Il metodo del dottor Fonseca – Andrea Vitali

Quella mattina la radiosveglia suonò alle sette.

Incipit Il metodo del dottor Fonseca

Quella mattina la radiosveglia suonò alle sette. Squillava anche il telefono, lo capii dopo aver spento la radio ma non me ne preoccupai, non avevo alcuna voglia di alzarmi e rispondere. Lo lasciai continuare fino a che non smise e tornai a chiudere gli occhi. Ero a letto, ero vestito, cambiai fianco e feci un rapido bilancio di come mi sentivo. Mica tanto bene in realtà, mi girava ancora un po’ la testa, oltre ad avere la bocca asciutta e lo stomaco in subbuglio. La sera prima avevo bevuto troppo, in compagnia e poi da solo, tanto per tirare tardi; non era una novità, soprattutto in quel periodo. E adesso non avevo voglia di alzarmi. La cosa piú furba sarebbe stata darmi malato.
La mia camera da letto era al buio, da giorni non aprivo le finestre, puzzava di chiuso. Credo che a quel particolare odore contribuisse anche il disordine. Il disordine è come una bestia inquieta, marca il territorio, se ne impadronisce e distorce la visione delle cose. Però mi ci ero abituato. Cercavo, senza riuscirci, di capire che tempo facesse fuori. Non ricordavo le previsioni per quella fine di ottobre. La sera, rientrando, avevo guardato il cielo a bocca aperta, senza meraviglia per la sua profondità, sempre che ne avesse. La testa aveva cominciato a girarmi allora, ed ero rimasto fermo, aspettando che la vertigine mi passasse. Mi ero buttato sul letto cosí com’ero, coprendomi alla bell’e meglio.

Incipit tratto da:
Titolo: Il metodo del dottor Fonseca
Autore: Andrea Vitali
Casa editrice: Einaudi
Copertine di Il metodo del dottor Fonseca di Andrea Vitali

Bibliografia Andrea Vitali

Quarta di copertina / Trama

Dopo mesi trascorsi dietro una scrivania per aver ferito un passante nel corso di una retata, un ispettore viene inviato in un villaggio vicino alla frontiera di cui nemmeno conosceva l’esistenza. Ad attenderlo c’è un caso d’omicidio considerato già risolto. La vittima è una donna che conduceva un’esistenza appartata, e il presunto assassino è suo fratello, un giovane con disturbi mentali che abitava insieme a lei e che ora è scomparso. Facile, forse troppo. Magari è solo suggestione, magari dipende dal paesaggio, bello e violento, o magari è la presenza inquietante della clinica che sorge sul confine, nella «terra morta», un centro specializzato in interventi disperati, ma in quel luogo c’è qualcosa che non torna. Nella pensione che lo ospita l’investigatore fa conoscenza con alcuni personaggi quantomeno singolari, e a poco a poco davanti ai suoi occhi si apre uno scenario che nessuno avrebbe mai immaginato. Insospettabile anche per il potentissimo capo dell’agenzia governativa che gli ha affidato l’indagine: un funzionario spaventoso e ridicolo al tempo stesso, che dietro le spalle tutti chiamano «il Maiale».
(ED. Einaudi; Stile Libero Big)

Indice cronologico opere Andrea Vitali

Un uomo in mutande – Andrea Vitali

Incipit Un uomo in mutande

La frittata di patate e cipolle della signora Misfatti era una schiccheria. Benché sapesse che l’appuntato suo marito la teneva in conto di prelibatezza per la quale avrebbe pagato pur di averla nel piatto più spesso, la cucinava solo quando le veniva l’uzzolo. Come, quando e perché era un mistero. Il Misfatti aveva indagato, osservato, chiesto. Niente da fare. Ubbie delle donne, aveva concluso, punto e basta.
La sera di venerdì 12 aprile 1929, quand’era già in divisa poiché gli toccava il servizio notturno, il naso dell’appuntato percepì l’inebriante aroma del soffritto di cipolla che sfrigolava in padella. Alle sette precise una sontuosa frittata calò al centro della tavola. Avrebbe sfamato quattro soggetti di solido appetito. Dieci minuti più tardi metà era già finita nello stomaco del carabiniere mentre nel piatto della cuoca il triangolo che s’era servita aveva perso sì e no metà della sua area.
Il resto?
«Peccato avanzarlo», osservò il Misfatti.
La moglie sorrise mentre il marito se ne serviva un’ulteriore porzione lasciando nella padella quello che infine, con proprietà di misura, si poteva definire avanzo. E che, come tale, stante le piccole dimensioni, l’appuntato archiviò con due altri bocconi.

