Per dove parte questo treno allegro – Sandro Veronesi

Il babbo splendeva in un abito grigio

Incipit Per dove parte questo treno allegro

Il babbo splendeva in un abito grigio, i capelli grigi e fini sollevati dal vento, le braccia dondolanti lungo il corpo in quel modo che faceva sembrare il suo passo sempre frettoloso. Non lo vedevo da quasi un anno, e trovai che somigliasse più del solito a Robert Mitchum, ma forse era la consapevolezza di vederlo sconfitto a ingigantire la somiglianza. Del resto quelle palpebre pesanti e quella fossetta sul mento lo avevano sempre fatto somigliare a Robert Mitchum, fin dalle foto della sua giovinezza sparse nei cassetti, e se adesso lui pareva molto invecchiato anche Mitchum lo era, e le loro due facce continuavano a confondersi nella medesima bellezza, solo piú anziana.

Incipit tratto da:
Titolo: Per dove parte questo treno allegro
Autore: Sandro Veronesi
Casa editrice: Bompiani

Bibliografia Sandro Veronesi

Copertine di Per dove parte questo treno allegro di Sandro Veronesi
Quarta di copertina / Trama

Un padre simpatico e cialtrone che passa da un fallimento all’altro con incosciente noncuranza e un figlio trentenne, lavativo ma perbene: sono questi i due eroi del romanzo di Veronesi. All’inizio della storia il padre propone al figlio di recuperare clandestinamente in Svizzera un bel gruzzolo di soldi, scampato al sequestro dei beni della famiglia. Comincia così un viaggio avventuroso e insensato. Eppure, nella meschina concretezza della proposta il denaro è il reale motore della storia e dei sentimenti dei due protagonisti – questa è l’unica azione che possa smuovere la pigrizia del giovane che, sulla scia dell’esistenza scapestrata del padre e in nome di una madre perduta e bellissima, intravede l’occasione per ricomporre la propria esistenza. Un “viaggio con papà” ironico e visionario, un vivace road movie, tra amori e sentimenti mancati, di un grande scrittore italiano.
(Ed.Tascabili Bompiani 2001)

Indice Cronologico opere Sandro Veronesi

Venite venite B-52 – Sandro Veronesi

In una chiazza di tersa luce mattutina

Incipit Venite venite B-52

In una chiazza di tersa luce mattutina, carezzato dal vento che si intrufolava attraverso la finestra socchiusa, incitato dal cinguettio degli uccelli di bosco in giornata di gran vena canterina, Ennio finì di masturbarsi. Trattenne lo sperma caldo nella mano, attese che i muscoli si rilassassero dallo strappo appena subito, riprese fiato e, rattrappito, i pantaloni calati che gli intralciavano il passo, arrancò fino al bagno. Si lavò con foga, sebbene impacciato nei movimenti, pulì il lavandino, una, due, tre volte, con accanimento, fretta, e così facendo si distanziò incommensurabilmente dall’animale ansante che era solo pochi secondi prima. Si asciugò, si rialzò le mutande e i pantaloni e poi, badando a non incrociare il proprio sguardo nello specchio, tornò in camera da letto. Una pena infinita gli frustò il cuore alla vista del materiale pornografico sparso tra le lenzuola, sul quale la sua fantasia aveva appena finito d’industriarsi e che adesso pareva esser stato messo lì da qualcun altro, un nemico, per umiliarlo e farlo soffrire. Si trattava di tutto un repertorio di fotomontaggi, ingrandimenti e correzioni a china laboriosamente accumulato negli anni, che rendevano sua moglie Luciana protagonista di rocamboleschi accoppiamenti sessuali con tanti lui stesso diversi: uno spettacolo che in quel momento, pochi istanti dopo un’eiaculazione, lo agghiacciava e gli faceva desiderare la morte.

Incipit tratto da:
Titolo: Venite venite B-52
Autore: Sandro Veronesi
Casa editrice: Feltrinelli

Bibliografia Sandro Veronesi

Copertine di Venite venite B-52 di Sandro Veronesi
Quarta di copertina / Trama

Non sono molti i romanzi italiani che raccontano un’epoca, le sue trasformazioni, i suoi eroi, le vittime, gli amori, le truffe, i prezzi pagati al cambiamento. Gli scenari e gli individui. Le illusioni, perdute o realizzate. Nell’ottocento i più bravi erano gli scrittori francesi. Nel nostro secolo i attrezzati sono gli americani.
Questo romanzo, con profondo amore per il racconto – un novellare di antica sapienza toscana -, con furore affabulatorio, con ironia e disincanto, e perfino, con la consapevolezza di quanto sia difficile montare travi e architravi di una storia italiana, gioca un’arditissima scommessa: raccontare il nostro passato prossimo.
Alle nostre spalle, su quelle dei nostri padri, abbiamo lasciato gli splendori e le miserie di un boom sfolgorante e cialtrone, luminoso ma anche cattivo, candido e insieme immorale, lo stesso che oggi qualcuno ci ripropone come il migliore dei mondi possibili.
Ecco allora che con puntiglio e amore del vero, questo romanzo torna sui nostri passi, rilegge quegli anni esuberanti, ne ridisegna i contorni più sordidi, ne riaffresca colori smaglianti e chiaroscuri, ne riporta in vita gli anonimi protagonisti. Vincenti, perdenti, illusi. Con la convinzione che nessun futuro è possibile senza aver fatto un falò delle nostre più ingenue o arroganti vanità.
(Ed. Feltrinelli; I Narratori)

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