Il fasciocomunista – Antonio Pennacchi

Incipit Il fasciocomunista

A un certo punto mi sono stufato di stare in collegio. Sono andato da padre Cavalli e gliel’ho detto: “Io non mi voglio più fare prete, voglio tornare nel mondo“.
“Il mondo?“
“Voglio andare a vedere come è fatto.“ Lui non voleva crederci. Ha insistito in ogni modo: “Ma la tua m’era sembrata una vocazione profonda. Ripensiamoci, magari è una crisi che ti passa. Chiediamo consiglio al Signore, aspettiamo”.
Io niente. M’ero stufato e basta. E allora ha telefonato a mia madre – o meglio, ha telefonato alla signora Elide che era l’unica ad avere il telefono al di qua della circonvallazione, che poi ha chiamato mamma – proponendo anche a lei di aspettare. Ma quella – mamma, non la signora Elide – gli ha risposto pure male, peggio di me: “Se proprio deve tornare, ritorni e basta, non la stiamo a tirare lunga. Sia lodato Gesù-Cristo“.
E così sono tornato.

Incipit tratto da:

  • Titolo: Il fasciocomunista: vita scriteriata di Accio Benassi
  • Autore: Antonio Pennacchi
  • Casa editrice: Mondadori

Bibliografia di Antonio Pennacchi

Copertine di Il fasciocomunista di Antonio Pennacchi

Quarta di copertina / Trama

Accio Benassi: era da tempo che nella letteratura italiana non si vedeva un personaggio così. Incazzato, ribelle, attaccabrighe, goffo, innamorato, illuso, ingenuo, arrogante, disubbidiente, sentimentale. È lui il protagonista del Fasciocomunista, il libro che, nel 2003, ha imposto Pennacchi all’attenzione di pubblico e critica. La storia è quella di un ragazzo di Latina, che frequenta in rapida successione il seminario, CMSI, il movimento studentesco, i giovani maoisti… Il suo percorso è esemplare di una generazione e dei temi che quella generazione ha affrontato riflettendo sul proprio percorso. Ma in realtà Accio è uno straordinario eroe pennacchiano (insieme agli altri personaggi di questo ricchissimo e rutilante romanzo) che da vita a una storia nuova perché veramente anomalo è il suo sguardo, il suo punto di vista: non puramente, astrattamente intellettuale e ideologico, ma anche istintivo, concreto, picaresco. L’eroe quasi ottocentesco di un romanzo contemporaneo fino al midollo nella struttura, nelle intemperanze, nella nervosa tensione della scrittura, capace di entrare per sempre nel cuore e nella memoria dei lettori.
(Ed. Mondadori; Piccola Biblioteca Oscar)

Indice cronologico opere di Antonio Pennacchi

Da questo romanzo il film Mio fratello è figlio unico per la regia di Daniele Lucchetti (Italia 2003)

Locandina Mio fratello è figlio unico

La fanciulla è morta – Colin Dexter

A tratti, quel martedì, ebbe la nausea

Incipit La fanciulla è morta

A tratti, quel martedì, ebbe la nausea. Mercoledì diede di stomaco a ripetizione. Giovedì ebbe la nausea a ripetizione, ma diede di stomaco solo a tratti. A fatica venerdì mattina presto, sfibrato, intontito e indicibilmente stanco, trovò la forza di trascinarsi dal letto fino al telefono e cercò di scusarsi con i suoi superiori dalla centrale di Kindlington perché quel giorno di fine novembre con ogni probabilità non si sarebbe presentato in ufficio.

Incipit tratto da:
Titolo: La fanciulla è morta
Autore: Colin Dexter
Traduzione: Luisa Nera
Titolo originale: The Wench Is Dead
Casa editrice: Sellerio

Bibliografia Colin Dexter

Copertine di La fanciulla è morta di Colin Dexter

Incipit The Wench Is Dead

Intermittently,on the Tuesday, he felt sick. Frequently, on the Wednesday, he was sick. On the Thursday, he felt sick frequently, but was actually sick only intermittently. With difficulty, early on the Friday morning – drained, listless, and infinitely weary – he found the energy to drag himself from his bed to the telephone, and seek to apologize to his superiors at Kidlington Police HQ for what was going to be an odds-on non-appearance at the office that late November day.

Incipit tratto da:
Title: The Wench Is Dead
Author: Colin Dexter
Publisher: Pan Macmillan
Language: English
Quarta di copertina / Trama

