La zona cieca – Chiara Gamberale

Incipit La zona cieca

Amici ascoltatori, benvenuti a una nuova puntata di Sentimentalisti Anonimi.
È venerdì sera e molti di voi sapranno benissimo cosa farsene, di questo weekend.
La mia amica Silvia no.
La mia amica Silvia ha trentadue anni, un figlio che da qualche giorno ha imparato a dire mamma, scrive romanzi per la collana Harmony con lo pseudonimo di Azzurra Cristalli e anche se quando incontra Pietro pensa che il suo matrimonio era in crisi già da un pezzo, in realtà fino a quel momento fra tutti gli uomini che conosceva avrebbe sempre scelto suo marito.
Pietro gli anni se li abbassa ma sicuramente ha passato i cinquanta, ha una figlia adolescente molto tormentata, da giovane suonava il basso in un complesso che si chiamava Funk People e oggi è il più brillante avvocato dello studio di suo suocero.

Bibliografia Chiara Gamberale

Copertina di La zona cieca di Chiara Gamberale
Quarta di copertina / Trama

La zona cieca è tutto quello che gli altri – maledettamente e inevitabilmente – colgono di noi ma che a noi sfugge. Lo sa bene Lidia Frezzani, che ogni notte nella sua trasmissione radiofonica Sentimentalisti Anonimi accoglie le confidenze di persone smarrite e confuse. Ma smarrita e confusa è prima di tutto Lidia, da sempre in guerra con se stessa e con gli altri per conquistarsi l’impossibile controllo di ogni emozione, e che un giorno s’innamora di Lorenzo, uno scrittore quarantenne fascinoso e arrogante, totalmente annebbiato dal suo narcisismo. Comincia una storia d’amore dai ritmi serrati, fatta di bugie vere, supposte o mascherate, di tradimenti e piaceri perversi: quello che prova Lidia nello schiantarsi contro l’imperturbabilità e l’apparente indifferenza di Lorenzo, e quello di Lorenzo che sembra godere nel lasciarla fare. In un crescendo di tensione, di abbandoni e colpi di scena, nel continuo tragicomico cercarsi e ferirsi di Lidia e Lorenzo, all’improvviso arrivano le misteriose lettere di Brian, uno sciamano deciso a farsi improbabile protettore di questa improbabile vicenda. Brian ha un’anima e un passato ben precisi e non ha un volto: ma la sua presenza si dimostrerà incisiva. E la sua identità, come l’unica possibile… Con La zona cieca Chiara Gamberale vince una scommessa letteraria tra le più difficili: trasformare una storia d’amore in una vicenda così carica di rivelazioni che sarà difficile abbandonare questo libro senza arrivare alla sua ultima pagina, al suo finale inaspettato.
(Ed. Bompiani)

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Finalista Premio Campiello 2008

Avrò cura di te – C. Gamberale e M. Gramellini

Ciao tu.

Incipit Avrò cura di te

Ciao tu.
No, forse è meglio: be’, allora? Anzi: ti ricordi di me? Perché io no, non mi ricordo di te. A dirla tutta, non credo di averti mai conosciuto, ma quando si è in caduta libera ci si attacca a qualsiasi appiglio e…
Scusa. Mi rendo conto: non si chiede aiuto così. Ma io non l’ho mai saputo chiedere, aiuto. Eppure ora lo chiedo a te, anche se probabilmente non esisti: proprio perché probabilmente non esisti.
«Grazzie alla Vita, all’Amore e al mio Angelo Custodde ti ho incontrato! Buon San Valentino. Gioconda.»
Ho trovato questo biglietto improbabile nel cassetto del comodino della mia nuova stanza da letto, nella casa dove i miei nonni hanno vissuto per sessantuno anni. Insieme.
Prima se n’è andato lui, sei mesi dopo l’ha raggiunto lei. Da mia nonna, a parte questa casa, ho ereditato soltanto il nome, Gioconda, che mai come adesso mi schiaccia come una beffa. Perché la fiducia nella vita e nell’amore decisamente no, non li ho ereditati.
Così stanotte non mi rimane che rivolgermi a te.

Incipit tratto da:
Titolo: Avrò cura di te
Autori: Chiara Gamberale e Massimo Gramellini
Casa editrice: Longanesi
Copertina di Avrò cura di te di Chiara Gamberale e Massimo Gramellini
Quarta di copertina / Trama

