Ballo in maschera – Magda Szabó

Incipit Ballo in maschera

La nonna cuce.
A tratti allontana da sé la gonna zingaresca, l’accosta per un attimo alla vita di Kriszti per poi continuare ad arricciare il grande scialle di cashmere che di solito copre il pianoforte. Kriszti le gironzola attorno e guarda la sua mano ossuta che non si ferma un attimo. Le mani della nonna non hanno dita piccole e sottili, ma larghe e consumate dal lavoro. Il costume di Carnevale sarà bellissimo, pur essendo fatto in casa: nulla di più facile con una nonna che da giovane faceva la sarta. La signora Éva aveva chiesto di non noleggiare i costumi, ma Anikó ne ha preso uno magnifico a nolo, perché lei è fatta così. Ha con sé sempre non uno, ma due specchi.

Incipit tratto da:

  • Titolo: Ballo in maschera
  • Autrice: Magda Szabó
  • Traduzione: Andrea Rényi
  • Titolo originale: Álarcosbál
  • Casa editrice: Salani

Bibliografia Magda Szabó

Copertina di Ballo in maschera di Magda Szabó
Quarta di copertina / Trama

Budapest, inverno del 1960. Kristi ha quindici anni e il carattere chiuso di una ragazzina cresciuta all’ombra di una tragedia troppo grande. Sua madre è morta nel darla alla luce sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale, e la sua famiglia è formata dal padre e dalla nonna materna, un microcosmo senza allegria. Ma oggi è tutto diverso: a scuola c’è una festa di carnevale e Kristi ha ottenuto il permesso di parteciparvi. La nonna le ha cucito un bellissimo abito da zingara e così mascherata Kristi è sicura che troverà il coraggio per portare a compimento il suo piano. Parlerà con la sua professoressa preferita, la giovane Eva Megyesi, che tanto le è stata vicina in questi mesi, aiutandola a trovare quella serenità che le è sempre mancata. Kristi le dirà che ha capito che anche suo padre è stato conquistato dalla sua forza e dalla sua allegria e forse ci sarà una seconda occasione di felicità per tutti… Dopo Ditelo a Sofia, Magda Szabò dà voce a un nuovo, indimenticabile personaggio femminile, ritratto con la straordinaria capacità di indagare l’animo umano – e femminile in particolare – che l’ha resa una delle autrici più importanti del Novecento.
(Ed. Salani)

Indice cronologico opere Magda Szabó

Ditelo a Sofia – Magda Szabó

Incipit Ditelo a Sofia

La mamma l’aveva portata lì il giorno stesso in cui era stata stipulata la permuta diretta degli appartamenti.
Erano arrivate sotto il palazzo al tramonto, e la mamma aveva indicato il terzo piano, proprio la finestra dietro la quale si trovava adesso, spiegandole la disposizione delle stanze nella casa nuova. Sofia, invece di guardare le finestre dell’appartamento, si fissava le scarpe, ascoltando appena le parole della mamma, la quale però non ci aveva fatto caso perché impegnata in una spiegazione. Quando esponeva qualcosa era tutta presa dal suo discorso. «Anche la tua finestra darà sulla strada» diceva la mamma. «I mobili della sala da pranzo cercheremo di farli entrare in qualche modo nell’ingresso». Poi si era soffiata il naso, perché anche per lei non era facile mettersi il cuore in pace dopo tutto quello che era successo. Poi, riposto il fazzoletto, aveva detto soltanto, con un filo di voce: «In qualche modo ne verremo a capo».

Incipit tratto da:

    • Titolo: Ditelo a Sofia
    • Autrice: Magda Szabó
    • Traduzione: Antonio Sciacovelli
    • Titolo originale: Mondják meg Zsófikának
    • Casa editrice: Salani

