Vita di Gabriele D’Annunzio – Piero Chiara

Incipit Vita di Gabriele D’Annunzio

Il 12 marzo 1863, a Pescara, nella casa di via Manthoné oggi consacrata alla sua memoria, nacque Gabriele D’Annunzio, figlio legittimo di Francesco Paolo Rapagnetta D’Annunzio e di Luisa De Benedictis. Non a bordo del brigantino Irene , come il Poeta fece credere allo Scarfoglio nel 1882 e come scrisse nel 1894 sulla «Revue de Paris», ma sulla terra ferma e venendosi a collocare in una situazione anagrafica che è facile chiarire, dopo molte inesattezze.

Incipit tratto da:
Titolo: Vita di Gabriele D’Annunzio
Autore: Piero Chiara
Casa editrice: Mondadori

Bibliografia Piero Chiara

Copertine di Vita di Gabriele D’Annunzio di Piero Chiara
Quarta di copertina / Trama

Una biografia seria e documentata in cui c’è tutto d’Annunzio . Ci sono i suoi rapporti con le donne, ma anche quelli con gli uomini politici del suo tempo, da Giolitti a Nitti e a Mussolini, e con gli intellettuali e gli artisti dell’epoca, da Carducci a Pascoli, da Mascagni a Puccini, da Debussy a Toscanini, da De Amicis a Giocosa, da Barrès a Proust, da Michetti a Fortuny. Ci sono le sue avventure erotiche, ma anche le sue molteplici avventure spirituali e artistiche e le sue imprese eroiche. C’è il Superuomo che vive la sua “vita inimitabile” e che compone Il Fuoco o le liriche di Alcyone o le pagine del Notturno, ma c’è anche l’uomo sopravvissuto a se stesso e al suo creativo che conosce la triste e dolorosa decadenza degli anni del Vittoriale. C’è , infine, nel libro, accanto alla storia puntualmente ricostruita della vicenda umana e artistica di d’Annunzio, la storia di tutta l’epoca che ha fatto da sfondo a quella vicenda e che dall’indomani dell’unificazione italiana si snoda avventurosamente, attraverso gli scandali dell’età crispina, le prime imprese coloniali, gli anni di Giolitti, la guerra di Libia, la prima guerra mondiale, il colpo di mano di Fiume, l’avvento e l’affermazione del fascismo, sino alle soglie della tremenda tempesta che, insieme a d’Annunzio, avrebbe spazzato via anche il suo mondo. Tutto ciò, naturalmente, raccontato alla maniera colloquiale, smaliziata e “leggibile” di Piero Chiara.
(Ed. Mondadori)

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L’uovo al cianuro – Piero Chiara

Incipit L’uovo al cianuro e altre storie

All’età di circa sessant’anni, il signor Pareille venne a stabilirsi nella nostra piccola città dove nessuno l’aveva mai visto prima. Qualche disgrazia, la vedovanza, un rovescio finanziario o diversi accidenti insieme, dovevano averlo indotto a cercare un luogo dove risultando sconosciuto a tutti, avrebbe potuto iniziare a ricominciare un’attività, senza avere d’intorno l’ambiente e neppure l’atmosfera dentro la quale era scorsa la sua vita precedente. Con pochi mobili e un grosso baule caricati sopra il carretto a mano d’un facchino, arrivò dalla stazione camminando a testa bassa dietro i suoi penati.
(L’uovo al cianuro)

Incipit tratto da:
Titolo: L’uovo al cianuro e altre storie
Autore: Piero Chiara
Casa editrice: Mondadori

