L’altrui mestiere – Primo Levi

Incipit L’altrui mestiere

Abito da sempre (con involontarie interruzioni) nella casa in cui sono nato: il mio modo di abitare non è stato quindi oggetto di una scelta. Credo che il mio sia un caso estremo di sedentarietà, paragonabile a quello di certi molluschi, ad esempio le patelle, che dopo un breve stadio larvale in cui nuotano liberamente, si fissano ad uno scoglio, secernono un guscio e non si muovono più per tutta la vita. Questo avviene più spesso a chi è nato in campagna; per i cittadini come me è senza dubbio un destino raro, che conduce a peculiari vantaggi e svantaggi. Forse debbo a questo destino statico l’amore mal soddisfatto che nutro per i viaggi, e la frequenza con cui il viaggio compare come topos in molti dei miei libri. Certo, dopo sessantasei anni di Corso Re Umberto, mi riesce difficile immaginarmi che cosa comporti abitare non dico in un altro paese o in un’altra città, ma addirittura in un altro quartiere di Torino.

Incipit tratto da:
Titolo: L’altrui mestiere
Autore: Primo Levi
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Primo Levi

Copertine di L’altrui mestiere di Primo Levi
Quarta di copertina / Trama

Questo volume raccoglie una cinquantina di saggi che Primo Levi ha pubblicato su quotidiani e periodici dal 1964 al 1984. Lo sfondo è quello dei libri più noti di Levi, la sua esperienza professionale di chimico, e l’altra del campo di concentramento nazista. Ma è uno sfondo lontano e sfumato, su cui si stagliano temi diversi. Prevalgono, per scelta precisa e dichiarata fin dal titolo, gli studi e le divagazioni del dilettante curioso e libertino, le «invasioni di campo», i bracconaggi su riserve di caccia altrui: in specie, sullo sterminato territorio delle scienze naturali, della zoologia, dell’astronomia, scienze che Levi non ha mai studiato sistematicamente, e che appunto per questo esercitano su di lui il fascino degli amori non soddisfatti.
Ma in altri saggi si ritrovano prese di posizione su problemi attuali, divertite riletture di classici antichi e moderni, ricordi di giovinezza nostalgici o ironici, osservazioni sui legami trasversali che collegano il mondo della natura con quello della cultura e sui ponti che uniscono (o dovrebbero unire) la cultura scientifica con quella letteraria.
Si tratta insomma di una piccola summa delle esperienze e dei pensieri extravaganti di uno degli scrittori italiani meno conformisti, ed insieme, forse al di là delle intenzioni dell’autore, di una sommaria ma veridica autobiografia.
Si trova qui, per così dire allo stato puro, la scrittura che rende inconfondibile la pagina di Levi: nitida, scarna e precisa, di radici culturali vigorose, ma accessibile a qualsiasi lettore di volontà buona.
(Ed. Einaudi; Gli Struzzi)

Indice cronologico opere Primo Levi

L’ultimo Natale di guerra – Primo Levi

Il nostro Lager, Monowitz presso Auschwitz, era per più versi anomalo

Incipit L’ultimo Natale di guerra

Il nostro Lager, Monowitz presso Auschwitz, era per più versi anomalo. La barriera che ci separava dal mondo, di cui era simbolo la doppia recinzione di filo spinato, non era ermetica come altrove. Per la necessità del lavoro, venivamo ogni giorno a contatto con gente “libera”, o comunque meno schiava di noi: tecnici, ingegneri e capisquadra tedeschi, operai russi e polacchi, prigionieri di guerra inglesi, americani, francesi, italiani. Ufficialmente, con noi, paria del KZ (Konzentrations-Zentrum), era proibito parlare, ma il divieto veniva continuamente eluso, e del resto le notizie del mondo libero arrivavano fino a noi per mille canali. Nelle pattumiere della fabbrica si trovavano copie dei quotidiani, magari vecchie di due o tre giorni e macerate dalla pioggia, e vi leggevamo con trepidazione i bollettini tedeschi: monchi, censurati, eufemistici, tuttavia eloquenti. I prigionieri di guerra alleati ascoltavano segretamente Radio Londra, ancora più segretamente ce ne riportavano le notizie, e queste erano esaltanti: nel dicembre del 1944 i russi erano entrati in Ungheria ed in Polonia, gli inglesi erano in Romagna, gli americani erano duramente impegnati nelle Ardenne, ma vincitori nel Pacifico contro il Giappone.

