Quello che l’acqua nasconde – Alessandro Perissinotto

Incipit
Quello che l’acqua nasconde

Incipit Quello che l’acqua nasconde

C’è un’immagine che affiora con una certa regolarità tra i ricordi della mia adolescenza. È quella di un uomo, o, per meglio dire, di una forma umana completamente carbonizzata, seduta su una sedia sotto i portici di via Po, nel centro di Torino. La televisione, che negli anni ha ridotto il proprio senso del pudore a un’ipocrita avvertenza destinata alle persone “facilmente impressionabili”, ci ha offerto, specie con le serie poliziesche americane, una certa familiarità con la morte più orrenda. Centinaia di cadaveri sono sfilati, attraverso lo schermo, davanti ai nostri occhi; corpi mutilati, mummificati, ridotti a scheletro o, appunto, carbonizzati. Ma a rendere l’immagine della mia memoria infinitamente più atroce di qualsiasi trasmissione televisiva sono tre particolari. Il primo, il più ovvio, è che nella fotografia scattata in via Po non ci sono simulazioni né effetti speciali: è tutto orrendamente vero. Il secondo è dato dall’anomala disposizione del corpo. Quel residuo di pietà che ancora è sfuggito agli eccessi della Reality TV vuole che i corpi delle vittime degli incendi ci vengano presentati in posizione distesa, occultati da un sudario che qualcuno cinicamente solleva per offrire allo spettatore la giusta dose di ribrezzo; il corpo di via Po è invece seduto e assomiglia, nella posa, a una statua in bronzo, o in ferro brunito: una riproduzione a grandezza naturale, qualcosa come L’uomo stanco sulla sedia. Il terzo e più raccapricciante particolare consiste infine nel fatto che quella figura umana, così nera che pare ancora fumare e odorare di bruciato anche in fotografia, non è un cadavere: l’uomo carbonizzato sulla sedia è ancora vivo e cosciente. Lo hanno appena “spento”, forse con un soprabito, forse con dell’acqua, e sta aspettando l’ambulanza. Ogni volta che l’immagine mi si affaccia alla mente, mi chiedo quanto dolore possa aver provato in quei momenti eterni: non sono mai riuscito a darmi una risposta.
Credo di non essere il solo a pormi quella domanda, perché la fotografia di Roberto Crescenzio bruciato vivo ha un posto d’onore (e d’orrore) nei ricordi di quanti nel 1977 avevano più di quattordici anni: io ne avevo quattordici esatti.

Incipit tratto da:
Titolo: Quello che l’acqua nasconde
Autore: Alessandro Perissinotto
Casa editrice: Piemme

Bibliografia Alessandro Perissinotto

Copertina di Quello che l’acqua nasconde di Alessandro Perissinotto

Quarta di copertina / Trama

Edoardo Rubessi è un genetista di fama mondiale, un probabile premio Nobel. Quando, dopo trentacinque anni trascorsi negli Stati Uniti, torna nella sua Torino, tutti lo accolgono come colui che ha il potere di cambiare il destino dei bambini malati: tutti tranne il vecchio. Il vecchio è un uomo venuto dal passato, da quegli anni di piombo che Edoardo credeva di aver lasciato dietro la porta chiusa di una vita precedente. Ma basta una minuscola fenditura nel legno di quella porta perché il dolore e i misteri imprigionati per decenni escano in un soffio violento che investe Edoardo, e che fa vacillare la fiducia che sua moglie, Susan, ha sempre avuto in lui. E sarebbe bello poter liquidare il vecchio con una battuta, dire che è solo un mitomane, ma Susan non ci casca: il vecchio ha lo sguardo di chi sa farsi ubbidire, lo sguardo di un Lagerkommandant, e Susan quel lager domestico, quell’orrore alle porte di casa dovrà esplorarlo mattone per mattone prima di scoprire chi è veramente suo marito.
Dopo Le colpe dei padri, Perissinotto torna a proporci un nuovo viaggio tra le rovine del nostro passato recente, a farci esplorare le memorie rimosse: perché i lager non si sono chiusi nel 1945 e il crudele gioco di vittime e torturatori è continuato a lungo, troppo a lungo.
(Ed. Piemme)

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