Bibliografia Piero Chiara

Copertine di L'uovo al cianuro di Piero Chiara
Quarta di copertina / Trama

Sia sotto il cielo di Spagna o in terra elvetica, da lui bazzicata e conosciuta come se fosse casa sua – le donne, il gioco, i viaggi, gli amori – sia che quasi senza parere sfiori certe ombre dell’anima, Chiara è sempre di scena, armato delle sue lenti colorate, con lo stesso svagato sorriso dell narratore de Il piatto piange e de La spartizione. Tanto più svagato e altrettanto consapevole in queste ventitrè storie, cronologicamente ordinate e rappresentare momenti come paesi diversi (ma l’età d’oro di Chiara è quella anteguerra, e il luogo più suo la sponda orientale del Lago Maggiore), delle quali anche quando egli sembra solo lo spettatore o ascoltatore, finisce per essere il vero protagonista. Un protagonista sui generis, che passando indenne a traverso i casi e accanto ai personaggi curiosi del mondo tiene in mano e dipana il filo della propria esistenza dalla prima giovinezza alla maturità: innamorato delle cose e, nello stesso tempo, del divertimento , ora tinto di grottesco ora venato di rimpianto, , che è ricontemplarle a distanza, incorniciarle, rivestirle di parole. Arte del porgere si diceva una volta dei grandi cantanti, degli amabili causeurs, dei “belli favellatori”, per intendere la naturale misura e la grazia dell’esecuzione o del dettato. Ora pochi hanno come Chiara quest’arte, che in lui è innato dono del narrare, del disegno netto, dell’impasto gustoso delle tinte. Disinvolto e stupito, egli si aggira in mezzo alle sorprese della realtà, come si muovesse fra comprimari e comparse, nel vivo di uno spettacolo allestito appositamente a suo uso e consumo, di cui accende-spegne le luci, e sulla scorta della memoria, regola i movimenti con un piacere , è da credere appreso da Chiara alla scuola del suo stesso piacere di vivere.
(Ed. Mondarori; Oscar)

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Fatti e misfatti – Piero Chiara

Incipit Fatti e misfatti

Mia madre nacque nel mese di settembre dell’anno 1879, in un villaggi sopra la riva piemontese del Lago Maggiore. Figlia di contadini che avevano terra bastante per una sola famiglia, vide i fratelli andarsene uno dopo l’altro a cercare fortuna nelle città di pianura, dove finivano col prendere moglie e impiantare qualche commercio. Cominciavano come garzoni, poi aprivano negozi o magazzini propri coi soldi che il padre raggranellava di vendemmia in vendemmia e coi pochi marenghi che le mogli portavano in dote.
(La grande illusione di mia madre)

Incipit tratto da:
Titolo: Fatti e misfatti
Autore: Piero Chiara
Casa editrice: Mondadori

Bibliografia Piero Chiara

Copertina di Fatti e misfatti di Piero Chiara
Quarta di copertina / Trama

Sempre attento a trarre spunto, per i suoi romanzi e suoi racconti, dai “fatti” che lo hanno visto protagonista o, per lo men, testimone diretto, Piero Chiara non poteva certo trascurare, nella sua personale ricerca del tempo perduto, le esperienze piccole e grandi, che, come tutti, ha compiuto da bambino e da ragazzo, nell’infanzia e nell’adolescenza. Era là, a suo dire, in quegli anni «né beati né tristi», che aveva cominciato a guardarsi intorno e a conoscere le cose del mondo e, quindi, non poteva non ritornare là, con la memoria, e non poteva non recuperare i “fatti” e soprattutto i “misfatti” di quegli anni per farli oggetto delle sue storie.
… Per salvarsi dai guai della malinconia e dai facili rimpianti, e per rendere gradevole al lettore il recupero dei favolosi tesori della sua memoria, Chiara rivede tutto, “fatti” e “misfatti”, situazioni e personaggi, attraverso il filtro di una disincantata ironia che senza escludere la commossa partecipazione, al momento giusto fa scattare negli occhi del lettore il brillio di un sorriso. Di un sorriso, si badi, perché Chiara non si permetterebbe mai di far ridere il lettore alle spalle di un bambino, fosse anche, quel bambino, egli stesso: troppo affettuoso, infatti è il rispetto che gli porta.
Dalla presentazione di Federico Roncoroni
(Ed. Mondadori; Varia)

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