Gioconda detta Giò ha trentasei anni, una storia familiare complicata alle spalle, un’anima inquieta per vocazione o forse per necessità e un unico, grande amore: Leonardo. Che però l’ha abbandonata. Smarrita e disperata, si ritrova a vivere a casa dei suoi nonni, morti a distanza di pochi giorni e simbolo di un amore perfetto, capace di fare vincere la passione sul tempo che passa: proprio quello che non è riuscito al suo matrimonio. Ma una notte Giò trova un biglietto che sua nonna aveva scritto all’angelo custode, per ringraziarlo. Con lo sconforto, e con il coraggio di chi non ha niente da perdere, Giò ci prova: scrive anche lei al suo angelo. Che, incredibilmente, le risponde. E le fa una promessa: avrò cura di te. Poi rilancia. L’angelo non solo ha una fortissima personalità, ma ha un nome: Filèmone, e una storia. Soprattutto ha la capacità di comprendere Giò come Giò non si è mai compresa. Di ascoltarla come non si è mai ascoltata. Nasce così uno scambio intenso, divertito, commovente, che coinvolge anche le persone che circondano Giò: il puntiglioso ex marito, la madre fricchettona, l’amica intrappolata in una relazione extraconiugale, una deflagrante guida turistica argentina, un ragazzino che vuole rinchiudersi in una comune… Grazie a Filèmone, voce dell’interiorità prima che dell’aldilà, Giò impara a silenziare la testa e gli impulsi, per ascoltare il cuore. Ne avrà davvero bisogno quando Filèmone la metterà alla prova, in un finale sorprendente che sembrerà confondere tutto. Ma a tutto darà un senso.
(Ed. Longanesi)

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Arrivano i pagliacci – Chiara Gamberale

Incipit Arrivano i pagliacci

Durante un trasloco bisogna stare molto attenti a quello che ficchi negli scatoloni, a quello che butti nell’immondizia, a quello che lasci, a quello che regali alla portiera e a non finire tu negli scatoloni, nell’immondizia o dalla portiera. Altrimenti è meglio restare dove sei e rimandare tutto alla prossima volta, se è possibile (a me non lo è).
(Io lascio quasi tutto.)
È un problema molto serio, soprattutto se hai vent’anni e li compi il venti febbraio del duemila. Il 20-02-2000 20 anni! Il due del giorno e quello del mese si eliminano a vicenda e così anche il due dell’anno e il due dei miei anni e viene fuori ZERO. Viene fuori l’anno zero e se mi dimentico dalla portiera insieme alle pantofole con gli ippopotami sopra sono finita perché non mi ricapiterà più una scusa così per pensare che quanto è successo sia giusto e non scappare via. Già è una fortuna che mi capiti una volta, credo e credo anche che a gente come Marilyn Monroe o a qualche Papa l’anno zero sia capitato almeno tre volte. All’edicolante qua sotto pare sia capitato due volte, l’ultima poco prima di morire.

Incipit tratto da:
Titolo: Arrivano i pagliacci
Autrice: Chiara Gamberale
Casa editrice: Mondadori
Copertine di Arrivano i pagliacci di Chiara Gamberale
Quarta di copertina / Trama

Allegra Lunare ha vent’anni, è nel momento in cui la vita, per molti, comincia: invece per lei finisce, e deve trovare il coraggio per iniziarne una tutta nuova. Allora Allegra scrive: per non avere paura, per salvarsi l’infanzia, per non dimenticare il senso delle persone e delle cose che sono stati il suo mondo fino a quel momento. Scrive una lettera ai nuovi inquilini che abiteranno la casa dove ha vissuto con la sua bizzarra famiglia, e prende spunto dagli oggetti che rimangono nell’appartamento e di quei pochi che porterà con sé. Ognuno di essi racconta una storia: quella di suo padre, universitario rivoluzionario, e della mamma, giovanissima modella americana; la nascita di suo fratello Giuliano, con la sindrome di down; l’amore magico tra Adriana e Matilde; l’incontro strepitoso con Zuellen, che è affamata d’amore e sa trasformare tutto in qualcos’altro; le cose che ha imparato a teatro e al circo, la più importante: che dopo il numero dei trapezi – quando trattieni il fiato e la felicità sembra spezzarsi a ogni passo – arriva sempre il numero dei pagliacci… La scrittura di Allegra procede come il respiro veloce della giovinezza, quando si ha fretta di capire: per libere associazioni, per assonanze del cuore, accostando ai sentimenti cose che ne sono i correlativi oggettivi, e che spesso li esprimono con molta maggior potenza. Il suo sguardo si posa su ogni spazio da una prospettiva inattesa, filtrato dalle lenti colorate con cui ha imparato a osservare la vita per non essere lambita dalle sue ombre: e ci restituisce un’istantanea sorprendente, candida e acutissima al tempo stesso. «Ho scritto Arrivano i pagliacci quattordici anni fa: avevo ventidue anni, ero alla ricerca pazza di non sapevo neanche io che cosa e quello che scrivevo lo era con me. Quando si fa così il rischio è quello di dare voce a un’urgenza, anziché riflettere bene per dare urgenza a una voce. E forse l’ho corso.» Così scrive nella Nota che chiude questo romanzo Chiara Gamberale, che su quel testo giovanile ha rilavorato con passione e che è davvero una scrittrice intrepida: capace, ogni volta che crea un personaggio, di lasciarsene possedere, e di restituircene poi la voce con un timbro autentico, urgente – appunto – come una domanda che ci riguarda da vicino. Allegra Lunare è proprio così: nel raccontare di sé finisce per porre domande su di noi. Domande vive, che scorticano le apparenze e guardano oltre la superficie: domande rischiose, ma senza correre questo pericolo non c’è vita, e non ci sarebbe letteratura.
(Ed. Mondadori; Scrittori italiani e stranieri)

Indice cronologico opere Chiara Gamberale