Passeggeri notturni – Gianrico Carofiglio

Incipit Passeggeri notturni

Alle medie veniva in classe con me un tizio di nome Cannata. A tredici anni giocava a pallanuoto, pesava già sessanta chili, ed era cattivo. Picchiava come un adulto – pugni, calci, testate – senza i freni inibitori che i ragazzini hanno ancora a quell’età. Nessuno, in tutta la scuola, aveva voglia di litigare con lui. Un giorno – eravamo in palestra e aspettavamo il professore di educazione fisica – decise di prendersela con uno che era arrivato in classe nostra solo quell’anno: si chiamava Gabriele, aveva la faccia rotonda, un po’ alla Charlie Brown, portava gli occhiali, andava molto bene in matematica e se ne stava sempre per i fatti suoi.

Incipit tratto da:

Bibliografia Gianrico Carofiglio

Passeggeri notturni di Gianrico Carofiglio
Quarta di copertina / Trama
Voci che risuonano nell’oscurità di vagoni semivuoti, lampi che scaturiscono da frammenti di conversazione, profumi nascosti negli anfratti della memoria. I titoli di questa singolare raccolta – trenta scritti di tre pagine ciascuno – rappresentano di volta in volta un genere diverso, in un susseguirsi di aneddoti, brevi saggi, racconti fulminei. Li popolano soprattutto figure femminili sfuggenti e indimenticabili, mentre a vicende drammatiche, o amare, si alternano situazioni comiche, sempre in un gioco di specchi tra realtà e finzione. A tenere tutto insieme, come in un mosaico, è una scrittura tersa quanto l’aria notturna, capace di svelare le verità celate nei dettagli dell’esistenza con una magistrale economia di parole.

«Un monaco incontrò un giorno un maestro zen e, volendo metterlo in imbarazzo, gli domandò: “Senza parole e senza silenzio, sai dirmi che cos’è la realtà?” Il maestro gli diede un pugno in faccia».
(Ed. Einaudi; Stile Libero Big)

Bibliografia Gianrico Carofiglio