Finché c’è prosecco c’è speranza – Fulvio Ervas

Incipit Finché c’è prosecco c’è speranza

13 Agosto, giovedì L’osteria di Secondo, nel centro di Treviso, è una meraviglia: belle sedie impagliate, bancone di marmo e atmosfera familiare. Sulle pareti bianche, neri disegni di viti potate. L’occhio esperto potrà riconoscervi il Guyot o il Sylvoz, ma anche l’inesperto può godere di quegli eleganti corpi contorti, con archi e speroni. La potatura è l’alfa, per Secondo, il momento in cui si fonde passato, presente e futuro della vite. E del vino, naturalmente, un organismo vivo né più né meno dei clienti, onesti perdigiorno che si sgranchiscono dalla fretta seduti ai tavoli.

Incipit tratto da:
Titolo: Finché c’è prosecco c’è speranza
Autore: Fulvio Ervas
Casa editrice: Marcos y Marcos

Bibliografia Fulvio Ervas

Finché c’è prosecco c’è speranza di Fulvio Ervas
Quarta di copertina / Trama

Ferragosto di fuoco per l’ispettore Stucky: in gita tra le colline del prosecco con le belle vicine di casa, si sveglia in un letto non suo, in posizione non consona. Unica certezza, le stelle. Di ritorno a Treviso, cercando conforto tra i calici, trova il suo oste di fiducia malinconico: non si capacita del suicidio plateale del conte Ancillotto, fornitore di vini d’eccellenza. Perché dovrebbe suicidarsi, un uomo che ama le donne, camminare, guardare il fuoco e, naturalmente, il vino? Mentre Stucky indaga a modo suo, conversando con la governante, l’amante a cottimo e il prete, piomba in paese Celinda Salvatierra, tellurica come le terre andine da cui proviene. È l’unica erede del conte Ancillotto, e semina il panico tra i viticoltori minacciando di sradicare le vigne per impiantare filari di banani a perdita d’occhio. In una notte di temporale, tre colpi di pistola si confondono con i tuoni. L’ingegner Speggiorin, direttore del cementificio, cade nel fango per sempre. Stucky intravede i soliti intrighi mondani dietro queste morti innaturali – corna, rivalità, vendetta – ma sa che la vera risposta è nei gas, nel vento. Nelle bollicine del prosecco, nella polvere che si innalza dai camini del cementificio e si posa su insalate, acque, grappoli dorati. Nella ruggine che il matto del paese gratta sulle tombe dei concittadini, impartendo benedizioni, ma anche “fragnoccole a destra e a sinistra con palo di robinia…”
(Ed. Marcos y Marcos)

Da questo romanzo il film del 2017 Finché c’è prosecco c’è speranza per la regia di Antonio Padovan

locandina Finché c'è prosecco c'è speranza

Indice cronologico opere Fulvio Ervas

La paranza dei bambini – Roberto Saviano

Incipit La paranza dei bambini

– Me staje guardanno?
– Neh, ma chi te sta cacanno.
– E che guard’a fà?
– Guarda, frate’, che mi hai preso per un altro! Io nun te penzo proprio.
Renatino stava tra gli altri ragazzi, era da tempo che lo avevano puntato in mezzo alla selva di corpi, ma quando se ne accorse lo avevano già circondato in quattro. Lo sguardo è territorio, è patria, guardare qualcuno è entrargli in casa senza permesso. Fissare qualcuno è invaderlo. Non voltare lo sguardo è manifestazione di potere.

Incipit tratto da:
Titolo: La paranza dei bambini
Autore: Roberto Saviano
Casa editrice: Feltrinelli

Bibliografia Roberto Saviano

Copertina di La paranza dei bambini di Roberto Saviano
Quarta di copertina / Trama

