Le tre del mattino – Gianrico Carofiglio

Non so dire quando cominciò.

Incipit Le tre del mattino

Non so dire quando cominciò. Forse avevo sette anni, forse qualcosa di piú, non ricordo con precisione. Da bambino non ti è chiaro cosa è normale e cosa non lo è.
In realtà non ti è chiaro nemmeno quando sei adulto, a pensarci bene. Ma questa è una digressione e, nei limiti del possibile, vorrei evitare le digressioni.
Insomma, piú o meno una volta al mese, mi capitava una cosa strana e anche piuttosto angosciante. Senza preavviso e senza che fosse accaduto nulla, avvertivo un’impressione di assenza, di distacco da ciò che mi circondava e al tempo stesso un’amplificazione dei sensi.

Incipit tratto da:
Titolo: Le tre del mattino
Autore: Gianrico Carofiglio
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Gianrico Carofiglio

Copertina di Le tre del mattino di Gianrico Carofiglio

Quarta di copertina / Trama 

Antonio è un liceale solitario e risentito, suo padre un matematico dal passato brillante; i rapporti fra i due non sono mai stati facili. Un pomeriggio di giugno dei primi anni Ottanta atterrano a Marsiglia, dove una serie di circostanze inattese li costringerà a trascorrere insieme due giorni e due notti senza sonno.
È così che il ragazzo e l’uomo si conoscono davvero, per la prima volta; si specchiano l’uno nell’altro e si misurano con la figura della madre ed ex moglie, donna bellissima ed elusiva. La loro sarà una corsa turbinosa, a tratti allucinata a tratti allegra, fra quartieri malfamati, spettacolari paesaggi di mare, luoghi nascosti e popolati da creature notturne.
Un viaggio avventuroso e struggente sull’orizzonte della vita. Con una lingua netta, di precisione geometrica eppure capace di cogliere le sfumature più delicate, Gianrico Carofiglio costruisce un racconto sulle illusioni e sul rimpianto, sul passare del tempo, dell’amore, del talento.
(Ed. Einaudi; Stile LiberoBig)

Indice cronologico opere Gianrico Carofiglio

L’estate fredda – Gianrico Carofiglio

Fenoglio entrò nel Caffè Bohème con il giornale appena comprato nella tasca della giacca e andò a sedersi al tavolino accanto alla vetrata.

Incipit L’estate fredda

Fenoglio entrò nel Caffè Bohème con il giornale appena comprato nella tasca della giacca e andò a sedersi al tavolino accanto alla vetrata. Il posto gli piaceva perché il proprietario era un melomane e ogni giorno sceglieva una colonna sonora di romanze celebri e pezzi orchestrali. Quella mattina il sottofondo era l’Intermezzo della Cavalleria rusticana e Fenoglio si chiese se fosse solo casuale, visto quanto stava succedendo in città.
Il barista gli preparò il solito cappuccino con molto caffè e glielo portò insieme a un bocconotto con la crema e la marmellata di amarene. Tutto era come sempre. La musica si diffondeva, discreta ma ben udibile da chi voleva ascoltarla. Gli avventori abituali entravano e uscivano. Lui mangiava il dolce, sorseggiava il cappuccino e sfogliava il giornale. Le pagine della cronaca si concentravano sulla guerra di mafia esplosa all’improvviso nei quartieri nord della città e sul fatto – spiacevolmente vero – che polizia, carabinieri e magistrati non capivano cosa stesse succedendo.

Incipit tratto da:
Titolo: L’estate fredda
Autore: Gianrico Carofiglio
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Gianrico Carofiglio

Copertine di L'estate fredda di Gianrico Carofiglio

Quarta di copertina / Trama

Siamo nel 1992, tra maggio e luglio. A Bari, come altrove, sono giorni di fuoco, fra agguati, uccisioni, casi di lupara bianca. Quando arriva la notizia che un bambino, figlio di un capo clan, è stato rapito, il maresciallo Pietro Fenoglio capisce che il punto di non ritorno è stato raggiunto. Adesso potrebbe accadere qualsiasi cosa. Poi, inaspettatamente, il giovane boss che ha scatenato la guerra, e che tutti sospettano del sequestro, decide di collaborare con la giustizia. Nella lunga confessione davanti al magistrato, l’uomo ripercorre la propria avventura criminale in un racconto ipnotico animato da una forza viva e diabolica; da quella potenza letteraria che Gadda attribuiva alla lingua dei verbali. Ma le dichiarazioni del pentito non basteranno a far luce sulla scomparsa del bambino. Per scoprire la verità Fenoglio sarà costretto a inoltrarsi in quel territorio ambiguo dove è più difficile distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Ambientato al tempo delle stragi di Palermo, L’estate fredda offre uno sguardo pauroso sulla natura umana, ma ci regala anche un protagonista di straordinaria, commovente dignità. E, alla fine, un inatteso bagliore di speranza.
(Ed. Einaudi; Stile libero Big)

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Passeggeri notturni – Gianrico Carofiglio

Alle medie veniva in classe con me un tizio di nome Cannata .

Incipit Passeggeri notturni

Alle medie veniva in classe con me un tizio di nome Cannata. A tredici anni giocava a pallanuoto, pesava già sessanta chili, ed era cattivo. Picchiava come un adulto – pugni, calci, testate – senza i freni inibitori che i ragazzini hanno ancora a quell’età. Nessuno, in tutta la scuola, aveva voglia di litigare con lui. Un giorno – eravamo in palestra e aspettavamo il professore di educazione fisica – decise di prendersela con uno che era arrivato in classe nostra solo quell’anno: si chiamava Gabriele, aveva la faccia rotonda, un po’ alla Charlie Brown, portava gli occhiali, andava molto bene in matematica e se ne stava sempre per i fatti suoi.

Incipit tratto da:
Titolo: Passeggeri notturni
Autore: Gianrico Carofiglio
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Gianrico Carofiglio

Copertine di Passeggeri notturni di Gianrico Carofiglio

Quarta di copertina / Trama

Voci che risuonano nell’oscurità di vagoni semivuoti, lampi che scaturiscono da frammenti di conversazione, profumi nascosti negli anfratti della memoria. I titoli di questa singolare raccolta – trenta scritti di tre pagine ciascuno – rappresentano di volta in volta un genere diverso, in un susseguirsi di aneddoti, brevi saggi, racconti fulminei. Li popolano soprattutto figure femminili sfuggenti e indimenticabili, mentre a vicende drammatiche, o amare, si alternano situazioni comiche, sempre in un gioco di specchi tra realtà e finzione. A tenere tutto insieme, come in un mosaico, è una scrittura tersa quanto l’aria notturna, capace di svelare le verità celate nei dettagli dell’esistenza con una magistrale economia di parole.
«Un monaco incontrò un giorno un maestro zen e, volendo metterlo in imbarazzo, gli domandò: “Senza parole e senza silenzio, sai dirmi che cos’è la realtà?” Il maestro gli diede un pugno in faccia».
(Ed. Einaudi; Stile Libero Big)

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