Bello, elegante e con la fede al dito – Andrea Vitali

Quante volte se l’era detto, anche solo pensato?

Incipit Bello, elegante e con la fede al dito

Quante volte se l’era detto, anche solo pensato?
Occhio e croce una decina, forse qualcuna di più, nell’arco di tre o quattro anni.
Sempre, comunque, nelle occasioni in cui era passato lungo quella riva di lago, quella orientale, salendo e soprattutto scendendo, quando rientrava a Milano.
A conti fatti, tutte le volte in cui il sessantatreenne collega oculista, ospedaliero e amico di famiglia, Libero De Benedictis, gli aveva chiesto la cortesia di sostituirlo quando lui per una ragione o per l’altra non aveva potuto onorare l’impegno. Naturalmente gli aveva anche messo a disposizione il gettone che l’amministrazione dell’ospedale Umberto I di Bellano gli passava per gestire l’ambulatorio di oculistica due volte alla settimana.
Adalberto Casteggi aveva sempre rifiutato l’offerta.
Dei soldi, s’intende.
La sostituzione invece l’aveva sempre fatta, per amicizia. Ma non solo.

Incipit tratto da:
Titolo: Bello, elegante e con la fede al dito
Autore: Andrea Vitali
Casa editrice: Garzanti

Bibliografia Andrea Vitali

Copertina  di Bello Elegante con la fede al dito di Andrea Vitali

Quarta di copertina / Trama

Vista dal treno, la riva orientale del lago di Como è un vero spettacolo: tra una galleria e l’altra appaiono scorci di paesaggio da mozzare il fiato. Ne subisce il fascino Adalberto Casteggi, quarantenne, bello ed elegante oculista con studio a Milano. Si è innamorato del lago andando su e giù in ferrovia per sostituire qualche volta un collega all’ospedale di Bellano. Su quelle sponde ha stabilito ora il suo buen retiro, deliziato anche dalla compagnia di una sua paziente del luogo. Si chiama Rosa Pescegalli. Ha trentasei anni e li porta benissimo. Gestisce una profumeria e ha fatto palpitare parecchi cuori. È bella davvero, ma con gli uomini ha preso un po’ le distanze, dopo una sofferta storia con un fascinoso calciatore del Lecco. Adesso li fa girare come vuole e quando vuole lei, ma niente impegni. Il dottore ne resta imbambolato, e stordito da tanta bellezza dimentica che, come tutte le cose belle, anche questa ha un suo prezzo. Un prezzo che bisognerebbe valutare se è il caso di pagare tutto o no, perché dietro l’oro luccicante del lago, delle montagne e soprattutto dello sguardo magnetico di Rosa (e della sua scollatura), si nascondono vecchi rancori e velenosi desideri di vendetta.
(Ed. Garzanti)
Indice cronologico opere Andrea Vitali

A cantare fu il cane – Andrea Vitali

Incipit A cantare fu il cane

Nella notte tra venerdì 16 e sabato 17 luglio 1937, dal caseggiato di via Manzoni sito al civico 37, altezza incrocio via Porta, si levò alto un grido.
«Al ladro, al ladro!»
Era quasi l’una.
La voce, femminile, era quella di Emerita Diachini in Panicarli, di anni trentacinque.
Nell’opprimente aria della notte, greve di umidità, l’invocazione dell’Emerita sembrò sgonfiarsi quasi subito, nel breve snodo della contrada. Ma era ben lì, e non altrove, che doveva arrivare poiché da lì, e non da altrove, poteva giungere qualcuno che accorresse al grido.

