Ritratti in jazz – Haruki Murakami

La musica di Chet Baker aveva un inconfondibile profumo di giovinezza.

Incipit Ritratti in jazz

Chet Baker
La musica di Chet Baker aveva un inconfondibile profumo di giovinezza. Molti sono i musicisti che hanno impresso il loro nome sulla scena del jazz, ma chi altri ci ha fatto sentire con tanta intensità il soffio della primavera della vita?
Nel suo modo di suonare c’era qualcosa che faceva nascere in petto un ineffabile, lancinante dolore, delle immagini e dei paesaggi mentali che soltanto la qualità del suo suono e il suo fraseggiare sapevano trasmettere.

Incipit tratto da:
Titolo: Ritratti in jazz
Autore: Haruki Murakami
Traduzione: Antonietta Pastore
Titolo originale traslitterato: Potoreito in jazu
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Haruki Murakami

Copertine di Ritratti in jazz di Haruki Murakami
Quarta di copertina / Trama

Murakami Haruki ha gestito un jazz club per molti anni prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura: ecco, leggendo Ritratti in jazz si ha l’impressione di essersi appena seduti a uno dei tavoli del locale a bere qualcosa mentre un vecchio amico, Murakami stesso, ti racconta quello che stai ascoltando. Il tono è confidenziale, caldo, privo di specialismi, eppure pieno di informazioni, curiosità, aneddoti, di cose che si scoprono. Quello, però, che piú colpisce è la passione sincera e bruciante che ogni «ritratto» trasmette: Murakami riesce veramente a farti «sentire » il brano o il disco in questione.
Ritratti in jazz regala al lettore un Murakami allo stesso tempo inedito e riconoscibile. Riconoscibile perché il jazz, ancora piú della corsa, è una passione che forma l’ossatura stessa della sua opera creativa. I suoi romanzi sono pieni di jazz, allusioni a dischi e musicisti: in un’ipotetica ricetta della poetica murakaminiana l’ingrediente «jazz» è fondamentale e i suoi lettori lo sanno bene. Inedito perché mai come in questo libro si ha l’impressione di sentire la voce autentica e senza mediazioni narrative di Murakami, come se il lettore entrasse nel suo mondo piú quotidiano e genuino.
Il libro è composto da cinquantacinque schede che, a partire dal ritratto di un musicista dipinto dall’artista Wada Makoto, commentano un disco storico. Ogni scheda, nelle mani di Murakami, diventa un piccolo racconto, un frammento di memoria autobiografica o il fulmineo ritratto di un artista, di un’epoca. Da Chet Baker a Benny Goodman, da Charlie Parker a Billie Holiday, Charles Mingus, Bill Evans, Duke Ellington, Ella Fitzgerald, Miles Davis e tanti altri, si va a comporre una «discoteca» ideale, una guida all’ascolto compilata da Murakami Haruki in persona.
(Ed. Einaudi; Frontiere)

Indice cronologico opere Haruki Murakami

Il ragazzo che leggeva Maigret – Francesco Recami

L’inverno fu particolarmente freddo e umido.

Incipit Il ragazzo che leggeva Maigret

L’inverno fu particolarmente freddo e umido. Neve bagnata, pioggia, e poi ancora nevischio che diventava acqua sporca appena toccava terra. Sulle strade si formava uno strato marrone di fanghiglia che la notte si congelava e il giorno dopo si scioglieva di nuovo.
L’umidità penetrava nelle ossa di chi doveva per forza uscire di casa, in quelle opache e gelide mattine. L’ultima cosa che Maigret aveva voglia di fare era quella di alzarsi alle sei e un quarto, uscire nel gelo alle sette meno dieci, costeggiare il canale di scolmo, passare lungo la roggia abbandonata, e poi, giù, prendendo la strada bianca, attraversare il canale sul ponte di legno; in?ne, dopo il passaggio sbarrato, arrivare alla fermata della corriera, sul viale alberato. E lì aspettare la corsa delle sette e quattro minuti.
Quando suonava la sveglia Maigret guardava fuori dalla finestra e sperava, sperava tanto una cosa sola: che fosse venuta una bella nevicata, di quelle vere, che tutte le strade fossero bloccate per giorni e giorni, che fossero chiusi tutti gli uffici pubblici, a cominciare dalle scuole. Una neve alta metri, che costringesse tutti a starsene a casa, anzi, a letto. Giorni di ozio forzato.
E invece no. La grande nevicata non veniva. Cadevano solo quelle rade schegge di ghiaccio, di traverso, sospinte dal vento. Le strade erano scivolose, ma la corriera riusciva tutti i giorni, in qualche modo, a passare, e a portare Maigret a scuola in tempo.