Incipit tratto da:
Titolo: Un uomo in mutande. I casi del maresciallo Ernesto Maccadò
Autore: Andrea Vitali
Casa editrice: Garzanti

Bibliografia Andrea Vitali

Quarta di copertina / Trama

12 aprile 1929. È la volta buona. Capita di rado, ma quando è il momento l’appuntato Misfatti si fa trovare sempre pronto. Dipende dall’uzzolo della moglie, che stasera va per il verso giusto. E così, nel piatto del carabiniere cala una porzione abbondante di frittata di cipolle. Poi un’altra, e una fetta ancora, e della frittata resta solo l’odore. Che non è buona cosa, soprattutto perché ha impregnato la divisa, e chi ci va adesso a fare rapporto al maresciallo Ernesto Maccadò diffondendo folate di soffritto? Per dirgli cosa poi?, che durante la notte appena trascorsa è stato trovato il povero Salvatore Chitantolo mentre vagava per le contrade mezzo sanguinante e intontito, dicendo di aver visto un uomo in mutande correre via per di là? Sì, va be’, un’altra delle sue fantasie. In ogni caso la divisa ha bisogno di una ripulita. Ma proprio energica. Come quella di cui avrebbero bisogno certe malelingue, che non perderebbero l’occasione di infierire sullo sfortunato Salvatore ventilando l’idea di rinchiuderlo in un manicomio. Anche il Comune, guarda un po’, sta progettando una grande operazione di pulizia, una «redenzione igienica» che doti Bellano delle stesse infrastrutture che vantano già altri paesi del lago, più progrediti nella civiltà e nel decoro. Ma, un momento, che ci faceva esattamente un uomo in mutande, in piena notte, per le vie del paese? E perché correva?
In Un uomo in mutande il maresciallo Ernesto Maccadò si trova per le mani un caso che forse non lo è, o forse sì. Andrea Vitali gioca con il suo personaggio preferito, stuzzicando la sua curiosità e mettendo alla prova le sue doti di buon senso. Una specie di trappola alla quale chissà se il maresciallo saprà sfuggire. Unica certezza: il godimento del lettore.
(Ed. Garzanti)

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Sotto un cielo sempre azzurro – Andrea Vitali

A quel tempo dormivo in camera con mio nonno Zaccaria.

Incipit Sotto un cielo sempre azzurro

A quel tempo dormivo in camera con mio nonno Zaccaria. Ero ancora piccolo, andavo a scuola, facevo le elementari, la terza o forse la quarta, e abitavo in campagna. C’era un sacco di verde intorno, prati, alberi, un fiume, il cielo sempre azzurro, tutto quello che rivedo nei disegni che facevo allora quando oggi, ripensando a quel tempo e a quello che accadde, li riguardo. C’erano anche tanti profumi che non avevano ancora un nome e i versi delle galline, dei maiali e delle mucche. Ma pure il gracchiare sgraziato dei corvi che obbligava a guardare in alto per capire la bellezza dei cieli d’inverno. C’era la musica della pioggia sul tetto, che mi piaceva ascoltare a occhi chiusi sdraiato in soffitta in mezzo a tante cose polverose sulle quali fantasticavo cercando di immaginare a cosa fossero servite. Poi la neve d’inverno che invece mi piaceva guardare perché alla fine riuscivo a vedere che forma avesse tutto quel silenzio che calava sul mondo e i fischi del vento in autunno che bisognava ascoltare il meno possibile, perché secondo mia mamma parlavano di malattie come fossero cose piacevoli.

Incipit tratto da:
Titolo: Sotto un cielo sempre azzurro
Autore: Andrea Vitali
Casa editrice: Garzanti

Bibliografia Andrea Vitali

Copertine di Sotto un cielo sempre azzurro di Andrea Vitali

Quarta di copertina / Trama

La fortuna di Mattia si chiama Zaccaria. È suo nonno. Un tipo alto, magro, con i baffi e un vocione che fa tremare i vetri alle finestre. Da quando è venuto a vivere in casa del nipote, dividendo con lui la camera da letto perché altro posto non c’è, le cose sono cambiate da così a così. Per Mattia la noiosa vita di figlio unico è come se avesse ingranato la quarta e… via nei boschi a imparare i versi degli uccelli e il modo che usano gli alberi per comunicare fra di loro, a cercare castagne o a raccogliere ciliegie arrampicati sui rami. E la sera, aspettando di addormentarsi, il suono della voce del nonno che racconta storie incredibili di luoghi e persone mai sentiti prima. Un paradiso! con un sacco di verde intorno e un cielo sempre azzurro. Una mattina, però, quando si sveglia, Zaccaria non sembra più lo stesso. È serio, nervoso, e non si capisce di cosa stia parlando. La diagnosi del medico non lascia dubbi: non si può più tenerlo lì. E per Mattia il mondo intero sembra crollare di colpo. Possibile che il nonno sia così grave e non si tratti invece di uno dei suoi scherzi? Oppure è entrato in una realtà tutta nuova che si apre solo davanti agli occhi di chi la sa vedere?
Con Sotto un cielo sempre azzurro Andrea Vitali ci porta nel luogo più intimo della sua fantasia. Ammicca, invitandoci a seguirlo dietro cancelli invisibili ma che cigolano davvero, in quello spazio della nostra mente in cui conserviamo la parte più vitale di noi stessi ma che spesso crediamo non sia più possibile raggiungere, quando invece non sarebbe così difficile scoprire la meraviglia che ci circonda, soprattutto in ciò che chiamiamo follia solo perché abbiamo paura di guardare il vero nascosto in ogni cosa.
In appendice al romanzo, il racconto Sui matti non piove mai.
(Ed. Garzanti; Narratori Moderni)

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