La violetta del Prater – Christopher Isherwood

Incipit La violetta del Prater

«Parlo col signor Isherwood?».
«In persona».
«Proprio il signor Christopher Isherwood?».
«Sì, sono io».
«È da ieri nel pomeriggio, sa, che cerchiamo di comunicare con lei».
La voce all’altro capo del filo aveva una punta di rimprovero.
«Ero fuori».
«Era fuori?».
La voce non sembrava convinta del tutto. «Sì».
«Ah… capisco». Una pausa, come per considerare il fatto. Poi, con improvviso sospetto: «Eppure, è strano… Il suo numero era sempre occupato. Continuamente».
«Ma chi è lei?» chiesi spazientito.
«Imperiai Bulldog».
«Come, scusi?».
«L’Imperiai Bulldog Pictures, la casa cinematografica. Le parlo a nome del signor Chatsworth… A proposito, lei si è trovato per caso a Blackpool nel 1930?».
«Ma qui ci deve essere un errore…». E mi accinsi a riattaccare. «Non sono mai stato a Blackpool in vita mia».

Incipit tratto da:

  • Titolo: La violetta del Prater
  • Autore: Christopher Isherwood
  • Traduzione: Giorgio Monicelli
  • Titolo originale: Prater Violet
  • Casa editrice: Adelphi

Bibliografia Christopher Isherwood

La violetta del Prater di Christopher Isherwood

Incipit Prater Violet

MR. ISHERWOOD?’
`Speaking’
Mr. Christopher Isherwood?’
`That’s me.’
`You know, we’ve been trying to contact you ever since yesterday afternoon.’ The voice at the other end of the wire was a bit reproachful.
`I was out.’
`You were out?’ (Not altogether convinced.)
`Yes.’
`Oh … I see …’ (A pause, to consider this. Then, suddenly suspicious.) ‘That’s funny, though … Your number was always engaged. All the time.’
‘Who are you?’ I asked, my tone getting an edge on it.
`Imperial Bulldog.’
`I beg your pardon?’
`Imperial Bulldog Pictures. I’m speaking for Mr. Chatsworth … By the way, were you in Blackpool any time during 1930?’
`There must be some mistake …’ I got ready to hang up on him. ‘I’ve never been to Blackpool in my life.’

Incipit tratto da:

Quarta di copertina / Trama
Il cinema ha un suo modo di affrontare i tempi più difficili, che da sempre consiste nel proporre agli spettatori i più facili fra i soggetti possibili. Così nella Londra degli anni dell’ascesa di Hitler, mentre tutti si preparano all’inevitabile, un volitivo produttore, Chatsworth, ritiene sia il momento giusto per mettere in cantiere un’operetta vagamente mitteleuropea, di quelle che vanno parecchio anche a Hollywood nello stesso periodo. Chatsworth è altresì sicuro che La violetta del Prater sbancherà il botteghino, ma a due condizioni: che a dirigerlo sia il più talentuoso e paranoide fra i registi di lingua tedesca, Friedrich Bergmann, e che a occuparsi della sceneggiatura sia un giovane, promettente scrittore – Christopher Isherwood. Quanto segue è semplicemente la storia veridica (come il suo doppio narrativo, Isherwood prima della guerra aveva effettivamente lavorato alla Gaumont) e non resistibile (a volte, si sa, i making of sono cinema allo stato puro) di come un film nasce e si trasforma, e soprattutto di come giorno per giorno rischia, nei modi spesso più folli e sgangherati, la catastrofe. Per John Boorman, questo piccolo gioiello semidocumentario era il più bel libro in circolazione sul rapporto fra il cinema immaginario e quello reale; per qualsiasi lettore, sarà quantomeno una necessaria e appassionante parafrasi della lapidaria definizione che Bergmann, in un momento di franchezza, largisce a Christopher: «Sa che cos’è un film? … Un film è una macchina infernale».
(Ed. Adelphi; Fabula)

Bibliografia Christopher Isherwood