Un clandestino a bordo-Dacia Maraini

Incipit Un clandestino a bordo

Caro Enzo,
non ti nascondo che in questo momento Joseph Conrad e le sue navi hanno preso possesso della mia immaginazione e trovo poco spazio per pensare ad uno scritto sull’aborto, come mi hai chiesto.
Sono mesi che rimando questo progetto di un saggio introduttivo alla mia traduzione del breve romanzo (o racconto lungo) di Conrad che si chiama The secret sharer e che uscirà da Rizzoli in primavera.
Ieri notte, dopo aver spento la luce perché ho deciso che “dovevo dormire”, ho pensato a lungo alla scelta che abbiamo fatto di abbinare la parola “paternità” alla parola “aborto”. Erano le tre e avevo gli occhi spalancati nel buio. Il sonno, come succede delle volte, era andato a rintanarsi da qualche parte, lontano, chissà dove, come fa il mio gatto che di notte esce a caccia e non riesco a farlo rientrare. Salvo poi sentirlo miagolare dietro la porta verso le quattro di mattina.

Incipit tratto da:

Un clandestino a bordo - Dacia Maraini

Quarta di copertina / Trama
Si può considerare l’aborto come una conquista fine a se stessa, come la bandiera di una tanto vagheggiata autonomia femminile? Quali che siano le ragioni, spesso disperate e legittime, che spingono una donna a separarsi dal bambino che si è fatto vivo nel suo ventre come un clandestino a bordo, non si tratterà comunque di una tragedia? Di una ferita profonda e non rimarginabile? Eppure le battaglie per la legalizzazione dell’aborto sono state necessarie e giuste. Occorreva una legge per fermare la speculazione sul corpo femminile e la prova della sua utilità consiste nella diminuzione – circa 40% – del numero delle interruzioni volontarie di gravidanza. Queste sono alcune fra le considerazioni e le domande che affronta Dacia Maraini nella Lettera sull’aborto indirizzata all’amico Enzo Siciliano, dove, sulla memoria di un figlio perduto poco prima che nascesse, l’autrice si sofferma ad indagare la dolorosa separazione tra corpo materno e corpo filiale, il legame tra paternità e aborto.

In Corpo a corpo, la seconda parte di cui si compone Un clandestino a bordo, Dacia Maraini continua le sue riflessioni, legate narrativamente alle proprie esperienze personali, sui significati mitologici, erotici, mercantili, del lungo viaggio del corpo femminile attraverso le terre dei padri. Linguaggio della seduzione, violenza, stupro, prostituzione, piacere, senso di colpa, verginità, matrimonio: é possibile per un corpo femminile trovare una porzione di felicità fuori dai luoghi stabiliti dalla convenzionale separazione dei compiti sessuali.
(Ed. Rizzoli; 1996)

Bibliografia Dacia Maraini