Honeymoon – Banana Yoshimoto

Sin da piccola ho sempre amato il giardino di casa mia

Incipit Honeymoon

Sin da piccola ho sempre amato il giardino di casa mia. Non era particolarmente grande, ma in rapporto alle dimensioni della casa ricopriva una superficie abbastanza ampia.
Mia madre era appassionata di giardinaggio, così c’erano svariate piante dai frutti commestibili, pietre ornamentali disposte in forme complicate, e alberi che davano fiori in ogni stagione. Perciò il giardino aveva diverse facce.

Incipit tratto da:
Titolo: Honeymoon
Autrice: Banana Yoshimoto
Traduzione: Giorgio Amitrano
Titolo originale: Hanemun
Casa editrice: Feltrinelli

Bibliografia Banana Yoshimoto

Copertine di Honeymoon di Banana Yoshimoto
Quarta di copertina / Trama

Manaka, ventitrè anni, è cresciuta in una casa con un grande giardino, a pochi passi dalla casa di Hiroshi che sarà prima il suo compagno di giochi, poi l’amico intimo e quindi il marito.
Si sono sposati a diciott’anni e il loro rapporto è rimasto lo stesso di sempre, basato sulla conoscenza profonda e la fiducia reciproca. Sono entrambi di carattere tranquillo e contemplativo. Manaka trascorre lungo tempo a curare il giardino e a giocare con il cane, ma Hiroshi talora sfoga l’angoscia da cui si sente sovrastato in improvvise crisi di pianto. La loro vita procede senza scosse fino alla morte del nonno di Hiroshi, con cui questi aveva vissuto dopo che i genitori l’avevano lasciato per unirsi a una setta religiosa in America. Nel mettere a posto la casa del nonno emergono particolari inquietanti sulla setta che portano alla luce antichi traumi.
Per ritrovare la serenità perduta i due giovani decidono allora di concedersi una seconda luna di miele, in Australia. Andranno a visitare la madre di Manaka che, da quando ha abbandonato marito e figlia, vive laggiù. L’amore e l’innocenza di due giovani si oppongono alle manifestazioni più turpi dell’animo umano, in uno dei romanzi più unitari e maturi di Banana Yoshimoto.
(Ed. Feltrinelli; Universale Economica)

Cronologia opere Banana Yoshimoto

Ho fatto giardino – Andrea G. Pinketts

Un attimo di distrazione per asciugarmi il sudore dalla fronte

Incipit Ho fatto giardino

Un attimo di distrazione per asciugarmi il sudore dalla fronte, e mollai la presa. La carrozzella su cui troneggiava il professor Albert Deveraux, il più bel cervello matematico di Francia e Navarra e le peggiori gambe di Nizza, prese velocità in una discesa ripida alla fine della quale sfrecciavano Ferrari e annaspavano utilitarie, comunque letali in uno scontro frontale.
Il professor Albert era contemporaneamente un genio e un handicappato. Un po’ come me. Solo che il mio handicap era il mio genio, il suo erano le succitate gambe che lo avevano tradito a tradimento con la complicità della spina dorsale.
Inseguii la carrozzella e riuscii a bloccare la folle corsa giusto in tempo per evitare che il genere umano perdesse un luminare spiaccicato da una Due Cavalli.
Era il mio compleanno. Il quarantesimo.
Un giro di boa. Constrictor. Bel modo di festeggiarlo.

Incipit tratto da:
Titolo: Ho fatto giardino
Autore: Andrea G. Pinketts
Casa editrice: Mondadori

Bibliografia Andrea G. Pinketts

Copertina di Ho fatto giardino di Andrea G. Pinketts

Quarta di copertina / Trama

Il momento è indubbiamente periglioso e difficile: Lazzaro Santandrea si trova a varcare la soglia dei fatidici 26 anni (sarebbero 40 ma, essendo nato quattordicenne, la fatidica soglia lui la supera a 26). Bisogna confessare che non è con spirito ottimista che il nostro eroe affronta questo momento gravido di insidie. Tutto il funambolico universo che gli gravita intorno manda mesti messaggi di decadimento: il suo locale preferito (il Trottoir) è stato chiuso, il cane che condivideva con la gagliarda mamma ormai pascola felice nelle praterie celesti, amici, pards e compari di avventure emigrano, si dileguano, intristiscono. In una Milano sempre più grigia, sempre più ripiegata su se stessa, l’unica cosa che sembra tener desta la curiosità della gente è il mito della Bumba, la leggendaria sostanza illegale in grado di mandarti fuori di testa sul serio. Finché una mattina, sul finire delle vacanze natalizie più desolanti della storia, la fidanzata di Lazzaro (ricca ed ex tossica) viene trovata uccisa. A questo punto il nostro eroe decide che è arrivato il momento di “fare giardino”. Per quei pochissimi tra i lettori che ancora inspiegabilmente non lo sapessero, “giardino” era stata la geniale combinazione pokeristica (rigorosamente di fantasia) grazie alla quale Lazzaro era riuscito, inventandosi su due piedi regole inesistenti, a ribaltare le sorti di una disastrosa partita con dei ricchi giapponesi in Costa Azzurra. Per Lazzaro gli anni passano, ma la ferrea determinazione di non piegarsi alla mestizia, all’ingiustizia e ad altre cose che finiscono per “zia” resta. E anche nel nostro caso “fare giardino” significherà ribaltare una situazione che ti vede perdente usando molta fantasia, una bella camionata di grinta e quella capacità di ironia totale che hanno fatto dei libri di Pinketts una sorta di leggenda metropolitana, urbana ed extraurbana. Un romanzo pirotecnico e al contempo durissimo tra Milano e Saint-Tropez, con tanto di corse di paralitici in carrozzella, cavie umane, folletti malvagi sfidati da Lazzaro, un eroe che rifiuta di sottostare alle leggi dell’età e che, invece di invecchiare, rimbambinisce e ringiovanisce.
(Ed. Mondadori)

Indice cronologico opere Andrea G. Pinketts