Una virtù vacillante – Yukio Mishima

Mi domando se mi sia lecito iniziare bruscamente con un’osservazione irriguardosa

Incipit Una virtù vacillante

Mi domando se mi sia lecito iniziare bruscamente con un’osservazione irriguardosa , ma devo dire che la signora Setsuko Kurakoshi, benché avesse soltanto ventott’anni, era dotata di un’innata sensualità. Cresciuta in una famiglia dell’alta borghesia in cui vigevano rigide norme di comportamento, era assolutamente aliena da ogni succedaneo della sensualità, quali uno spirito investigatore, la logica, l’ironia nella conversazione, la letteratura, e sarebbe dunque più opportuno affermare che fosse semplicemente destinata a divenire una donna docile, irreprensibile, e a fluttuare in un mare di sensualità. Fortunato l’uomo amato da una simile moglie.

Incipit tratto da:
Titolo: Una virtù vacillante
Autore: Yukio Mishima
Traduzione: Lydia Origlia
Titolo originale traslitterato: Bitoku no yoromeki
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Yukio Mishima

Copertine di Una virtù vacillante di Yukio Mishima
Quarta di copertina / Trama

Pubblicato a puntate nel 1957, Una virtù vacillante ebbe un successo tale in Giappone che «vacillare» divenne sinonimo di «cedere alla tentazione dell’adulterio». Protagonista del romanzo è la sensuale Setsuko, una giovane signora della borghesia medio-alta di Tokyo, che, intrappolata in un matrimonio di convenienza, si ribella a ogni forma di moralità e si abbandona tra le braccia di un affascinante conoscente.
Mishima analizza la giovane e bella Setsuko con la spietatezza di un entomologo, descrivendo con maestria il conflitto che la tormenta tra istinto ed etica, tra sentimento e razionalità, il misterioso e indomabile anelito a un amore travolgente, totale, eterno fino alla scoperta dell’ineluttabile verità: l’amante è simile al marito e alla gran parte degli uomini, strutturalmente incapaci di corrispondere all’assolutezza dell’amore femminile.
(Ed. Einaudi; ET)

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Neve di primavera – Yukio Mishima

Incipit Neve di primavera

Allorché a scuola la conversazione cadde sulla guerra russo-giapponese, Kiyoaki Matsugae domando a Shigekuni Honda, il suo più caro amico, che cosa riuscisse a ricordarsene. I ricordi di Shigekuni erano vaghi. Rammentava a stento che una volta lo aveva portato davanti al cancello d’ingresso per osservare un corteo che sfilava alla luce delle torce. L’anno della fine della guerra avevano entrambi undici anni, e a giudizio di Kiyoaki avrebbero dovuto conservarne un ricordo un po’ più netto. I loro compagni di classe che parlavano disinvoltamente della guerra in tono da conoscitori, in genere arricchivano le loro nebulose sensazioni mnemoniche per mezzo di episodi attinti ai discorsi degli adulti.

Incipit tratto da:
Titolo: Neve di primavera
Autore: Yukio Mishima
Traduzione: Riccardo Mainardi
Titolo originale traslitterato: Haru no Yuki
Casa editrice: Bompiani

