nome Cannata

Incipit Passeggeri notturni

Alle medie veniva in classe con me un tizio di nome Cannata. A tredici anni giocava a pallanuoto, pesava già sessanta chili, ed era cattivo. Picchiava come un adulto – pugni, calci, testate – senza i freni inibitori che i ragazzini hanno ancora a quell’età. Nessuno, in tutta la scuola, aveva voglia di litigare con lui. Un giorno – eravamo in palestra e aspettavamo il professore di educazione fisica – decise di prendersela con uno che era arrivato in classe nostra solo quell’anno: si chiamava Gabriele, aveva la faccia rotonda, un po’ alla Charlie Brown, portava gli occhiali, andava molto bene in matematica e se ne stava sempre per i fatti suoi.

Incipit tratto da:
Titolo: Passeggeri notturni
Autore: Gianrico Carofiglio
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Gianrico Carofiglio

Copertine di Passeggeri notturni di Gianrico Carofiglio
Quarta di copertina / Trama

Voci che risuonano nell’oscurità di vagoni semivuoti, lampi che scaturiscono da frammenti di conversazione, profumi nascosti negli anfratti della memoria. I titoli di questa singolare raccolta – trenta scritti di tre pagine ciascuno – rappresentano di volta in volta un genere diverso, in un susseguirsi di aneddoti, brevi saggi, racconti fulminei. Li popolano soprattutto figure femminili sfuggenti e indimenticabili, mentre a vicende drammatiche, o amare, si alternano situazioni comiche, sempre in un gioco di specchi tra realtà e finzione. A tenere tutto insieme, come in un mosaico, è una scrittura tersa quanto l’aria notturna, capace di svelare le verità celate nei dettagli dell’esistenza con una magistrale economia di parole.
«Un monaco incontrò un giorno un maestro zen e, volendo metterlo in imbarazzo, gli domandò: “Senza parole e senza silenzio, sai dirmi che cos’è la realtà?” Il maestro gli diede un pugno in faccia».
(Ed. Einaudi; Stile Libero Big)

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La regola dell’equilibrio – Gianrico Carofiglio

Era forse il dieci di aprile

Incipit La regola dell’equilibrio

Era forse il dieci di aprile. L’aria era fresca, tersa. Spirava una brezza profumata molto rara in città, il sole e la sua luce si spandevano liquidi su di noi e sulla facciata grigia del tribunale. Carmelo Tancredi e io eravamo vicini all’ingresso, chiacchieravamo.
– A volte penso di smettere, – dissi appoggiandomi al muro. L’intonaco era scrostato e una ragnatela di piccole crepe si estendeva in modo preoccupante verso l’alto.
– Smettere cosa? – mi chiese Tancredi togliendosi di bocca il sigaro.
– Di fare l’avvocato.
– Scherzi? – disse lui, con un lieve, inconsapevole scatto del mento.
Mi strinsi nelle spalle. In quel momento passarono due giudici. Non si accorsero di me e io ufi contento di non doverli salutare.

Incipit tratto da:
Titolo: La regola dell’equilibrio
Autore: Gianrico Carofiglio
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Gianrico Carofiglio

Copertina di La regola dell'equilibrio di Gianrico Carofiglio
Quarta di copertina / Trama

È una primavera strana, indecisa, come l’umore di Guido Guerrieri. Messo all’angolo da una vicenda personale che lo spinge a riflettere sulla propria esistenza, Guido pare chiudersi in sé stesso. Come interlocutore preferito ha il sacco da boxe che pende dal soffitto del suo soggiorno. A smuovere la situazione arriva un cliente fuori del comune: un giudice nel pieno di una folgorante carriera, suo ex compagno di università, sempre primo negli studi e nei concorsi. Si rivolge a lui perché lo difenda dall’accusa di corruzione, la peggiore che possa ricadere su un magistrato. Quasi suo malgrado, Guerrieri si lascia coinvolgere dal caso e a poco a poco perde lucidità, lacerato dalla tensione fra regole formali e coscienza individuale. In un susseguirsi di accadimenti drammatici e squarci comici, ad aiutarlo saranno l’amico poliziotto, Carmelo Tancredi, e un investigatore privato, un personaggio difficile da decifrare: se non altro perché è donna, è bella, è ambigua, e gira con una mazza da baseball.
(Ed. Einaudi, Stile Libero Big)

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