Dieci ragazzini in scooter sfrecciano contromano alla conquista di Napoli. Quindicenni dai soprannomi innocui – Maraja, Pesce Moscio, Dentino, Lollipop, Drone –, scarpe firmate, famiglie normali e il nome delle ragazze tatuato sulla pelle. Adolescenti che non hanno domani e nemmeno ci credono. Non temono il carcere né la morte, perché sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto, subito. Sanno che “i soldi li ha chi se li prende”. E allora, via, sui motorini, per andare a prenderseli, i soldi, ma soprattutto il potere.
La paranza dei bambini narra la controversa ascesa di una paranza – un gruppo di fuoco legato alla Camorra – e del suo capo, il giovane Nicolas Fiorillo. Appollaiati sui tetti della città, imparano a sparare con pistole semiautomatiche e AK-47 mirando alle parabole e alle antenne, poi scendono per le strade a seminare il terrore in sella ai loro scooter. A poco a poco ottengono il controllo dei quartieri, sottraendoli alle paranze avversarie, stringendo alleanze con vecchi boss in declino.
Paranza è nome che viene dal mare, nome di barche che vanno a caccia di pesci da ingannare con la luce. E come nella pesca a strascico la paranza va a pescare persone da ammazzare. Qui si racconta di ragazzini guizzanti di vita come pesci, di adolescenze “ingannate dalla luce”, e di morti che producono morti.
Roberto Saviano entra implacabile nella realtà che ha sempre indagato e ci immerge nell’autenticità di storie immaginate con uno straordinario romanzo di innocenza e sopraffazione. Crudo, violento, senza scampo.
(Ed. Feltrinelli)

Indice cronologico opere Roberto Saviano

Da questo romanzo il film La paranza dei bambini per la regia di Claudio Giovannesi (2019)

Locandina La paranza dei bambini

Addio a Berlino – Christopher Isherwood

Incipit Addio a Berlino

Diario berlinese (Autunno 1930).
Dalla mia finestra vedo la strada fonda, solenne, massiccia. Botteghe seminterrate dove tutto il giorno ardono i lumi, all’ombra di facciate cariche di pesanti balconi, di sporchi frontoni di stucco ornati di scudi, nastri svolazzanti e altri simboli araldici. Tutto il quartiere è così: strade e strade di case che fanno pensare a vecchie monumentali casseforti, colme dei beni deprezzati e dei brutti mobili di una classe media fallita.
Io sono una macchina fotografica con l’obiettivo aperto; non penso, accumulo passivamente impressioni. Registro l’uomo che si rade alla finestra di fronte e la donna in chimono che si lava i capelli: un giorno tutto ciò dovrà essere sviluppato, attentamente stampato, fissato.

Incipit tratto da:
Titolo: Addio a Berlino
Autore: Christopher Isherwood
Traduzione: Maria Martone
Titolo originale: Goodbye to Berlin
Casa editrice: Garzanti

Bibliografia Christopher Isherwood

Copertine di Addio a Berlino di Christopher Isherwood

Incipit Goodbye to Berlin

A Berlin Diary
Auttonn1930
From my window, the deep solemn massive street. Cellar-shops where the lamps burn all day, under the shadow of top-heavy balconied facades, dirty plaster frontages embossed with scroll-work and heraldic devices. The whole district is like this: street leading into street of houses like shabby monumental safes crammed with the tarnished valuables and secondhand furniture of a bankrupt middle class.
I am a camera with its shutter open, quite passive, recording, not thinking. Recording the man shaving at the window opposite and the woman in the kimono washing her hair. Some day, all this will have to be developed, carefully printed, fixed.

Incipit tratto da:

Quarta di copertina / Trama

Pubblicato per la prima volta nel 1939, Addio a Berlino è unanimamente considerato il capolavoro di Christopher Isherwood. Solo in anni recenti il successo del libro è stato attutito da quello della commedia, del musical e del film che ne furono tratti, il celeberrimo Cabaret. Mirabile resta però ancora oggi alla lettura la descrizione di una città capitale in preda a una frenetica gioia di vivere. La Berlino degli anni 1930-1933 che Isherwood mettendosi nei panni di un giovane intellettuale straniero, il quale vi campa praticamente dando lezioni di inglesee però tutto osserva con uno sguardo assiduo e fotografico, è quella dei caffè e dei viali, delle pensioni e delle case signorili, dei teppesti e dei commercianti, delle balere e dei cabaret, degli scontri di piazza e delle file per il pane, degli, dei comunisti, dei nazisti… Addio a Berlino è un ducumento insustituibile per capire quegli anni di irrequieta euforia che segnarono la fine di un’epoca e lo scoppio di un’immensa tragedia.
(Ed. Garzanti; Gli Elefanti)

Bibliografia Christopher Isherwood

Da questo romanzo il film Cabaret (1972) per la regia di Bob Fosse

Locandina Cabaret