Bibliografia Yukio Mishima

Copertine di Neve di primavera di Yukio Mishima
Quarta di copertina / Trama

Neve di primavera è il primo romanzo della tetralogia Il mare della fertilità il capolavoro di Yukio Mishima di cui Bompiani inizia la pubblicazione in lingua italiana. Ambientata in Giappone a mezza via tra cultura ancestrale e rivoluzione industriale, è una narrazione giocata su corde molteplici che mescola gli avvenimenti e le passioni agli elementi: ghiaccio e fiamma, morte e linfa, violenza e sensualità. Ma è innanzi tutto una straordinaria saga dalle anime. Nel sottile confronto dei destini e dei caratteri si staglia in primissimo piano la figura di Kiyoaki, frutto di una casta snervata e reso ultrasensibile dalla qualità raffinata quanto ingannevole dalla propria educazione. Gli fa da contraltare l’amico Honda, incarnazione di un realismo quasi dogmatico, proteso verso la vita attiva e insensibile al richiamo dei sentimenti. Della nevrotica incertezza di Kiyoaki è vittima l’enigmatica e splendida Satoko , che spegnerà il suo amore disperato nella rinuncia alla vita, immolando le sane quanto frustrate manifestazioni del suo vitalismo. Gli altri personaggi – il cinico e carnale marchese Matsugae, il debole ed elusivo conte Ayakura, la mezzana au gran coeur Tadeshina – sono complementari e insieme essenziali all’ordito dell’azione principale, e sono altrettante estrincazioni di un Giappone nel quale retaggio storico, valore morale della tradizione, riti secolari, primato religioso sono chiamati a svolgere una funzione determinante sulla sorte esistenziale del singolo non meno che della comunità. Una prosa lirico-letteraria di altissima qualità, sospesa tra pianto e ironia, e un’acutissima capacità di introspezione psicologica, a volte non esente da connotazioni quasi crudeli, definiscono un affresco narrativo di assoluto nitore. Tra le innumerevoli immagini sensoriali o aspramente sensuali attraverso le quali Mishima sottolinea la grandezza dell’istante, la neve ha dato il titolo al romanzo: il suo manto gelato maschera sotto una purezza transitoria la laidità delle cose, ma sciogliendosi la riporta alla vista, più ripugnante e odiosa di prima.
(Bompiani; Letteraria Bompiani)

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Atti di adorazione – Yukio Mishima

Quando il professor Fujimiya chiese a Tsuneko di accompagnarlo ai templi di Kumano, la donna rimase di sasso

Incipit Atti di adorazione

Quando il professor Fujimiya chiese a Tsuneko di accompagnarlo ai templi di Kumano, la donna rimase di sasso. Evidentemente l’invito era un ringraziamento per i dieci anni che ella aveva trascorso a prendersi cura di lui. Tsuneko, una vedova di quarantacinque anni, senza più legami, era approdata dal professore per seguire le sue lezioni di poesia. Poi, essendo inopportunamente venuta a mancare la sua vecchia governante aveva cominciato ad occuparsi di lui. Ma in tutti quegli anni tra loro non c’era mai stata nemmeno l’ombra di un rapporto erotico.
(Atto d’adorazione)

Incipit tratto da:
Titolo: Atti di adorazione
Autore: Yukio Mishima
Traduzione: John Bester
Titolo originale: Act of Worship
Casa editrice: Istituto Geografico De Agostini

Bibliografia Yukio Mishima

Copertine di Atti di adorazione di Yukio Mishima
Quarta di copertina / Trama

Questi sette racconti ora pubblicati per la prima volta in Italia, a vent’anni dalla morte dell’Autore, appartengono a vari momenti della vita dello scrittore e riflettono perciò sensibili variazioni di contenuto e stile. Ma i tratti fondamentali sono comunque quelli del miglior Mishima, ossia l’abilità di suggerire diversi piani di significato che si svelano in successive riletture, la bellezza del linguaggio figurato, la capacità di avvolgere singola vicenda in un’atmosfera particolare.
I racconti, che esigono un impegno di lettura per essere gustati fino in fondo, sono soprattutto diretti ad approfondire l’osservazione psicologica dei turbamenti adolescenziali, condotta con uno stile che alterna passi oggettivamente descrittivi e virtuosismi di coloriture molto raffinate, con la ricerca di effetti surreali.
L’esile conflitto tra un giovane e la sua ragazza, metaforizzato nel racconto Pane all’uva, la protesta patetica ne La sigaretta, uno dei brani di maggior valore letterario, la rappresentazione del contrasto tra artista e uomo d’azione simboleggiato in Martirio sono alcuni dei motivi d’interesse di queste pagine, che si prestano, come si è detto, a diversi piani d’interpretazione. Il racconto più completo e anche più compiutamente definito è senza dubbio quello da cui a preso spunto il titolo del libro, Atto di adorazione, ispirato alla reale figura di un noto studioso giapponese; ma al di là di questa identificazione-limitazione, la narrazione è tutta retta da una tensione di enigma e di poesia che coinvolge in una particolarissima esperienza di lettura.
(Ed. Istituto Geografico De Agostini)

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