Incipit tratto da:
Titolo: A cantare fu il cane
Autore: Andrea Vitali
Casa editrice: Garzanti

Bibliografia Andrea Vitali

Copertina di A cantare fu il cane di Andrea Vitali
Quarta di copertina / Trama

La quiete della notte tra il 16 e il 17 luglio 1937 viene turbata a Bellano da un grido di donna. Trattasi di Emerita Diachini in Panicarli, che urla «Al ladro! Al ladro!» perché ha visto un’ombra sospetta muoversi tra i muri di via Manzoni. E in effetti un balordo viene poi rocambolescamente acciuffato dalla guardia notturna Romeo Giudici. È Serafino Caiazzi, noto alle cronache del paese per altri piccoli reati finiti in niente soprattutto per le sue incapacità criminali. Chiaro che il ladro è lui, chi altri? Ma al maresciallo Maccadò servono prove, mica bastano le voci di contrada e la fama scalcinata del presunto reo. Ergo, scattano le indagini. Prima cosa, interrogare l’Emerita. Già, una parola, perché la donna spesso non risponde al suono del campanello di casa, mentre invece è molto attivo il suo cane, un bastardino ringhioso e aggressivo che si attacca ai polpacci di qualunque estraneo. E il Maccadò, dei cani, ha una fifa barbina.
A cantare fu il cane ci offre una delle storie più riuscite di Andrea Vitali. I misteri e le tresche di paese, gli affanni dei carabinieri e le voci che si diffondono incontrollate e senza posa, come le onde del lago, inebriate e golose di ogni curiosità, come quella della principessa eritrea Omosupe, illusionista ed escapologa, principale attrazione del circo Astra per le sue performance, ma soprattutto per il suo ombelico scandalosamente messo in mostra. E per la quale, così si dice, ha perso la testa un giovanotto scomparso da casa…
(Ed. Garzanti)

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Viva più che mai – Andrea Vitali

La luce della croce di Camaggiore.

Incipit Viva più che mai

La luce della croce di Camaggiore.
Più sotto quella del campanile di Noceno.
Più sotto ancora quella del santuario della Madonna di Lezzeno.
Infine quelle di Bellano.
Le finestre del cotonificio, i lampioni del lungolago, quella lampeggiante del molo, poi…
Poi basta.
Ernesto Livera, detto Dubbio, finalmente svuotò la vescica. Erano due ore buone che gli scappava e aveva dovuto tenerla.
Scrollò, espirò, guardò il lago.
Lì da dove aveva pisciato, dalla riva, era calmo.
Non così da circa metà fino alla sponda opposta. Vedeva crestine bianche andare e venire. C’era vento, tivano che tagliava in diagonale, risparmiandolo per metà. Il cielo tuttavia era bello, sereno, stelle dappertutto, sembrava il cielo dei presepi.
L’aria…

Incipit tratto da:
Titolo: Viva più che mai
Autore: Andrea Vitali
Casa editrice: Garzanti

Bibliografia Andrea Vitali

Copertina di Viva più che mai di Andrea Vitali
Quarta di copertina / Trama

Dubbio è il soprannome che hanno dato a Ernesto Livera, e si addice bene alla sua indole un po’ tentennante. Di solito, infatti, l’Ernesto si lascia prendere dall’indecisione. Una certezza, però, l’ha molto chiara: dai carabinieri è meglio stare alla larga. Perché di «mestiere» fa il contrabbandiere. Avrebbe fatto altro nella vita, ma tant’è, ora campa traghettando stecche di sigarette dalla Svizzera, magari di notte, con una barchetta a motore, bep-bep-bep. E proprio stanotte, con la prua della barchetta, ha urtato il cadavere di una donna. L’ha tirato a riva, poi è andato a chiamare un suo cliente fidato, il medico di Bellano, il dottor Lonati, perché, appunto, lui dai carabinieri preferisce non presentarsi. Ma il mattino dopo, alla riva, il cadavere non si trova più. Eppure Ernesto l’ha visto bene, anche se adesso gli sorge il… dubbio di esserselo sognato. E il dottor Lonati lo sa che Ernesto soffre di questo tipo di allucinazioni fin da quando era un ragazzino. Forse dovrebbe cercarsi un lavoro più regolare. E magari una fidanzata. Il lago però non mente; nasconde segreti inconfessabili, e quando decide che è il momento di rivelarli, non ci sono dubbi che tengano. Viva più che mai racconta una storia sorprendente e misteriosa. Tra ganassate di paese, coincidenze impensabili e colpi di scena, Andrea Vitali scioglie una matassa che ingarbuglia il presente con il passato, la riva di qui con quella di là del lago di Como, fino a chiarire la verità dei fatti. Una verità che però…
(Ed. Garzanti)

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