Allegro occidentale – Francesco Piccolo

Hong Kong, una mattina.

Incipit Allegro occidentale

Hong Kong, una mattina. Esco dalla mia sontuosa stanza d’albergo a un piano altissimo di un grattacielo. Mi fermo davanti alle decine di ascensori, premo il pulsante e aspetto che uno qualsiasi mi porti giú al sontuoso ristorante per la prima colazione. Entro. C’è un signore cinese. Mentre ci diciamo «morning», mi guarda con un’espressione stupita, quasi sgrana gli occhi, come se non avesse mai visto un essere umano europeo, o per qualche altro motivo che non capisco. M’inquieta. L’ascensore parte e io e questo signore cinese adesso abbiamo davanti un piccolo viaggio insieme, prima di arrivare laggiú al piano terra, e non mi piace che mi guardi cosí come continua a guardarmi, a scrutarmi, fisso, con occhi ormai completamente sgranati, tanto che io comincio ad abbassare lo sguardo per l’imbarazzo, fino a quando lui finalmente non parla e dice quel che voleva dire.
Non m’aspettavo che parlasse e cosí sulle prime non capisco niente, tranne una parola che mi sembra abbastanza inappropriata nel contesto: Hollywood.
Però poi lo guardo e dico «what». Cosí lui ripete la domanda e capisco che sta balbettando (traduco direttamente dall’inglese claudicante che il cinese mostra): «ma lei è… quella star di Hollywood… non mi viene il nome… è lei, vero?»
Mi ha detto cosí.
Attenzione; non ha detto: sembra, somiglia. Ha detto: è.

Incipit tratto da:
Titolo: Allegro occidentale
Autore: Francesco Piccolo
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Francesco Piccolo

Copertine di Allegro occidentale di Francesco Piccolo

Quarta di copertina / Trama

Mister Piccolo è uno scrittore al quale viene fatta una proposta: girare il mondo insieme ad altri sei colleghi. Cosí comincia per lui un’avventura all’insegna della diversità: quella di popolazioni lontane, ma soprattutto della sua. Sí, perché Mister Piccolo, con il bagaglio di Occidente che si porta dietro, capisce ben presto che il vero diverso è lui, segnato dal marchio del privilegio che azzera le distanze geografiche e amplifica le differenze sociali. Eppure, a poco a poco, si lascia permeare dall’imprevedibilità del viaggio, perdendosi nella mesta allegria di sapersi altro da ciò che è. E scopre che i cinesi vedono gli occidentali tutti allo stesso modo (tanto che lui viene scambiato per Nicolas Cage), che a Hong Kong non si è nessuno se non si possiede un biglietto da visita, e che l’avventura piú inquietante, in realtà, l’ha vissuta a Roma, una notte che non aveva i soldi per rientrare a casa in taxi…
(Ed. Einaudi; SuperET)

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