Bibliografia Magda Szabó

Copertina di Ditelo a Sofia di Magda Szabó
Quarta di copertina / Trama

L’amore, la morte, il tradimento, la guerra, la paura in un romanzo che è un caleidoscopio della vita reale. Budapest, estate 1957. Sofia ha undici anni e non riesce a capire il difficile mondo dei grandi intorno a lei. Timida e impacciata, studentessa mediocre e delusione continua per sua madre, Sofia aveva un buon rapporto solo con il padre, giovane medico stroncato da un infarto. «Ditelo a Sofia» sono le sue ultime parole, che diventano per la ragazzina un’ossessione. «Ditelo a Sofia»: ma cosa? Il desiderio spasmodico di conoscere l’ultimo messaggio del padre la spinge sulle tracce dell’unico testimone che era in ambulatorio in quel momento, il terribile signor Pongráz, l’anziano usciere della sua scuola. L’uomo nasconde, dietro la rabbia, un doloroso segreto, Sofia vede gli errori degli adulti, ma non giudica e cerca qualcuno che le voglia bene per quello che è. Insieme, l’anziano scontroso e la bambina troppo sensibile, cercheranno risposta alla loro silenziosa domanda d’amore.
Da una scrittrice che ha segnato la letteratura del Novecento, conosciuta dal grande pubblico per il suo capolavoro La Porta, un romanzo lieve e profondo, che parla una lingua senza tempo e dipinge i moti dell’animo nelle loro più sottili sfumature, rendendo straordinarie vite ordinarie.
(Ed. Salani)

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La porta – Magda Szabó

Incipit La porta

Sogno raramente. E se capita, mi risveglio di soprassalto in un bagno di sudore. In questi casi, poi, mi abbandono nel letto e medito sul potere magico e inesorabile delle notti aspettando che il cuore si calmi. Da bambina, o da ragazza, non facevo sogni, né belli né brutti, è la vecchiaia che mi trasporta senza sosta un orrore impastato di detriti del passato, che mi travolge con la sua massa via via sempre più compatta, sempre più opprimente, un orrore più tragico di ogni esperienza reale perché le cose che vedo nell’incubo non le ho mai vissute sul serio. E mi risveglio urlando.

Incipit tratto da:

    • Titolo: La porta
    • Autrice: Magda Szabó
    • Traduzione: Bruno Ventavoli
    • Titolo originale: Az ajtó
    • Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Magda Szabó

Copertina di La porta di Magda Szabó
Quarta di copertina / Trama

È un rapporto molto conflittuale, fatto di continue rotture e difficili riconciliazioni, a legare la narratrice a Emerenc Szeredás, la donna che la aiuta nelle faccende domestiche. La padrona di casa, una scrittrice inadatta ad affrontare i problemi della vita quotidiana, fatica a capire il rigido moralismo di Emerenc, ne subisce le spesso indecifrabili decisioni, non sa cosa pensare dell’alone di mistero che ne circonda l’esistenza e soprattutto la casa, con quella porta che nessuno può varcare.
In un crescendo di rivelazioni scopre che le scelte spesso bizzarre e crudeli, ma sempre assolutamente coerenti dell’anziana donna, affondano in un destino segnato dagli avvenimenti più drammatici del Novecento.
Quando cerca una persona che la aiuti nelle faccende domestiche, alla narratrice viene da più parti segnalata Emerenc Szeredás, una donna instancabile che gode dell’assoluta fiducia del quartiere di Budapest in cui entrambe vivono. Ma il rapporto fra le due, che non potrebbero essere più diverse per età, cultura, estrazione sociale, attitudine nei confronti dell’esistenza, sarà sin dal principio caratterizzato dalle asprezze, dai misteri, dalle prese di posizione sempre estreme e a prima vista incomprensibili dell’anziana donna. E dalle sue ossessioni, fra cui spicca l’assoluto divieto – che dà luogo a dicerie e sospetti di ogni genere – a varcare la porta della casa in cui vive e dove prima della guerra abitava una famiglia ebraica poi scomparsa.
Passano così venti anni, durante i quali cambiano profondamente gli assetti politici dell’Ungheria contemporanea e la scrittrice ottiene infine i riconoscimenti che in precedenza le erano stati negati. Nonostante i conflitti, ora drammatici, ora involontariamente comici, fra le due donne si è instaurato un rapporto di profonda fiducia: sarà però proprio la narratrice, incapace di capire fino in fondo le motivazioni di Emerenc, a forzare l’invalicabile soglia e a provocare la crisi più profonda e irreparabili.
(Ed. Einaudi; SuperCoralli)

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