Il dio impossibile – Walter Siti

Incipit Il dio impossibile


No, nessun attentato: il treno era fermo sul ponte per un semaforo ballerino e lo scarrucolìo delle ruote, smettendo, m’aveva svegliato di colpo. Giù lungo l’argine a sinistra, nel pulviscolo rosso l’allarme di un’auto taceva e riprendeva, negli intervalli abbaiava un cane. La notte ancora trattenuta sulle rive, il giorno appena accennato da un’oppressione scarlatta: l’acqua del fiume pareva lamiera ondulata. Sangue bruno sulla terra smossa, due merli ai rami di un diospero e una lanterna che brillava come un rubino notati prima che il treno ripartisse.
(Scuola di nudo)

Incipit tratto da:
Titolo: Il dio impossibile
Autore: Walter Siti
Casa editrice: Rizzoli

Bibliografia Walter Siti

Copertina di Il dio impossibile di Walter Siti

Quarta di copertina / Trama

Il percorso di coincidenze a ostacoli che ha portato alla luce questa trilogia non programmatica è scritto sul sentiero ancora frastagliato della letteratura italiana degli ultimi vent’anni. Il dio impossibile non esisteva nella mente del Walter Siti che quasi cinquantenne dava alle stampe con raziocinio kamikaze il suo primo e, nelle sue intenzioni, ultimo romanzo con protagonista un altro Walter Siti, quello che stava vivendo un’esistenza parallela facendo della verità menzogna e delle bugie il suo segreto profondissimo e pubblico. “Ordigno inesploso” che tutto aveva in ventre ma che per compiersi ha avuto bisogno della carne e dell’evoluzione dei romanzi successivi. E se Un dolore normale affermava la presa di coscienza di un sopravvissuto capace di raffinatissime bassezze, Troppi paradisi con il suo “Mi chiamo Walter Siti, come tutti” è stato un autentico detonatore di poetica. Se tutto è vero, allora anche il falso è vero, bisogna crederci e credere, disseminare le giuste tracce, depistare, incantare con una prosa perfetta e capace di ogni abiezione e disinvolto piacere. In questo libro mastodontico e prezioso il Walter Siti scrittore ha seguito le tracce del Walter Siti personaggio e il suo destino che non prevedeva felicità. Lo ha guardato in faccia forse per la prima volta, ma sicuramente per la prima volta lo ha inchiodato alle proprie responsabilità riaffrontandone le nevrosi, le fughe, i plagi. Il dio impossibile è un libro-monumento indispensabile per capire cosa sia successo in Italia mentre si teorizzava il tramonto delle ideologie e l’appeal dell’inorganico ma guardavamo altrove. Al lettore sembrerà di leggere la cronaca della nostra intimità, del nostro male, della fine del Paese. E leggere nelle radici riannodate della nostra storia recente l’orrido selfie della nostra anima può essere un esercizio crudele che vivamente consigliamo. Parrebbe semplicistico chiudere con un “Walter Siti c’est moi” ma senza dubbio non spaventa dire che “Walter Siti c’est en moi”, in una spericolata arrampicata sul nulla. O sul suo contrario.
(Ed. Rizzoli; La scala)

Bibliografia Walter Siti

Al Dio sconosciuto – John Steinbeck

Incipit Al Dio sconosciuto

Il raccolto era stato posto al sicuro, la legna fatta a pezzi a terra, quando un tardo pomeriggio, nella fattoria dei Wayne vicino a Pittaford, Joseph Wayne andò presso alla poltrona bergère di fronte al camino e si mise davanti a suo padre. I due uomini si rassomigliavano. Entrambi avevano un grande naso e alti zigomi massicci, i loro volti sembravano composti di qualche sostanza più dura e resistente della carne, una sostanza silicea che non potesse mutare facilmente. La barba di Joseph era nera e serica, ancora abbastanza rada per svelare il contorno incerto del mento. La barba del vecchio era bianca e lunga. La brancicava qua e là con le dita esploratrici e ne rivolgeva le ciocche all’interno come per preservarle. Passò un momento prima ch’egli si rendesse conto della presenza del figlio. Levò i suoi vecchi occhi sapienti e placidi, d’un azzurro fitto. Gli occhi di Joseph erano altrettanto azzurri, ma giovanilmente crudeli e curiosi. Ora che si trovava davanti a suo padre, Joseph esitò a sostenere la nuova eresia.

