Mai devi domandarmi – Natalia Ginzburg

Incipit Mai devi domandarmi

Avendo un abbonamento all’opera, vado all’opera più volte nell’anno. Non capisco la musica: perciò non ascolto. Spesso dormo, oppure penso. Penso a tutte le opere che ho sentito nella mia vita. Non ascoltato: sentito. E forse anche sentito è troppo dire. Penso a tutte le opere alle quali ho assistito, testimone inutile e perduto nei propri pensieri. Il Teatro dell’Opera, che frequento da tempo, e dove a lungo ho dormito e pensato, è un luogo assai familiare e quindi ospitale per me.
Ogni volta mi propongo d’ascoltare: ogni volta decido che ascolterò. Ma dopo un poco la mia attenzione svanisce. Vi sono brevi istanti nei quali, involontariamente e quasi distrattamente, ascolto: e in quei brevi istanti, godo i suoni. La soddisfazione d’avere ascoltato è così grande, che mi perdo nel suo mare: ed eccomi di nuovo assente.
(Mai devi domandarmi)

Incipit tratto da:
Titolo: Mai devi domandarmi
Autrice: Natalia Ginzburg
Casa editrice: Garzanti

Bibliografia Natalia Ginzburg

Copertine di Mai devi domandarmi di Natalia Ginzburg

Quarta di copertina / Trama

Natalia Ginzburg possiede la capacità di comunicare col proprio lettore senza diaframmi. Qualcuno parla di semplicità, di immediatezza naif è quello che si chiude a difendere gelosamente dentro a emblemi in apparenza semplici ma mirabolanti d’aspetto, i frutti della propria immaginazione. Li difende perchè istintivamente sente che al di là di essi la cultura può, in un istante, tutto corrodere e dissolvere. Lo scrittore naif procede per passi obligati, per lui inventare e immaginare è un operazione dolciastra e rituale. In Natalia Ginzburg niente di tutto questo. Anzitutto la sua libertà compositiva e la rigorosa unità di fondo che lega ogni sua pagina: tanto che il suo discorso, dopo le prime prove narrative, i primi esperimenti della propria materia emozionale, appare come un continuo, un’opera in progress, nel corso della quale polifonicamente, i diversi temi – dalla vita di casa alla vita in pubblico, dall’esperienza dell’arte a quella del pensiero – si rincorrono, si incastrano musivamente tra loro così da comporre un quadro sottilmente elaborato, dalla precisa filigrana.
E poi la presa immediata sul lettore: quansi una virtù medianica attraverso cui Natalia Ginzburg a toccare certe ansie nascoste, certi bisogni di luce che si annidano nell’animo di tutti. E dentro le pieghe delle emozioni ella sa muoversi inavvertibilmente, trovando subito la parola giusta, o nella parola da altri pronunciata una verità che nessuno vi sospetterebbe
Questo libro, dove il racconto sfuma nella riflessione, o viceversa, dove gli stimoli e i problemi del mondo di oggi affiorano con la prepotenza con cui li viviamo, piùche uno zibaldone di pensieri, o lo scartafaccio in cui la propria vita è raccontata, appare, nel terso disegno dei suoi capitoli staccati e tutti uniti dalla medesima sensibilità, come il romanzo che mai nessuno racconta a se stesso. Il romanzo dei propri incontri con la realtà, delle proprie risposte tutte indirizzate a capirla e a scioglierla dagli enigmi intellettualistici dietro cui molti amano celarla. Un romanzo di cui si è solo noi protagonisti ma che per essere tale bisogna che ogni vistoso narcisismo sia obliterato – e il mondo, nella sua ricchezza prospettica, prenda a mandare il suo arcano suono melodioso che è difficile far sentire.
Natalia Ginzburg vi riesce, quando il suo « io », delicatamente, va a nascondersi dietro un proprio antico dolore, e di là parla con la dolcezza quieta e arresa dei saggi.
Enzo Siciliano
(Ed. Garzanti; Romanzi Moderni 1970)

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