Il colibrì – Sandro Veronesi

Il quartiere Trieste di Roma è, si può ben dire, un centro di questa storia dai molti altri centri

Incipit Il colibrì

Il quartiere Trieste di Roma è, si può ben dire, un centro di questa storia dai molti altri centri. È un quartiere che ha sempre oscillato tra l’eleganza e la decadenza, tra il lusso e la mediocrità, tra il privilegio e l’ordinarietà, e per adesso tanto basti: inutile descriverlo oltre, perché una sua descrizione potrebbe risultare noiosa, all’inizio della storia, addirittura controproducente. Del resto, la migliore descrizione che si può dare di qualunque posto è raccontare cosa vi succede, e qui sta per succedere qualcosa di importante.

Incipit tratto da:
Titolo: Il colibrì
Autore: Sandro Veronesi
Casa editrice: La nave di Teseo

Bibliografia Sandro Veronesi

Copertine di Il colibrì di Sandro Veronesi
Quarta di copertina / Trama

Marco Carrera, il protagonista del nuovo romanzo di Sandro Veronesi, è il colibrì. La sua è una vita di continue sospensioni ma anche di coincidenze fatali, di perdite atroci e amori assoluti. Non precipita mai fino in fondo: il suo è un movimento incessante per rimanere fermo, saldo, e quando questo non è possibile, per trovare il punto d’arresto della caduta – perché sopravvivere non significhi vivere di meno.
Intorno a lui, Veronesi costruisce altri personaggi indimenticabili, che abitano un’architettura romanzesca perfetta. Un mondo intero, in un tempo liquido che si estende dai primi anni settanta fino a un cupo futuro prossimo, quando all’improvviso splenderà il frutto della resilienza di Marco Carrera: è una bambina, si chiama Miraijin, e sarà l’uomo nuovo.
Un romanzo potentissimo, che incanta e commuove, sulla forza struggente della vita.
(Ed. La nave di Teseo)

Indice cronologico opere Sandro Veronesi

Un dio ti guarda – Sandro Veronesi

Io sono ancora lì.

Incipit Un dio ti guarda

Io sono ancora lì. La mia testa, il mio cuore, il mio corpo e tutto ciò che ho avuto di senziente sono sempre rimasti lì. E ora che sono morta posso dirlo: la mia anima è lì – forse c’è sempre stata. Io sono nata per vivere quell’ora e mezza.
Mi chiamo Isabel Letham e sono australiana fin dentro le ossa. Sono nata nel 1899 a Chastwood, nel Sud. Mamma Jane era una donna emancipata e faceva quello che le pareva; papà William era molto più vecchio, costruiva case e la lasciava fare. Io ero figlia unica. Quando avevo undici anni ci trasferimmo a vivere a Freshwater Beach, una spiaggia tra le rocce a sud di Sydney. Era un posto bellissimo: si chiamava così perché la spiaggia veniva tagliata in due da un ruscello che veniva giù dalla scogliera. C’erano onde giganti, albatros, squali; c’erano ragazzi e ragazze che vivevano praticamente sulla spiaggia, e facevano ogni tipo di sport si potesse fare nell’acqua. Avevano fondato un club che sarebbe diventato famoso: il Freshwater Surf Life Saving Club. Insieme a loro capii che avrei potuto fare qualunque cosa, da grande, purché fosse nell’acqua.
Ero bella. Per via del gran fisico che avevo riuscii subito bene in tutti gli sport che si praticavano al club. Nuoto, aquaplaning, surf – il surf australiano, s’intende, il bodysurfing, quello col corpo, che era una variante del nuoto. I ragazzi mi facevano la corte e io li respingevo – mi veniva naturale, anche se ancora non sapevo perché –, il che mi dava una certa notorietà. Se venivi a Freshwater Beach in quegli anni e ti piaceva la vita da spiaggia, prima o poi sentivi parlare di Isabel Letham.

Incipit tratto da:
Titolo: Un dio ti guarda
Autore: Sandro Veronesi
Casa editrice: La nave di Teseo

Bibliografia Sandro Veronesi

Copertine di Un dio ti guarda di Sandro Veronesi

Quarta di copertina / Trama

Un dio ti guarda non è un libro di sport. È un libro di epica. Sandro Veronesi non racconta personaggi dello sport, ma pezzi di storia, della nostra storia. Eroi, semidei osannati dalle folle e consacrati
dalla mitologia, sono accanto a sconosciuti uomini e donne che hanno attraversato stadi, campi di calcio e di tennis, l’aria, il mare e le terre estreme.
Muhammad Alì, e il suo mitico incontro con Foreman; Duke Kahanamoku, il surfista hawaiano bello come il sole, possente, leggero come una farfalla che ha insegnato al mondo a cavalcare le onde più alte del Pacifico; l’immaginazione di Tarcisio Burgnich nella storica Italia–Germania 4 a 3 di Città del Messico; la rocambolesca vicenda di un portiere, Helmuth Duckadam, e della sua jeep nella Romania di Ceausescu; la pattinatrice Tonya Harding, dall’aggressione alla sua rivale al video porno della prima notte di nozze; le ombre della grande boxe che fu, sulla colonna sonora immortale di Franco Califano. Chiude il libro un racconto inedito di Massimiliano Governi. Un dio ti guarda illumina angoli della nostra memoria e della nostra storia, mentre riscrive vicende apparentemente lontane. È un incontro imperdibile, senza arbitri né vincitori, tra la Letteratura e la vita.
(Ed. La nave di Teseo)