Incipit tratto da:

  • Titolo: Al Dio sconosciuto
  • Autore: John Steinbeck
  • Traduzione: Eugenio Montale
  • Titolo originale: To a God Unknown
  • Casa editrice: Bompiani

Al Dio sconosciuto - John Steinbeck

Incipit To a God Unknown

When the crops were under cover on the Wayne farm near Pittsford in Vermont, when the winter wood was cut and the first light snow lay on the ground, Joseph Wayne went to the wing-back chair by the fireplace late one afternoon and stood before his father. These two men were alike. Each had a large nose and high, hard cheekbones; both faces seemed made of some material harder and more durable than flesh, a stony substance that did not easily change. Joseph’s beard was black and silky, still thin enough so that the shadowy outline of his chin showed through. The old man’s beard was long and white. He touched it here and there with exploring fingers, turned the ends neatly under out of harm’s way. A moment passed before the old man realized that his son was beside him. He raised his eyes, old and knowing and placid eyes and very blue. Joseph’s eyes were as blue, but they were fierce and curious with youth. Now that he had come before his father, Joseph hesitated to stand to his new heresy.

Incipit tratto da:

  • Title: To a God Unknown
  • Author: John Steinbeck
  • Publisher: Penguin
  • Language: English

Quarta di copertina / Trama
Romanzo “profetico” che prende il titolo dal discorso tenuto da san Paolo nell’Areopago di Atene, Al Dio sconosciuto fu pubblicato nel 1933 e tradotto da Eugenio Montale nel 1946. Racconta la storia di un contadino, Joseph Wayne, che lascia la vecchia fattoria del Vermont per traversare l’America e stabilirsi insieme ai fratelli in una fertile vallata della California. Le vicende, talora cruente, che si susseguono nella “terra promessa” raggiunta da questo indecifrabile sacerdote-colono, danno luogo a un quadro di sapore pagano – primitivistico – che Steinbeck ammanta di una luce sacrale.
(Ed. Bompiani)

Bibliografia John Steinbeck

Gli dei di pietra – Jeanette Winterson

Incipit Gli dei di pietra

Questo mondo nuovo pesa un nanogrammo.
Ma ogni cosa è fuori misura, minuscola tanto da essere calpestata o enorme tanto da apparire sfuocata. Ci sono foglie grandi come città e uccelli che nidificano in gusci di conchiglie. Impronte di lunghi artigli, profonde come incubi, scavate nella sabbia bianca, e pozze di marea che stanno nel cavo di una mano, solcate dalle pinne di pinne di pesci invisibili.

Incipit tratto da:

    • Titolo: Gli dei di pietra
    • Autrice: Jeanette Winterson
    • Traduzione: Chiara Spallino Rocca
    • Titolo originale: The Stone Gods
    • Casa editrice: Mondadori

Bibliografia Jeanette Winterson

Copertine di Gli dei di pietra di Jeanette Winterson

Incipit The Stone Gods

This new world weighs a yatto-gram.
But everything is trial-size; tread-on-me tiny or blurred-out-of-focus huge. There are leaves that have grown as big as cities, and there are birds that nest in cockleshells. On the white sand there are long-toed clawprints deep as nightmares, and there are rock pools in hand-hollows finned by invisible fish.

Incipit tratto da:

Quarta di copertina / Trama

Billie Crusoe lavora al Servizio Migliorie del Potere Centrale, superpotenza occidentale che si contrappone al Califfato Orientale e al Patto Sinomoscovita. Il suo lavoro è rendere le persone più belle, più giovani, più uguali possibile. Perché nel mondo in cui vive Billie, un tempo chiamato Terra, oggi noto con il nome di Orbus, questa è l’incarnazione della felicità. E secondo il motto del Ministero, “Ogni giorno è un nuovo giorno”. Quando la popolazione terrestre si accorge che questo sogno di onnipotenza ha reso in realtà la terra un luogo sull’orlo del collasso e del tutto inabitabile, la notizia della scoperta del Pianeta Azzurro, simile al nostro, con una natura intatta e un clima accogliente, giunge come una liberazione e una promessa di futuro. Billie si unisce così alla spedizione destinata a popolare il nuovo pianeta e nel corso del viaggio conosce Spike, del quale si innamora. Spike non è umano, ma chi lo è in fondo ormai? Atterrare sul nuovo mondo, apparentemente colmo di promesse, e rendersi conto che esso intende porre condizioni, anche impensate, ai suoi nuovi abitanti renderà questa colonizzazione spesso difficoltosa, a volte divertente, talora tragica.
Storia d’amore impossibile eppure realissima, spedizione interstellare, atavico viaggio alla ricerca di una casa e di una ragione di esistere, Gli Dei di Pietra è ina preziosa parabola sull’uomo e la sua piccolezza, mascherata dietro un millenario delirio di immortalità.
(Ed. Mondadori; Scrittori italiani e stranieri)

Indice cronologico opere Jeanette Winterson