Incipit tratto da:
Titolo: L'ultimo Natale di guerra
Autore: Primo Levi
Casa editrice: Mondolibri

Bibliografia Primo Levi

Copertine di L'ultimo Natale di guerra di Primo Levi
Quarta di copertina / Trama

Un canguro che partecipa a una cena della ricca borghesia, un extraterrestre che intervista un passante, due abitanti di un mondo bidimensionale, distruttori apparsi dal nulla che disfano un treno in una notte, un impiegato che per lavoro assegna cause di morte, una ragazza a cui spuntano le ali. Sono questi alcuni dei protagonisti del libro di racconti di Primo Levi che comprende anche storie autobiografiche ambientate nel Lager, L’ultimo Natale di guerra. Pipetta da guerra, Auschwitz città tranquilla, Un “giallo” del Lager, o i racconti d’infanzia di Meccano d’amore e Ranocchi sulla luna, ma anche i racconti fantastici Il passa-muri e Il fabbricante di specchi, che mostrano invece un lato inconsueto della vena narrativa dello scrittore.
Quando muore, nell’aprile del 1987, Levi lascia dispersi in varie sedi giornali, riviste, libri – oltre una ventina di racconti, che coprono all’incirca un decennio. Ne avrebbe certamente tratto un libro, così come aveva fatto qualche anno prima con Lilit, accostando questi racconti ad altri che aveva progettato di scrivere, come le interviste con gli animali, di cui restano sei ritratti del suo “Zoo immaginario.” Levi indaga non solo il mondo animale – dai gabbiani ai batteri, dalla formica alla giraffa – ma anche quello umano, confermandosi come scrittore antropologo dotato di un inconsueto umorismo. La pluralità degli stili e dei registri narrativi è accompagnata da un motivo conduttore: la forza pedagogica dei racconti, in cui l’aspetto morale, per quanto mai in primo piano, è una componente essenziale del racconto.
Levi, insomma, è uno scrittore che punta sull’intelligenza dei suoi lettori, sul loro scatto mentale. Le sue storie divertono, inquietano e danno sempre da pensare.
(Ed. Mondolibri)

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I sommersi e i salvati – Primo Levi

La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace

Incipit I sommersi e i salvati

La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. E questa una verità logora, nota non solo agli psicologi, ma anche a chiunque abbia posto attenzione al comportamento di chi lo circonda, o al suo stesso comportamento. I ricordi che giacciono in noi non sono incisi sulla pietra; non solo tendono a cancellarsi con gli anni, ma spesso si modificano, o addirittura si accrescono, incorporando lineamenti estranei.

Incipit tratto da:
Titolo: I sommersi e i salvati
Autore: Primo Levi
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Primo Levi

Copertine di I sommersi e i salvati di Primo Levi
Quarta di copertina / Trama

«È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire». In otto, densi capitoli Primo Levi torna sull’esperienza dei Lager nazisti per leggerla non come un fatto concluso, un evento imprevedibile e circoscritto, insomma un incidente della Storia, ma come una vicenda esemplare attraverso cui è possibile capire fin dove può giungere l’uomo nel ruolo del carnefice e in quello della vittima.
Le domande cui Levi risponde con l’equilibrio e la lucida fermezza che siamo soliti riconoscere ai classici, investono frontalmente il nostro oggi e si propongono alle nuove generazioni, per le quali la parabola nazista si va facendo sempre più lontana e più sfumata.
Quali sono le strutture gerarchiche di un sistema autoritario, e quali le tecniche per annientare la personalità di un individuo? Quali rapporti si creano tra oppressori e oppressi? Chi sono gli esseri che abitano la «zona grigia» della collaborazione? Come si costruisce un mostro? Era possibile capire dall’interno la logica della macchina dello sterminio? Era possibile ribellarsi ad essa? E ancora: come funziona la memoria di un’esperienza estrema? Che cosa sapevano, o volevano sapere, i tedeschi?
Levi non si limita a chiarire gli aspetti del fenomeno Lager che fino ad oggi restavano oscuri. Il suo è anche un libro «militante» che si batte contro ogni falsificazione e negazione della realtà, contro l’inquinamento del senso etico e l’assuefazione a quella degradazione dell’umano che riempie le cronache di questi decenni. «I sommersi e i salvati» rappresenta un contributo importante alla fondazione di una nuova, vigile coscienza critica.
(Ed. Einaudi; Gli Struzzi)

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