Indice cronologico opere Sandro Veronesi

Gli sfiorati – Sandro Veronesi

Il suo olfatto era già sveglio abbastanza da straziarlo con un pesante tanfo di stalla.

Incipit Gli sfiorati

Il suo olfatto era già sveglio abbastanza da straziarlo con un pesante tanfo di stalla. La luce del mattino forzava il sipario fragolino delle palpebre, che si sollevarono lentamente, come due schermi gemelli ancora occupati dal sogno che vi veniva proiettato. Aprendo gli occhi, faticò prima di mettere a fuoco una noce di cocco, poggiata sulla coperta del letto accanto alla massa informe del suo corpo. Impossibile, pensò, e tornò a chiudere gli occhi.
Invece era vero, vi si dovette rassegnare. Da una serie di successive, sorprendenti rivelazioni, Mète fu costretto ad accettare per buona la realtà bruta di quella mattina: una noce di cocco era poggiata sul letto, vicino a lui; sotto le coperte aveva dormito vestito di tutto punto, con tanto di giacca e scarpe; proprio le scarpe, dalle suole di spessa gomma scolpita, avevano sparso tra le lenzuola una minacciosa sostanza marrone; il telefono era riverso sul pavimento, con la cornetta staccata da cui proveniva il segnale di occupato, e una mosca ronzava in qualche angolo della stanza. La stanza, a ogni buon conto, era la sua, quella in cui da sei mesi, fino a quella mattina, Mète s’era risvegliato ogni giorno abbastanza ordinariamente nel cuore di Roma. Immobile, incapace per il momento di muovere un dito, si limitò a sparpagliare l’attenzione per quello scenario incongruo, che appariva sempre più chiaramente come la conseguenza di qualcosa. Ma non riusciva ancora a ricordarsi di cosa, né a spiegarsi la ragione dell’acuto rimorso che adesso aveva preso a rodergli le viscere.

Incipit tratto da:
Titolo: Gli sfiorati
Autore: Sandro Veronesi
Casa editrice: Bompiani
Copertina Gli sfiorati di Sandro Veronesi

Bibliografia Sandro Veronesi

Quarta di copertina / Trama

Nel cuore di questo romanzo dorme una bomba a orologeria, che basta sfiorare perché esploda. Questa bomba ticchettante è una ragazza bionda di diciassette anni, Belinda, ed è stata consegnata al fratellastro Mète perché la custodisca senza farla scoppiare.
Nello scenario di una Roma inedita e asfissiante, che stagna nella propria “tolleranza fondata sul disprezzo”, Belinda e Mète sono i due capi del filo della storia, i due bandoli di una matassa che aggrovigliandosi cattura una miriade di personaggi. Sono loro “gli Sfiorati”, giovanissimi eroi di una generazione che ha avuto ogni cosa senza capire nulla, che è ovunque vicina e mai presente, e viaggia veloce sulla schiuma di un’onda che dissolve l’esistenza in gesti leggeri e gratuiti: lo sperpero, gli abiti dozzinali, il ballo, il caos allo stato puro e fluido, la frenesia delle rincorse in metropolitana, la televisione perennemente accesa che lancia i suoi riflessi azzurri in stanze piene di fumo…
Già narratore, nel suo precedente libro, di un epico e avventuroso bilancio tra padri e figli, stavolta Veronesi mette in campo i suoi sbandati fratelli minori con la consapevolezza di individuare un nuovo “tipo umano”, che nell’attuale panorama narrativo non era ancora stato cantato. Ma così come Mète, studioso di gnosi e di grafologia, crede di salvare Belinda diagnosticandole la malattia che si annida persino nei caratteri della scrittura (e invece di salvarla la condanna), anche Veronesi per amore dei suoi ragazzi non fa che accelerarne il destino, renderlo confuso, ineludibile, fino al punto di non ritorno: l’esplosione della bomba, appunto, quando l’ambigua innocenza giovanile viene per sempre distrutta ( e non si può non pensare a Fitzgerald, ai suoi Belli e dannati) e sopraggiunge la penitenza, inevitabile, ferma, finalmente sostanziale, che fissa questo romanzo proteiforme nella sua posa finale di addio per sempre all’abbondanza.
(Ed. Mondadori; Scrittori Italiani)

Indice cronologico opere Sandro Veronesi

Da questo romanzo il film Gli sfiorati per la regia di Matteo Rovere (2011)

Locandina film gli sfiorati