Una cena al centro della terra – Nathan Englander

Incipit Una cena al centro della terra

Non ti riguarda mai direttamente. Né l’aggressione, né la rappresaglia. Né i tre ragazzi rapiti, senz’altro morti, né il bambino assassinato nella foresta, bruciato vivo.
Seduta su una sedia davanti alla tua casetta in affitto, aspetti immobile il clic del bollitore per l’acqua del tè. Sposti un piede, e una lucertola, vedendoti, assume il colore della sabbia.
Dall’altra parte del paese, i soldati avanzano tentoni fra le colline a sud di Hebron. Arrancano lenti, rivoltando le pietre a caccia di corpi. E laggiù, oltre la recinzione, gli abitanti della striscia di Gaza svuotano i mercati; aprono disciplinatamente i rubinetti, riempiendo secchi e bacinelle.

Incipit tratto da:

  • Titolo: Una cena al centro della terra
  • Autore: Nathan Englander
  • Traduzione: Silvia Pareschi
  • Titolo originale: Dinner at the Center of the Earth
  • Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Nathan Englander

Una cena al centro della terra di Nathan Englander

Incipit Dinner at the Center of the Earth

It’s never about you. Neither attack, nor counterattack. Not the three boys kidnapped, surely dead, or the child murdered in the forest, burned alive.
Sitting still in a chair outside your rented cottage, you wait for the click of your tea water come to boil. You shift a foot, and, at sight of you, a lizard turns the color of the sand.
Across the country, the soldiers scrabble through the South Hebron Hills. They crawl about, hunting the bodies, turning stones. And here, beyond the fences, the Gazans strip the markets bare; dutifully, they run their taps, filling bucket and bowl.

Incipit tratto da:

  • Title: Dinner at the Center of the Earth
  • Author: Nathan Englander
  • Publisher: Penguin Random House
  • Language: English

Indice cronologico opere Nathan Englander

Quarta di copertina / Trama
Il Prigioniero Z è un uomo senza piú identità né futuro. Da dodici anni è rinchiuso in una segreta nel deserto del Negev con la sola compagnia del suo indefesso sorvegliante, nella vana attesa che il Generale gli restituisca la vita. Ma com’è finito, il Prigioniero Z, in quella cella desolata? Quale guerra di spie, quali doppi giochi e tradimenti, fra New York e Gaza, Parigi e Berlino, l’hanno condotto fino a lí? E qual è davvero la sua colpa? Aver lasciato che la coscienza interferisse con la causa? Aver mentito troppo, o troppo poco? Aver amato ciecamente chi non era ciò che sembrava?
Molti destini si intrecciano in questa storia sfaccettata che si snoda tra Gaza e New York, Berlino, Parigi e Capri, in un arco temporale di dodici anni fra il 2002 e il 2014: quello del Prigioniero Z, uomo dalle molte identità e nessuna, traditore e tradito; del suo sorvegliante israeliano, un giovane pensoso e sensibile, inevitabilmente coinvolto da quella vicinanza forzata; di Ruthi, l’assistente personale del Generale, che veglia sul suo corpo sospeso nel limbo del coma in un ospedale nei pressi di Tel Aviv; del Generale, una figura a tratti demoniaca e a tratti messianica, un guerriero e un capo di stato che ha avuto nelle sue mani il destino di un’intera nazione, e che ora vive in una terra popolata solo di ricordi; di Farid, un giovane palestinese amante della barca a vela e paladino della causa araba; di Joshua, un ricco uomo d’affari canadese che a Berlino si occupa di import-export su uno scacchiere ben più grande di lui; e di una misteriosa e bellissima cameriera italiana che parla sospettabilmente bene l’inglese. Niente è come appare, tutto è fatalmente connesso in Una cena al centro della terra, romanzo breve e densissimo che è insieme un thriller di spionaggio, un romanzo storico, una storia d’amore, un apologo morale e una tragedia classica. Al centro di questa matrioska narrativa vibrano i temi della fedeltà e del tradimento, della divisione tra popoli e tra amanti, della labilità dei confini e dell’identità. Calando la sua vicenda al cuore del conflitto arabo-palestinese, nel periodo fra la seconda intifada e la morte di Ariel Sharon, Englander, salutato come il naturale erede di Philip Roth per la sua espressione dell’ebraicità, la sua penna caustica, la padronanza del registro comico come di quello struggente, la ricchezza della sua lingua e della sua fantasia, mostra qui di aver raggiunto un nuovo traguardo. È parte della sua maestria saper creare, con quel momento di convivialità, vero amore e unione che dà il titolo al libro, una bolla di pace e tangibile speranza dimentica di ogni conflitto. Ma per ora la cena può avvenire solo sotto la superficie, di nascosto, al buio, in paziente attesa, mentre sopra infuria la battaglia.
(Ed. Einaudi)

Tutti i personaggi sono vicini e opposti, prigionieri di una realtà, anche quelli che vivono lontano dal dramma di una terra senza pace. «Un nuovo romanzo, diverso, originale, sempre sospeso tra la riflessione morale e la spy-story, che ci fa sprofondare in una realtà dove le ragioni e i torti dell’uno si rovesciano in quelli dell’altro, rifrangendosi in un ininterrotto gioco di specchi» (Franco Marcoaldi, «D – la Repubblica»).
(Ed. Einaudi)

Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank – Nathan Englander

Incipit Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank

Sono in casa nostra da neanche dieci minuti e Mark sta già pontificando sull’occupazione israeliana. È una cosa che gli abitanti di Gerusalemme, come lui e Lauren, si sentono in diritto di fare.
Mark annuisce con aria stoica. – Se avessimo quello che avete voi qui, nel Sud della Florida… – dice, senza finire la frase. – Eh, già, – riprende, continuando ad annuire. – Non avremmo nessun problema.
– Ma voi avete quello che abbiamo noi, – gli dico. – Tutto quanto. Il sole e le palme. I vecchi ebrei, le arance e i guidatori più imbranati del mondo. Probabilmente, – proseguo, – a questo punto abbiamo più israeliani di voi -. Debbie, mia moglie, mi mette una mano sul braccio. È il suo modo di comunicarmi che sto prendendo un certo tono, che sto interrompendo qualcuno, raccontanto cose troppo personali o facendo una battuta fuori luogo. È il mio segnale e, considerando la frequenza con cui lo ricevo, mi stupisco che ogni tanto Debbie mi lasci andare il braccio.

Incipit tratto da:

    • Titolo: Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank
    • Autore: Nathan Englander
    • Traduzione: Silvia Pareschi
    • Titolo originale: What We Talk About When We Talk About Anne Frank
    • Casa editrice: Enaudi

Bibliografia Nathan Englander

Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank di Nathan Englander

Incipit What We Talk About When We Talk About Anne Frank

They’re in our house maybe ten minutes and already Mark’s lecturing us on the Israeli occupation. Mark and Lauren live in Jerusalem, and people from there think it gives them the right.
Mark is looking all stoic and nodding his head. “If we had what you have down here in South Florida …,” he says, and trails off. “Yup,” he says, and he’s nodding again. “We’d have no troubles at all.”
“You do have what we have,” I tell him. “All of it. Sun and palm trees. Old Jews and oranges and the worst drivers around. At this point,” I say, “we’ve probably got more Israelis than you.” Debbie, my wife, she puts a hand on my arm. Her signal that I’m taking a tone, or interrupting someone’s story, sharing something private, or making an inappropriate joke. That’s my cue, and I’m surprised, considering how much I get it, that she ever lets go of my arm.

Incipit tratto da:

  • Title: What We Talk About When We Talk About Anne Frank
  • Author: Nathan Englander
  • Publisher: Hachette
  • Language: English

Quarta di copertina / Trama
Si respira un’aria antica fra le pagine di questa nuova raccolta di racconti di Nathan Englander. C’è l’immutabilità della parabola e la sapienza della narrazione ebraica, c’è il grottesco di Gogol’ e l’ineludibilità di Kafka, l’intelligenza caustica di Philip Roth e la spiritualità applicata di Marilynne Robinson. E intorno a tutto, incontenibile, liberatoria, un po’ sacrilega, una sonora risata.
La scrittura di Englander corre agile sul filo teso fra il religioso e il secolare, agile e mai leggera, esplora gli obblighi e le complessità morali dei due versanti, ne assapora le esilaranti debolezze, strappando sorrisi pronti a congelarsi in smorfie attonite. Il marito esemplare e avvocato di successo di Peep show cerca la trasgressione in uno squallido locale a luci rosse, e incontra invece la sua cattiva coscienza travestita (o meglio svestita) da rabbino della sua vecchia yeshiva. Le nudità flaccide e pelose dell’esimio dottore della legge restano comiche solo fino al successivo, terrorizzante, travestimento.
Si ride di gusto anche delle piccole manie geriatriche degli ospiti del centro estivo Camp Sundown, finché riguardano spray antizanzare e allarmi antifumo, ma quando le vetuste menti dei villeggianti credono di riconoscere in un compagno di soggiorno un carceriere nazista di ben altro campo del loro passato, la commedia si tinge di nero.
L’ombra dell’Olocausto, o di una sua rivisitazione, occhieggia insistente fra le pagine del libro: a partire dal riferimento alla diarista simbolo della Shoah, informa il clima dell’intera raccolta e del racconto da cui prende il titolo. Lì due coppie diversissime fra loro – ebrei ortodossi residenti a Gerusalemme gli uni, americani non praticanti gli altri – siedono intorno a un tavolo e, tra i fumi dell’alcol e della marijuana, discutono, non di amore e incomunicabilità, come nell’illustre antecedente carveriano, ma di identità e fede. Fino alla prova che scuote le certezze, il «gioco di Anne Frank»: in caso di un secondo Olocausto, quale Gentile mi sottrarrà al mio destino?
L’ineluttabilità del fato e la sua costruzione, la perversa macchina dei ruoli inculcati per discendenza, sono magistralmente illustrati nell’ambizioso racconto Le colline sorelle, che dalla guerra di Yom Kippur a oggi, fra senso della missione e senso della minaccia, insieme alle radici di un simbolico ulivo maledetto mette a nudo quelle dell’odio.
E così, tassello dopo tassello, Englander offre un’altra sfaccettata declinazione dell’ebraicità che, da Singer, Malamud e Bellow fino a Roth, lo colloca saldamente e con unanime plauso nella grande tradizione letteraria ebraico-americana.
(Ed. Einaudi; Supercoralli)

Bibliografia Nathan Englander

Nathan Englander – Opere – Bibliografia

Nathan Englander
nato nel 1970 a Long Island (NY; U.S.A.)

Bibliografia di Nathan Englander

Opere di Nathan Englander pubblicate in Italia:

Bibliografia di Nathan Englander

Aggiornata Ottobre 2018