La strada di San Giovanni – Italo Calvino

Incipit La strada di San Giovanni

Una spiegazione generale del mondo e della storia deve innanzi tutto tener conto di com’era situata casa nostra, nella regione un tempo detta «punta di Francia», a mezza costa sotto la collina di San Pietro, come a frontiera tra due continenti. In giù, appena fuori del nostro cancello e della via privata, cominciava la città coi marciapiedi le vetrine i cartelloni dei cinema le edicole, e Piazza Colombo li a un passo, e la marina; in su, bastava uscire dalla porta di cucina nel beudo che passava dietro casa a monte (sapete i beudi, che derivano le acque dei torrenti per irrigare i terreni della costa: un canaletto a ridosso d’un muro, fiancheggiato da uno stretto marciapiede di lastre di pietra, tutto inpiano) e subito si era in campagna, su per le mulattiere acciottolate, tra muri a secco e pali di vigne e il verde.

Incipit tratto da:
Titolo: La strada di San Giovanni
Autore: Italo Calvino
Casa editrice: Mondadori

Bibliografia Italo Calvino

Copertine di La strada di San Giovanni di Italo Calvino
Quarta di copertina / Trama

Tra le opere che Calvino aveva progettato, una doveva essere costituita da una serie di “esercizi di memoria”. In questo volume Esther Calvino ne raccoglie cinque, scritti tra il 1962 e il 1977. E il tema che la memoria ripropone di continuo allo scrittore – come Musa, “figlia della memoria”, ispirava gli antichi – sembra essere quello dell’invisibile, quanto decisivo discrimine tra i mondi inferiori. Così, la strada che suo padre percorreva per andare al podere di San Giovanni segnava la sofferta divisione tra il suo mondo, fatto di boschi e di campi, e quello del figlio, labirinto di muri e di carta scritta.
Così, nella Autobiografia di uno spettatore il cinema americano d’anteguerra diventa lo schermo che separa l’evasione – necessaria per non sfuggire ai propri sogni – dal realismo del cinema del dopoguerra, che sopprimendo la distanza ci avviluppa e ci soffoca. Nel ricordo di una battaglia una azione di guerra partigiana rivive nelle intermittenze e nelle invenzioni della memoria, rendendo aleatorio non solo il passato, ma il presente. Colmo di grazia ironica è il racconto dedicato a un oggetto che ne sembrerebbe lontanissimo, quello che i francesi chiamano la poubelle agrée, la pattumiera gradita: qui il congedo dai rifiuti, rituale di un soggiorno parigino, origina una serie di variazioni intorno al tema della purificazione dalle scorie e delle decantazioni della memoria. Chiude il volume un testo intitolato Dall’opaco, investigazione sulla forma del mondo, che fonde le dimensioni terrestri e cosmiche con le radici dialettali del lessico. La denominazione di “esercizi” è forse la più adeguata a evocare, nella sua pudica discrezione, questo complesso gioco di confronti e di interrogazioni, di intuizioni e di sorprese che è il segreto del libro. Non si tratta, infatti, della memoria che ricupera scaglie del passato per inserirle in un mosaico, ma della memoria come futuro da esplorare retrospettivamente, fonte di immagini dai significati inesauribili: dove finezza speculativa e ricchezza umana e fantastica convergono in un linguaggio di indimenticabile nitore.
(Ed. Mondadori)

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