L’agente del caos – Giancarlo De Cataldo

Incipit L’agente del caos

— Morto? Jay Dark? Ah, ah! Se vuole la mia opinione quel figlio di puttana è ancora vivo e vegeto. E in questo momento se ne sta in giro in qualche parte del mondo. A far danni, come sempre.
L’avvocato Flint aveva una voce serena, profonda. Era un vecchio alto, magro, elegantemente fasciato in un completo grigio con cravatta reggimentale, folti capelli candidi e occhi azzurri, ora freddi, ora accesi da improvvisi guizzi ironici. Poteva avere fra i sessant’anni portati male e i settantacinque di chi è in piena forma. Si aggirava con passo agile fra i vialetti del cimitero monumentale del Verano fumando un lungo sigaro cubano. Giocherellava con l’edizione inglese del mio ultimo romanzo: Blue Moon.
Era la prima volta che ci vedevamo di persona.

Incipit tratto da:

Bibliografia Giancarlo De Cataldo

Copertina di L’agente del caos di Giancarlo De Cataldo

Quarta di copertina / Trama

Dopo la pubblicazione di un breve romanzo ispirato alla vita di Jay Dark, agente provocatore americano la cui missione era inondare di droga i movimenti rivoluzionari degli anni Sessanta-Settanta allo scopo di annullarne lo slancio, uno scrittore romano viene contattato da un avvocato californiano, un certo Flint, che ha letto il libro ed è perplesso. La vera storia di Jay Dark è molto diversa, lui può raccontarla: lui c’era. Come in un classico di Conrad, la narrazione di Flint spalanca all’improvviso uno scenario internazionale stupefacente. Un’autentica camera delle meraviglie che attraversa trent’anni della storia occidentale, tra servizi deviati, ex nazisti, trafficanti, terroristi, poliziotti onesti e poliziotti corrotti, sesso, ideali e concerti rock. Originalissimo, avvincente, ricco di personaggi sopra le righe, L’agente del caos è un libro dove realtà e finzione si intrecciano senza sosta, dando per la prima volta voce, senza alcun moralismo e senza ipocrisia, all’autocoscienza segreta e dionisiaca di un’intera generazione.
(Ed. Einaudi)

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Come si racconta una storia nera – Giancarlo De Cataldo

Incipit Come si racconta una storia nera

Ho sempre voluto fare lo scrittore, fin da quando avevo otto anni. Il colpevole di questa mia inclinazione, che si sarebbe da subito trasformata in ossessione, fu mio zio militare. Mi portò un pomeriggio a vedere un film, si chiamava Sotto le verdi bandiere di Allah. Un b-movie con pirati, inseguimenti, duelli, belle fanciulle rapite da turpi mercanti di carne umana e via dicendo. Quella sera tornai a casa e scrissi il mio primo racconto. Mi dissi: se l’hanno fatto loro, quelli del cinema, intendo, posso farlo anch’io. Da allora non ho mai smesso di scrivere. Anche adesso, dopo oltre trent’anni di carriera in magistratura,continuo testardamente a coltivare il sogno, l’ambizione della scrittura. Nello stesso tempo, sono stato e rimango un lettore compulsivo, anarchico, eclettico, avido, curioso. Non credo di aver mai letto un libro solo alla volta, a parte le full immersions in grandi saghe come quelle della Ferrante,oppure i romanzi del «Quartetto di Alessandria» di Lawrence Durrell, o le opere di Dostoevskij, insomma letture che ti catturano, che ti fanno pensare «voglio leggere soltanto questo». Di solito ho sempre tre o quattro libri aperti contemporaneamente sul tavolo: romanzi, gialli, saggi, storia, testi giuridici…

Incipit tratto da:

Bibliografia Giancarlo De Cataldo

Copertina di Come si racconta una storia nera di Giancarlo De Cataldo

Quarta di copertina / Trama

I gialli non gli piacevano nemmeno. Poi un’estate, grazie a un libraio, Giancarlo De Cataldo ha cambiato idea. Ed è diventato l’autore di indimenticabili storie di genere, capace di tradurre in fiction la dura realtà del crimine in bestseller come Suburra e Romanzo criminale. in questo libro ricorda le molte e varie letture che hanno costellato il suo percorso, ripercorre le lezioni apprese nel tempo anche nel prezioso laboratorio della scrittura a quattro mani con Carlo Bonini, riassume il grande cambiamento che il genere poliziesco ha conosciuto in questi anni anche grazie ad altre forme narrative, come le serie televisive. E si pone domande fondamentali per chi aspiri a diventare autore di «storie nere». Quanto pesa la contaminazione della realtà? C’è differenza tra «raccontatore di storie» e scrittore? Come si costruisce un personaggio? Come ci si immedesima nel «cattivo»? Come si trasforma un romanzo in un film? Le sue risposte e le sue riflessioni danno vita a un racconto in sé appassionante, che è nel contempo summa di un’esperienza personale e indispensabile guida.
(Rai Eri Narrativa)

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La notte di Roma – Giancarlo De Cataldo

Incipit La notte di Roma

12 marzo 2015, giovedì
san Gregorio I

VIA SANNIO. BASILICA DI SAN GIOVANNI. ORE 6.00 .
Il cartello recitava: «Stazione appaltante Società Roma Metropolitane. Impresa appaltatrice Mariani Costruzioni s.p.a. del Consorzio Metro C. Lavori per la realizzazione della linea C. Lotto T3. Tratta San Giovanni-Fori Imperiali». L’uomo si calò lo zuccotto di lana sulle orecchie, si strinse nel bomber nero lucido e osservò impaziente i semafori lampeggianti che illuminavano il deserto di piazza San Giovanni. Accanto a lui, il compare, una montagna di muscoli dal collo incassato nelle spalle, scosse la testa. Sfilò dal giaccone lo smartphone, guardò l’ora. Le 6.00. Dello stronzo non si sentiva ancora neppure la puzza. Almeno aveva smesso di piovere.

Incipit tratto da:

Bibliografia Giancarlo De Cataldo

Copertina di La notte di Roma di Giancarlo De Cataldo

Quarta di copertina / Trama

Dove è Suburra, comincia la notte di Roma. Il giovane Sebastiano ci prova, a reggere le fila di un regno del crimine. Ma se il re è lontano, gli incidenti capitano. E il Samurai è molto lontano. Chiara ci prova, a ben governare. Ma se il cuore è troppo scoperto, magari ti innamori di chi nemmeno vorresti guardare in faccia. E gli incidenti capitano. Adriano Polimeni ci prova, con un monsignore di buona volontà, a guardare in faccia il pericolo. Troppo da vicino, forse. Si accende la guerra che tutti vedono, continua quella che non vede nessuno, la piú feroce. La lotta stavolta è per salvare l’anima.
(Ed. Einaudi, Stile Libero Big)

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