I valori che contano – Diego De Silva

Uno dice: «Accogli».

Incipit I valori che contano (avrei preferito non scoprirli)

Uno dice: «Accogli». E va be’, figuriamoci. Solidarietà, prima di tutto. Empatia e umanità. Non scherziamo. Apri all’estraneo che bussa alla tua porta in cerca d’aiuto, non stare lí a domandarti chi è, cosa ha fatto, da chi fugge. Non badare all’età, al colore della pelle e neanche a quello delle mutande, specie se ha addosso solo quelle. Intanto, salvalo. Anzi, salvala. Esci da quel guscio piccolo-borghese che ti separa dal mondo reale dove la gente vera lotta per vivere. Liberati dalla paura di perdere i tuoi meschini privilegi. Di comprometterti. Per una volta, fa’ qualcosa di giusto, accidenti. Trascura l’eventualità di poterti rendere complice di un reato, o di beccarti un’accusa di sequestro di persona e magari anche di stupro, se poi viene fuori che la ragazza che hai nascosto in casa non ha ancora diciott’anni.
Tra un po’ vi dico cosa penso di questo bel discorsetto. Per ora, stiamo al dialogo appena cominciato fra me e il carabiniere trafelato che un attimo fa ha suonato alla mia porta.

Incipit tratto da:
Titolo: I valori che contano (avrei preferito non scoprirli)
Autore: Diego De Silva
In copertina: Dreamer di Eiko Ojala.
Progetto grafico: Bianco

Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Diego De Silva

Copertine di I valori che contano di Diego De Silva

Quarta di copertina / Trama

Eccolo di nuovo tra noi, l’avvocato d’insuccesso piú amato dagli italiani, in compagnia di un nuovo esilarante socio, di una nuova riluttante fidanzata, e dei suoi soliti pensieri inconcludenti. Ed eccolo alle prese con una nuova causa che sembra già pronto a perdere. C’è una ragazza in mutande sul suo pianerottolo, assomiglia a Pippi Calzelunghe senza trecce, trema, gli chiede aiuto. Ma è una bomba a scoppio ritardato. Vincenzo Malinconico prende in mano quella bomba senza pensarci e se la porta dietro fino alla fine, anche quando la malattia irrompe nella sua vita storcendone l’andatura. Perché ai personaggi capita quello che capita alle persone. E quando diventano di famiglia, di libro in libro li vediamo innamorarsi, nascondersi, combattere, ridere, ammalarsi: vivere, in una parola.
Se non vi è mai successo di nascondere in casa una ragazza in mutande appena fuggita da una retata in un bordello al quarto piano del vostro palazzo, non siete il tipo di persona a cui capitano queste cose. Vincenzo Malinconico lo è. Dovrebbe sapere che corre un rischio bello serio, visto che è avvocato, e invece la fa entrare e poi racconta pure un sacco di balle al carabiniere che la inseguiva e va a bussargli alla porta. È cosí che inizia I valori che contano (avrei preferito non scoprirli), il romanzo in cui Malinconico – avvocato di gemito, piú che di grido – oltre a patrocinare la fuggiasca in mutande (che poi scopriremo essere figlia del sindaco, con una serie di complicazioni piuttosto vertiginose), dovrà affrontare la malattia che lo travolgerà all’improvviso, obbligandolo a familiarizzare con medici e terapie e scatenandogli un’iperproduzione di filosofeggiamenti gratuiti – addirittura sensati, direbbe chi va a cena con lui – sul valore della pena di vivere. Un vortice di pensieri da cui uscirà, al solito, semi-guarito, semi-vincente e semi-felice, ricomponendo intorno a sé quell’assetto ordinariamente precario che fa di lui, con tutti i suoi difetti e le sue inettitudini, una persona che sa farsi voler bene, pur essendo (o forse proprio perché è) un uomo cosí cosí.
(Ed. Einaudi)

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