Ah l’amore l’amore – Antonio Manzini

Incipit Ah l’amore l’amore

I vasi sanguigni renali erano stati legati, poi furono sezionati i vasi gonadici e dell’uretere. Il dottor Negri si apprestava ad asportare il rene. Improvvisamente l’incisione xifo-ombelicale cominciò a perdere sangue copiosamente e se ne riempì impedendo la visione del campo operatorio. «Aspirazione!» ordinò il chirurgo. L’emorragia colse l’équipe di sorpresa. L’anestesista montò lo spremisacca per iniziare la trasfusione massiccia al paziente. Petitjacques, l’assistente, cercava insieme alla strumentista di tamponare il sangue. Il chirurgo guardò il monitor dei parametri. La pressione arteriosa scese in maniera vertiginosa e il battito cardiaco arrivò a 150. «Ha una reazione trasfusionale». L’anestesista osservò la sacca appesa al gancio. L’etichetta riportava 0 Rh negativo, lo stesso gruppo del paziente. «Non è possibile!» disse, «la sacca è questa! C’è il nome del paziente» e ordinò una soluzione fisiologica e prednisone. La ferita continuava a buttare sangue, guanti, camici e teli erano lordi di macchie scure. L’anestesista chiuse il deflussore della trasfusione. Tolse la sacca e ne afferrò un’altra per sostituirla. Lo scenario non cambiò, i parametri vitali continuavano a scendere, l’emorragia non si fermava. «Pulsazioni 176, pressione arteriosa 54».

Incipit tratto da:
Titolo: Ah l'amore l'amore
Autore: Antonio Manzini
Illustrazione Copertina: Riccardo Guasco
Casa editrice: Sellerio

Bibliografia Antonio Manzini

Copertine di Ah l'amore l'amore di Antonio Manzini
Quarta di copertina / Trama

Rocco Schiavone, vicequestore ad Aosta, è ricoverato in ospedale. Un proiettile lo ha colpito in un conflitto a fuoco, ha perso un rene ma non per questo è meno ansioso di muoversi, meno inquieto. Negli stessi giorni, durante un intervento chirurgico analogo a quello da lui subito, un altro paziente ha perso la vita: Roberto Sirchia, un ricco imprenditore che si è fatto da sé. Un errore imperdonabile, uno scandalo clamoroso. La vedova e il figlio di Sirchia, lei una scialba arricchita, lui, molto ambizioso, ma del tutto privo della energia del padre, puntano il dito contro la malasanità. Ma, una sacca da trasfusione con il gruppo sanguigno sbagliato, agli occhi di Rocco che si annoia e non può reprimere il suo istinto di sbirro, è una disattenzione troppo grossolana. Sente inoltre una profonda gratitudine verso chi sarebbe il responsabile numero uno dell’errore, cioè il primario dottor Negri; gli sembra una brava persona, un uomo malinconico e disincantato come lui. Nello stile brusco e dissacrante che è parte della sua identità, il vicequestore comincia a guidare l’indagine dai corridoi dell’ospedale che clandestinamente riempie di fumo di vario tipo.
Se si tratta di delitto, deve esserci un movente, e va ricercato fuori dall’ospedale, nelle pieghe della vita della vittima.
Dentro i riti ospedalieri, gli odori, il cibo immangiabile, i vicini molesti, Schiavone si sente come un leone in gabbia. Ma è un leone ferito: risulta faticoso raccogliere gli indizi, difficile dirigere a distanza i suoi uomini, non può che affidarsi all’intuito, alle impressioni sulle persone, ai dati sul funzionamento della macchina sanitaria. E l’autore concede molto spazio alla psicologia e alle atmosfere. Rocco Schiavone ha quasi cinquant’anni, certe durezze si attenuano, forse un amore si affaccia. Sullo sfondo prendono più rilievo le vicende private della squadra.E immancabilmente un’ombra, di quell’oscurità che mai lo lascia, osserva da un angolo della strada lì fuori.
(Ed. Sellerio; La Memoria)

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