Vacche amiche – Aldo Busi

Incipit Vacche amiche (un’autobiografia non autorizzata)

Qui in vestaglia, con tutte queste feste di fine anno in arrivo, senza una cena in cui dividere anche in tre o in sei o in nove un capitone marinato, un veglione, senza un fuoco d’artificio da guardare insieme, senza un buffetto di vita, un brindisi, senza una sola persona non morta che vorrei rivedere?
Senza un amico?
Mi sembra già tanto come sforzo resistere alla tentazione del martirio con tanto di vampa schizzante verso le telecamere per assurgere a una qualche consistenza televisiva e, per seconda intenzione, letteraria e umana. Non sono certo le occasioni a mancare per un illuminista professo che ha in odio tutte le religioni e tutti i loro profeti e maggiormente ancora chi si oppone a una religione per affermare la sua, cioè la sua propria ascesa a un qualche potere con ducesco balconcino annesso.
Da martire alla lettera, sarei meno dimenticato… Dalla padella alla brace al falò il passo è breve. Con tutti ’sti fanatici di entrambe le sponde a piede libero… Cómo me duele el olvido, cómo duele el corazón, cómo me duele estar vivo… … vade retro, retrò!

Incipit tratto da:

  • Titolo: Vacche amiche (un’autobiografia non autorizzata)
  • Autore: Aldo Busi
  • Casa editrice: Marsilio

Vacche amiche di Aldo Busi

Quarta di copertina / Trama
Chi altri avrebbe osato scrivere la sua “autobiografia non autorizzata”, offrendola spericolatamente in pasto al mondo in una lingua affabulatoria, epigrammatica, sincopata, di un’eleganza senza pari e di un’oscenità scatenata e al contempo scanzonata? Aldo Busi compie qui un viaggio che riconduce al punto di partenza, secondo un percorso circolare nel quale nulla accade perché tutto è già accaduto e non resta che prendere atto della verità così come la scrittura la riconosce, la indaga e la costringe a uscire allo scoperto, attraverso lo smascheramento spietato dell’imperfetta menzogna coltivata per tutta una vita da personaggi della piccola, media e grande borghesia, ordinari incantatori che vorrebbero sottrarsi e restare misteriosi ma finiscono per venire centrifugati in questo potente caleidoscopio delle umane vanità, cui non sfugge nemmeno chi ne scrive per chiamarsene fuori.
Ancora una volta lo scrittore ci coglie di sorpresa avventurandosi in zone fra le meno seriamente esplorate dei rapporti tra uomini e donne, come quella dell’omosessuale innamorato di alcune elette e dannate a non averlo e a non farsi avere, pena il perderlo e con lui perdere l’occasione politica e rivoluzionaria per eccellenza che manca alle donne, l’amore ad armi pari con un uomo: un’amicizia di disinteressata e leale passione.
Testo drammatico senza averne né l’aria né gli artifici, a tratti insospettabilmente romantico fino alle lacrime, più spesso esilarante fino alla risata irrefrenabile, Vacche amiche risulta non meno coinvolgente di Seminario sulla gioventù (1984) e ci sfida a una brutale e commovente discesa agli inferi della nostra identità umana e civile.
Dopo lo splendido affresco narrativo di El especialista de Barcelona (2012), Busi scrive un libro sull’amore carnale e sull’amicizia intellettuale: un nuovo romanzo, ma soprattutto un romanzo nuovo che all’occorrenza si fa saggio, per quanto satirico di ogni pretesa saggistica e pervaso da folle saggezza. Una sfida di stile e di ritmo perfettamente vinta, che indica in quale direzione la letteratura dovrà spingersi da ora in avanti.
(Ed. Marsilio)

Bibliografia Aldo Busi

Vicolo Cannery – John Steinbeck

Incipit Vicolo Cannery

La bottega di Lee Chong, sebbene non fosse un modello d’eleganza, era miracolosamente ben fornita. Era piccola e zeppa, ma nei limiti di una sola stanza ci si poteva trovare tutto quello di cui si aveva bisogno o che si poteva desiderare per vivere ed essere felici: vestiti, cibarie fresche e in scatola, liquori, tabacco, utensili per la pesca, macchine, barche, cordami, berretti, costolette di maiale. Da Lee Chong era possibile comperare un paio di pantofole, un chimono di seta, un quarto di pinta di whisky e un sigaro. Si potevano mettere insieme assortimenti adatti a quasi tutti gli umori. La sola mercanzia che Lee Chong non aveva, la si trovava a pochi passi di distanza, da Dora.
La bottega s’apriva all’alba e non chiudeva fino a quando l’ultimo soldino dell’ultimo vagabondo senza dimora non fosse stato speso, o il suo proprietario non se ne fosse andato a dormire. Non che Lee Chong fosse avaro. Non lo era, ma se la gente voleva spendere il suo denaro, lui si metteva a disposizione della gente. La sua situazione nella comunità stupiva Lee per quanto egli poteva stupirsi. Col passare degli anni, tutti gli abitanti del Vicolo Cannery gli dovettero del denaro. Non sollecitava mai i suoi clienti, ma quando il conto diventava troppo grosso, Lee non faceva più credito. Piuttosto di salire la collina per andare in città, di solito il cliente pagava, o cercava di pagare.