Incipit tratto da:
Titolo: Il ragazzo che leggeva Maigret
Autore: Francesco Recami
Casa editrice: Sellerio

Bibliografia Francesco Recami

Copertina di Il ragazzo che leggeva Maigret di Francesco Recami
Quarta di copertina / Trama

«Una volta aveva letto in un giallo che il commissario Maigret da piccolo voleva fare l’aggiustatore di destini». Difficile collocare questo romanzo di Recami, se un gioco di specchi, di smontaggio e rimontaggio del genere giallo (specificamente di un certo giallo: psicologico, di atmosfera e ambientato in provincia), se un autentico noir ma vissuto nei panni di un ragazzino, se non, addirittura, il resoconto complice della fantasia visionaria di un fanciullo lento solitario e provinciale.
Giulio, detto Maigret perché delle inchieste del commissario è un accanito collezionista, vive nella tenuta dei San Vittore. Il padre è il fattore della proprietà, la madre è una cuoca esperta di raffinatezze casalinghe. Quasi di fronte a ogni evento, Giulio-Maigret si domanda come si comporterebbe il commissario, ma il processo mimetico non è mai in lui totale al punto di annullare la distanza dal suo eroe di carta: il ragazzo è sempre vigile a non perdere il senso di realtà. Ma un giorno, vuoi per l’incertezza dell’alba invernale, vuoi perché la noia del paesino è divorante, vuoi perché l’episodio è particolarmente vivido e singolare, il piccolo Maigret non riesce più a sottrarsi alla sensazione di un vero mistero. Un uomo ha buttato qualcosa di ingombrante nel canale, proprio in prossimità della chiusa; e quell’uomo è salito trafelato e guardingo sullo stesso pullman che sta portando il piccolo Maigret a scuola, ed è sospettosamente coperto di un lacero impermeabile sul vestito elegante. Giulio-Maigret dimenticherebbe, ma da quel momento i fatti, le coincidenze lo incalzano: insomma, proprio come accade al vero Maigret, nella banale atmosfera quotidiana si respira qualcosa di nuovo che accende l’intuito. E che introduce in una «storia confusa di soldi, di cadaveri inesistenti, di paura e di maialini senza coda» piena di personaggi che risultano alla fine tanto sorprendentemente bizzarri quanto erano all’inizio sorprendentemente quotidiani, com’è della provincia addormentata del vero Maigret.
(Ed. Sellerio; La Memoria)

Indice cronologico opere Francesco Recami

Il libro del riso e dell’oblio – Milan Kundera

Incipit Il libro del riso e dell’oblio

Nel febbraio 1948 il dirigente comunista Klement Gottwald si affacciò al balcone di un palazzo barocco di Praga per parlare alle centinaia di migliaia di cittadini che gremivano la piazza della Città Vecchia. Fu un momento storico per la Boemia. Un momento fatidico, come ce ne sono uno o due in un millennio.
Gottwald era circondato dai suoi compagni e proprio accanto a lui c’era Clementis. Cadeva la neve, faceva freddo e Gottwald era a capo scoperto. Clementis, premuroso si tolse il berretto di pelliccia e lo mise sulla testa di Gottwald.
La sezione propaganda diffuse in centinaia di migliaia di esemplari la fotografia del balcone da cui Gottwald, con il berretto di di pelo in testa e i compagni al fianco, parlava al popolo. Su quel balcone cominciò la storia della Cecoslovacchia comunista. Dai manifesti, dai libri di storia della Cecoslovacchia comunista. Dai manifesti, dai libri di scuola e dai musei, ogni bambino conobbe quella foto.
Quattro anni dopo Clementis fu accusato di tradimento e impiccato. La sezione propaganda lo cancellò immediatamente dalla storia e naturalmente, anche da tutte le fotografie. Da allora Gottwald, su quel balcone, ci sta da solo. Là dove c’era Clementis c’è solo la nuda parete del palazzo. Di Clementis è rimasto solo il berretto sulla testa di Gottwald.

Incipit tratto da:
Titolo: Il libro del riso e dell’oblio
Autore: Milan Kundera
Traduzione: Serena Vitale
Titolo originale: Kniha smíchu a zapomnění
Casa editrice: Bompiani

Bibliografia Milian Kundera

Copertine di Il libro del riso e dell’oblio di Milan Kundera
Quarta di copertina / Trama

“Tutto questo libro è un romanzo in forma di variazioni. Le diverse parti si susseguono come le diverse tappe di un viaggio che ci conduce all’interno di un tema, all’interno di un pensiero, all’interno di una sola e unica situazione la cui comprensione, per me, si perde nell’immensità. È lei il personaggio principale destinatario, e tutte le altre storie sono variazioni della sua storia e si congiungono nella sua vita come in uno specchio. È un romanzo romanzo sul riso e sull’oblio, sull’oblio e su Praga, su Praga e sugli angeli.” (Milan Kundera)
(Ed. Bompiani; I grandi tascabili)

Cronologia opere Milian Kundera