Il tempo invecchia in fretta – Antonio Tabucchi

Incipit Il tempo invecchia in fretta

«Gli ho chiesto di quei tempi, quando ancora eravamo così giovani, ingenui, impetuosi, sciocchi, sprovveduti. E rimasto qualcosa tranne la giovinezza – mi ha risposto».
Il vecchio professore si era interrotto, aveva un’espressione quasi contrita, si era asciugato precipitosamente una lacrima che gli era spuntata sul ciglio, si era dato un colpetto sulla fronte come per dire che stupido, vogliatemi scusare, si era allargato il cravattino a farfalla di quell’incredibile colore arancione e aveva detto nel suo francese segnato da una forte pronuncia tedesca: prego scusate, prego scusate, avevo dimenticato, il titolo della poesia è II vecchio professore, della grande poetessa polacca Wislawa Szymborska, e a quel punto aveva indicato se stesso come a voler significare che il personaggio di quella poesia in qualche modo coincideva con lui, poi aveva bevuto un altro calvados, responsabile della sua commozione più della poesia, e gli era scappato un mezzo singhiozzo, tutti in piedi a confortarlo: Wolfgang, non fare così, continua a leggere, il vecchio professore si era soffiato il naso in un ampio fazzoletto a quadri: «Gli ho chiesto della foto», aveva continuato con voce stentorea «quella in cornice sulla scrivania. Erano, sono stati. Fratello, cugino, cognata, moglie, figlioletta sulle sue ginocchia, gatto in braccio alla figlioletta, e il ciliegio in fiore, e sopra quel ciliegio un uccello non identificato in volo – mi ha risposto».

Incipit tratto da:

Il tempo invecchia in fretta - Antonio Tabucchi

Quarta di copertina / Trama
Tutti i personaggi di questo libro sembrano impegnati a confrontarsi col tempo: il tempo delle vicende che hanno vissuto e stanno vivendo e quello della memoria e della coscienza. Ma è come se nelle loro clessidre si fosse alzata una tempesta di sabbia: il tempo fugge e si ferma, gira su se stesso, si nasconde, riappare a chiedere i conti.
Dal passato emergono fantasmi beffardi, le cose prima nettamente distinte ora si assomigliano, le certezze implodono, le versioni ufficiali e i destini individuali non coincidono.
Un ex agente della defunta Repubblica democratica tedesca, che per anni ha spiato Bertolt Brecht, deambula senza meta a Berlino fino a raggiungere la tomba dello scrittore per confidargli un segreto. In una località di vacanze un ufficiale italiano che in Kosovo ha subito le radiazioni dell’uranio impoverito insegna a una ragazzina l’arte di leggere il futuro dalle nuvole. Un uomo che inganna la propria solitudine raccontando storie a se stesso diventa protagonista di una vicenda che si era inventato in una notte d’insonnia.
Come in un quadro di Arcimboldo, dove le singole figure compongono in prospettiva la figura maggiore che le ospita, i personaggi di questo libro disegnano l’ineffabile volto di una stagione. E la nostra epoca impietosa e futile, fatta di un tempo anfibio che non scandisce più la vita e del quale ci sentiamo ospiti estranei. Storie straordinarie che entrano in modo indelebile nel nostro immaginario, anche se non appartengono al piano immaginario ma a una realtà di cui forse abbiamo perso il codice.
Sono le storie di Antonio Tabucchi.
(Ed. Feltrinelli; I Narratori)

Bibliografia Antonio Tabucchi

L’oca al passo – Antonio Tabucchi

Incipit L’oca al passo

Jacques de Chabannes, ignore di La Palisse, era un bravo generale francese che nel Cinquecento combatté in Italia e che morì in battaglia a Pavia. Ha legato inconsapevolmente il suo nome a un aggettivo che la austera vita militare non meritava, perché durante il suo elogio funebre qualcuno disse che un quarto d’ora prima di morire era ancora vivo. Da qui il termine «lapalissiano», che significa dire una cosa più che ovvia. Per esempio l’acqua è bagnata: lapalissiano.

Incipit tratto da:

L’oca al passo - Antonio Tabucchi

Quarta di copertina / Trama
L’antico gioco dell’oca, proprio così. Ma anche il passo dell’oca: l’eco di una marcia meccanica e minacciosa, e insieme la logica aleatoria del lancio dei dai dadi (in quale casella finirò). Collegando in una rete fitta di rimandi e connessioni avvenimenti apparentemente estranei o lontani fra loro, Antonio Tabucchi ricostruisce la trama di eventi a prima vista inspiegabili e senza costrutto, ne sonda i meccanismi e le ragioni, mostra come, casella dopo casella, i fatti che succedono qui come altrove fanno parte di un unico percorso logico. Ne escono disegnati, con sconcertante nettezza, bellicismo trionfante, terrorismo e antiterrorismo, neofascismo, razzismo, revisionismo, nuovi autoritarismi, le eterne e rinnovabili tentazioni totalitarie. Si può avanzare, arretrare, restare fermi in giro, cercare aiuto nella casella liberatoria: comunque si muova, il lettore avrà a che fare con le insidie di oggi, con le insidie di sempre. E imparerà a conoscerle meglio.
Come in una trama romanzesca questo libro imbriglia tutte le storie della nostra Storia sull’immaginaria scacchiera di un gioco lugubre e infantile. E ci mette in guardia. È tempo di essere estremamente vigili perché, come ha scritto un poeta, «quelle due file di denti aguzzi sono la prova evidente che i lupi non si nutrono di sogni». Ed è anche un appello alla nostra responsabilità individuale. «Il futuro», dice Tabucchi, «è di vostra competenza: pensateci voi».
(Ed. Feltrinelli; Super UE)

Bibliografia Antonio Tabucchi

Tristano muore – Antonio Tabucchi

Incipit Tristano muore

… Rosamunda Rosamunda che magnifica serata sembra proprio preparata da una fata delicata mille luci mille voci mille cuori strafelici sono tutti in allegria oh ma che felicità Rosamunda se mi guardi tu Rosamunda non resisto più… Ti piace?.. era dei miei tempi, quando Rosamunda guardava Tristano e più che lo guardava e più che lei gli piaceva… Rosamunda se mi guardi tu Rosamunda non resisto più… Rosamunda tutto il mio amore è per te Rosa-munda più ti guardo e più mi piaci Rosa-mu-u-u-u-undà…

Incipit tratto da:

Tristano muore - Antonio Tabucchi

Quarta di copertina / Trama
cos’è l’eroismo? Cos’è la viltà? E il coraggio? E il tradimento? In un’agonia lungo un intero mese, l’ultimo agosto del Novecento, la sua vita fra la lucidità della febbre e le allucinate associazioni provocate dalla morfina. Una vita che rispecchia il secolo che ha vissuto e che sta lasciando. Al suo capezzale uno scrittore lo ascolta. E scrive.
Ma quale dei due racconta questa vita, chi parla o chi ascolta? Chi testimonia per il testimone?
E poi: una vita, si può raccontare?
(Ed. Feltrinelli; Universale Economica)

Bibliografia Antonio Tabucchi