Incipit tratto da:

  • Titolo: Vicolo Cannery
  • Autore: John Steinbeck
  • Traduzione: Aldo Camerino
  • Titolo originale: Cannery Row
  • Casa editrice: Bompiani

Vicolo Cannery - John Steinbeck
Incipit Cannery Row

Lee Chong’s grocery, while not a model of neatness, was a miracle of supply. It was small and crowded but within its single room a man could find everything he needed or wanted to live and to be happy— clothes, food, both fresh and canned, liquor, tobacco, fishing equipment, machinery, boats, cordage, caps, pork chops. You could buy at Lee Chong’s a pair of slippers, a silk kimono, a quarter pint of whiskey and a cigar. You could work out combinations to fit almost any mood. The one commodity Lee Chong did not keep could be had across the lot at Dora’s.
The grocery opened at dawn and did not close until the last wandering vagrant dime had been spent or retired for the night. Not that Lee Chong was avaricious. He wasn’t, but if one wanted to spend money, he was available. Lee’s position in the community surprised him as much as he could be surprised. Over the course of the years everyone in Cannery Row owed him money. He never pressed his clients, but when the bill became too large, Lee cut off credit. Rather than walk into the town up the hill, the client usually paid or tried to.

Incipit tratto da:

  • Title: Cannery Row
  • Author: John Steinbeck
  • Publisher: Penguins
  • Language: English

Quarta di copertina / Trama
Romanzo della maturità del grande scrittore americano, Vicolo Cannery narra di un mondo in cui vivono usurai, pescatori, ruffiani, giocatori ed emarginati di tutte le razze. In questo microcosmo di diseredati spicca la figura di un solitario e misterioso biologo che, nonostante la differenza di classe, si interessa a loro instaurando un rapporto di affettuosa amicizia e solidarietà umana. Insieme imparano a farsi burla del destino riuscendo a costruirsi un’esistenza degna di essere vissuta, che finisce per rendere questi personaggi eroi e simboli del vivere quotidiano. Nella narrazione scanzonata delle avventure di questa umanità, Steinbeck restituisce il ritratto tragico e, al tempo stesso, comico, di uomini e donne vittime di un grande equivoco morale che sono l’altro volto del modello di benessere americano.
(Ed. Bompiani)

Bibliografia di John Steinbeck

Da questo romanzo il film Cannery Row per la regia di David S. Ward (1982)

Locandina Cannery Row - David S. Ward

Viaggio con Charley – John Steinbeck

Incipit Viaggio con Charley

Quando ero giovane e avevo in corpo la voglia di essere da qualche parte, la gente matura m’assicurava che la maturità avrebbe guarito questa rogna. Quando gli anni mi dissero maturo, fu l’età di mezzo la cura prescritta. Alla mezza età mi garantirono che un’età più avanzata avrebbe calmato la mia febbre. E ora che ne ho cinquantotto sarà forse la vecchiaia a giovarmi. Nulla ha funzionato. Quattro rauchi fischi della sirena d’una nave continuano a farmi rizzare il pelo sul collo, e mettermi i piedi in movimento. Il rumore d’un aereo a reazione, un motore che si scalda, persino uno sbatter di zoccoli sul selciato suscitano l’antico brivido, la bocca secca, le mani roventi, lo stomaco in agitazione sotto la gabbia delle costole. In altre parole, non miglioro. Vagabondo ero, vagabondo resto. Temo che la malattia sia incurabile. Metto giù questa roba non per istruire gli altri, ma per informare me stesso.

Incipit tratto da:

  • Titolo: Viaggio con Charley
  • Autore: John Steinbeck
  • Traduzione: Luciano Bianciardi
  • Titolo originale: Travels with Charley
  • Casa editrice: Rizzoli

Viaggio con Charley - John Steinbeck
Incipit Travels with Charley

When I was very young and the urge to be someplace else was on me, I was assured by mature people that maturity would cure this itch. When years described me as mature, the remedy prescribed was middle age. In middle age I was assured that greater age would calm my fever and now that I am fifty-eight perhaps senility will do the job. Nothing has worked. Four hoarse blasts of a ship’s whistle still raise the hair on my neck and set my feet to tapping. The sound of a jet, an engine warming up, even the clopping of shod hooves on pavement brings on the ancient shudder, the dry mouth and vacant eye, the hot palms and the churn of stomach high up under the rib cage. In other words, I don’t improve; in further words, once a bum always a bum. I fear the disease is incurable. I set this matter down not to instruct others but to inform myself.

Incipit tratto da:

  • Title: Travels with Charley
  • Author: John Steinbeck
  • Publisher: Penguin
  • Language: English

Quarta di copertina / Trama
“Quando il virus dell’irrequietezza comincia impadronirsi di un uomo caparbio, la vittima deve anzitutto trovare in se stessa una ragione buona e sufficiente per andare. Ciò non è difficile al vagabondo attivo.” Così ha inizio, in questo libro pubblicato nel 1962, il viaggio “on the road” di Steinbeck, scortato da Charley, “un barboncino di prima categoria” che è compagno di viaggio ma anche destinatario dei monologhi dello scrittore: ricordi, aspirazioni, impressioni di un passato avventuroso e di un presente pieno di scoperte. Come afferma Daniele Giglioli nella sua introduzione, “chi a quell’età si prende il lusso di andarsene di casa per scrivere un bellissimo libro minore non deve rispondere a nessuno di quello che fa”.
(Rizzoli BUR)

Bibliografia di John Steinbeck