Settanta acrilico trenta lana – Viola Di Grado

Un giorno era ancora dicembre

Incipit Settanta acrilico trenta lana

Un giorno era ancora dicembre. Specialmente a Leeds, dove l’inverno è cominciato da così tanto tempo che nessuno è abbastanza vecchio da aver visto cosa c’era prima. Nevicava tutto il giorno, a parte quella breve parentesi di autunno che ad agosto aveva scosso un po’ di foglie e n’era tornata da dove era venuta, tipo la band di apertura prima della star.
A leeds tutto ciò che non è inverno è una band di apertura che si sgola due minuti e poi muore. subito dopo arrivano le plateali tempeste di neve, si abbattono a terra come maledizioni, congiurano contro il lirismo spericolato delle piccole fucsie sbocciate nel parco. E fate un applauso. Bis.
Ogni inverno di Leeds è terribilmente egocentrico, vuole sempre essere il più freddo dell’inverno precedente, pretende sempre di essere l’ultimo inverno. Scatna un vento letale conle vocali strette degli inglesi del nord, ma ancora più dure, e comunque nessuno è con me che parla.
E dire che non è l’inverno che la gente teme, è l’inferno, con quel calduccio di fiamme. Io li scambierei volentieri, scambierei la V di inverno con la F, se la vita si potesse gestire come uno dei miei esercizi di cinese.

Incipit tratto da:
Titolo: Settanta acrilico trenta lana
Autrice: Viola Di Grado
Casa editrice: e/o

Bibliografia di Viola Di Grado

Copertine di Settanta acrilico trenta lana di Viola Di Grado
Quarta di copertina / Trama

Camelia vive con la madre a Leeds, una città in cui “l’inverno è cominciato da così tanto tempo che nessuno è abbastanza vecchio da aver visto cosa c’era prima”, in una casa assediata dalla multa. Traduce manuali di istruzioni per lavatrici, mentre la madre fotografa ossessivamente buchi di ogni tipo. Entrambe segnate da un trauma, comunicano con un alfabeto fatto di sguardi. Un giorno però Camelia incontra Wen, un ragazzo cinese che comincia a insegnarle la sua lingua: gli ideogrammi. Assegnando nuovi significati alle cose, apriranno un varco di bellezza e mistero nella vita buia di Camelia. Ma Wen nasconde un segreto, assieme a uno strano fratello che dietro una porta deturpa vestiti…
Opera prima di grande maturità Settanta acrilico trenta lana è uno di quei pochi, pochissimi romanzi che riescono a mantenere intatta la forza dell’ispirazione poetica senza rinunciare a raccontare una storia.
(Ed. e/o; Dal Mondo)

Cronologia opere di Viola Di Grado

Romanzo vincitore del Premio Campiello Opera Prima nel 2011

La lunga vita di Marianna Ucrìa – Dacia Maraini

Incipit La lunga vita di Marianna Ucrìa


Un padre e una figlia eccoli lì: lui biondo, bello, sorridente, lei goffa, lentigginosa, spaventata. Lui elegante e trasandato, con le calze ciondolanti, la parrucca infilata di traverso, lei chiusa dentro un corsetto amaranto che mette in risalto la carnagione cerea.
La bambina segue nello specchio il padre che, chino, si aggiusta le calze bianche sui polpacci. La bocca è in movimento ma il suono delle parole non la raggiunge, si perde prima di arrivare alle sue orecchie quasi che la distanza visibile che li separa fosse solo un inciampo dell’occhio. Sembrano vicini ma sono lontani mille miglia.

Incipit tratto da:
Titolo: La lunga vita di Marianna Ucrìa
Autrice: Dacia Maraini
Casa editrice: Rizzoli

Bibliografia Dacia Maraini

La lunga vita di Marianna Ucrìa di Dacia Maraini
Quarta di copertina / Trama

La Sicilia nella prima metà del Settecento, epoca splendida e miserabile, sapiente e ignorante. Una grande famiglia palermitana la cui storia è scandita dal susseguirsi di matrimoni, parti, visioni di autodafé e di impiccagioni, festini, cene, balli, squartamenti: tenerezze ed eccessi di una società avviata irreversibilmente al tramonto. E Marianna, una bambina destinata, come le sorelle e le cugine, a sposarsi e ad arricchire di nuovi eredi il casato, oppure a entrare in convento per sempre. Ma Marianna è speciale, è sordomuta, e se deve comunicare con il mondo che la circonda e nel quale vuole vivere, può farlo solo scrivendo, riversando nella pagina bianca i suoi pensieri e i suoi sentimenti. Questo la rende diversa? Forse. Ma la vita, la lunga vita di Marianna Ucrìa, sarà fatta dei gesti, delle gioie, delle fatiche, dei sapori e dei profumi di cui sono ricche le esistenze delle donne. Anche lei conoscerà gli affetti, i dolori, i dubbi di ogni figlia, di ogni madre. E quell’amore che incontrerà dopo anni di solitudine sentimentale, sarà un amore assoluto e sensuale, disperante e disperato, vissuto con la generosità che appartiene alle passioni giovani. Un romanzo indimenticabile che cattura il lettore in un mondo vivo di personaggi e situazioni sorprendenti, ma nello stesso tempo sigillato dal più inquietante dei silenzi che una mente femminile possa ospitare.
(Ed. Rizzoli; La Scala)

Romanzo vincitore del Premio Campiello nel 1990

Da questo romanzo il film Marianna Ucrìa per la regia di Roberto Faenza (1997)

Locandina Marianna Ucrìa

Bibliografia Dacia Maraini

Oggi 13 novembre è il compleanno di Dacia Maraini. La festeggiamo con l'#incipit del romanzo vincitore del premio…

Pubblicato da Incipitmania su Martedì 13 novembre 2018

Acciaio – Silvia Avallone

Incipit Acciaio

Nel cerchio sfuocato della lente la figura si muoveva appena , senza testa.
Uno spicchio di pelle zoomata in controluce.
Quel corpo da un anno all’altro era cambiato, piano, sotto i vestiti. E adesso nel binocolo, nell’estate, esplodeva.

Incipit tratto da:
Titolo: Acciaio
Autrice: Silvia Avallone
Casa editrice:  Rizzoli

Bibliografia Silvia Avallone

Copertina di Acciaio di Silvia Avallone
Quarta di copertina / Trama

Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno. Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega, scorre immobile senza vie d’uscita. Poi un giorno arriva l’amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l’amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male.
Attraverso gli occhi di due ragazzine che diventano grandi, Silvia Avallone ci racconta un’Italia in cerca d’identità e di voce, apre uno squarcio su un’inedita periferia operaia nel tempo in cui, si dice, la classe operaia non esiste più. E lo fa con un romanzo potente, che sorprende e non si dimentica.
(Ed. Rizzoli; La Scala)

Cronologia opere Silvia Avallone

Romanzo vincitore del Premio Campiello Opera Prima nel 2010

Da questo romanzo il film Acciaio per la regia di Stefano Mordini (2010)

Locandina Acciaio