«Era come se a un drammaturgo inesperto fosse stata affidata una trama che prevedeva un omicidio, e quello si fosse buttato a scrivere pagine e pagine di dialoghi inappropriati, fuorvianti e a tratti contraddittori».
Capita per le mani dell’ispettore capo Morse, costretto in ospedale, un libretto, Assassinio sul canale di Oxford. È una memoria, la minuziosa microstoria di un delitto avvenuto nel 1859, ricerca di una vita dell’anziano colonnello del letto vicino appena spirato che lo ha lasciato al poliziotto come ricordo. Morse legge e, dalla prosa ordinata del colonnello, apprende con ricchezza di particolari dello stupro e annegamento di Joanna Franks, un’avvenente signora in viaggio da sola lungo il canale, passeggera di una chiatta da trasporto di alcolici. L’incubo di una donna per giorni in mano a degli ubriaconi che ai tempi aveva impressionato l’opinione pubblica. Incolpati del delitto furono i tre barcaioli, due dei quali giustiziati e uno deportato dopo due accurati processi.
Ma ci sono discrepanze, strani vuoti e sproporzioni che allertano i sensi annoiati dell’ispettore, che non può evitare di applicare la sua mente enigmistica a costruire trame alternative. Aiutato in questo dalle ricerche sul campo del fido agente Lewis e della affascinante bibliotecaria Christine. La soluzione finale è sorprendente e ineccepibile.
Un giallo in cui niente suona gratuito, artificioso o arbitrario. La vicenda è narrata in presa diretta. Il lettore conosce il libro del colonnello insieme all’ispettore; si insospettisce di ciò che lo insospettisce; segue dall’interno le sue controdeduzioni; riconosce, nei reperti e nelle tracce che la squadra dell’ispettore riesce ancora a reperire, le stesse conferme e smentite che giungono agli occhi di Morse.
Colin Dexter si conferma quale massima espressione del giallo deduttivo classico di scuola inglese. Corretto però da quella carica ironica che rende l’ispettore capo Morse una compagnia memorabilmente divertente.
(Ed. Sellerio; La Memoria)

Bibliografia Colin Dexter

Pubblicato anche con il titolo: Questione di metodo

Furore – John Steinbeck

Incipit Furore

Sulle terre rosse e su una parte delle terre grigie dell’Oklahoma le ultime piogge furono leggere, e non lasciarono traccia sui terreni arati. Le lame passarono e ripassarono spianando i solchi piovani. Le ultime piogge fecero rialzare in fretta il mais e sparsero colonie di gramigna e ortiche ai lati delle strade, tanto che le terre grigie e le terre rosso-scure cominciarono a sparire sotto una coltre verde. Nell’ultima parte di maggio il cielo si fece pallido, e scomparvero le nuvole che in primavera avevano indugiato così a lungo con i loro alti pennacchi. Il sole prese a picchiare giorno dopo giorno sul mais in erba, fino a screziare di bruno gli orli di ogni baionetta verde. Le nuvole ricomparvero, e si dileguarono senza tornare più. La gramigna si fece di un verde più scuro per difendersi dal sole, e smise di propagarsi. Il suolo si ricoprì di una crosta dura e sottile, e man mano che il cielo impallidiva, anche il suolo impallidiva, facendosi rosa nelle terre rosse e bianco nelle terre grigie.

Incipit tratto da:

  • Titolo: Furore
  • Autore: John Steinbeck
  • Traduzione: Sergio Claudio Perroni
  • Titolo originale: The Grapes of Wrath
  • Casa editrice: Bompiani

Furore - John Steinbeck
Incipit The Grapes of Wrath

To the red country and part of the gray country of Oklahoma, the last rains came gently, and they did not cut the scarred earth. The plows crossed and recrossed the rivulet marks. The last rains lifted the corn quickly and scattered weed colonies and grass along the sides of the roads so that the gray country and the dark red country began to disappear under a green cover. In the last part of May the sky grew pale and the clouds that had hung in high puffs for so long in the spring were dissipated. The sun flared down on the growing corn day after day until a line of brown spread along the edge of each green bayonet. The clouds appeared, and went away, and in a while they did not try any more. The weeds grew darker green to protect themselves, and they did not spread any more. The surface of the earth crusted, a thin hard crust, and as the sky became pale, so the earth became pale, pink in the red country and white in the gray country.

Incipit tratto da:

  • Title: The Grapes of Wrath
  • Author: John Steinbeck
  • Publisher: Penguin
  • Language: English

Quarta di copertina / Trama
Pietra miliare della letteratura americana, Furore è un romanzo mitico, pubblicato negli Stati Uniti nel 1939 e coraggiosamente proposto in Italia da Valentino Bompiani l’anno seguente. Il libro fu perseguitato dalla censura fascista e solo ora, dopo più di 70 anni, vede la luce la prima edizione integrale, nella nuova traduzione di Sergio Claudio Perroni. Una versione basata sul testo inglese della Centennial Edition dell’opera di Steinbeck, che restituisce finalmente ai lettori la forza e la modernità della scrittura del Premio Nobel per la Letteratura 1962. Nell’odissea della famiglia Joad sfrattata dalla sua casa e dalla sua terra, in penosa marcia verso la California, lungo la Route 66 come migliaia e migliaia di americani, rivive la trasformazione di un’intera nazione. L’impatto amaro con la terra promessa dove la manodopera è sfruttata e mal pagata, dove ciascuno porta con sé la propria miseria “come un marchio d’infamia”. Al tempo stesso romanzo di viaggio e ritratto epico della lotta dell’uomo contro l’ingiustizia, Furore è forse il più americano dei classici americani, da leggere oggi per la prima volta in tutta la sua bellezza.
(Ed. Bompiani;Tascabili, I libri di John Steinbeck)

Bibliografia di John Steinbeck

Da questo romanzo il film Furore per la regia di John Ford (1940)

Locandina Furore - John Ford