L’animale che mi porto dentro – Francesco Piccolo

La prima volta che mi sono fidanzato, non ero presente

Incipit L’animale che mi porto dentro

La prima volta che mi sono fidanzato, non ero presente. Il momento in cui Federica mi ha detto sí, non l’ho vissuto, ne ho un resoconto frettoloso. Ne so pochissimo perché non c’ero.
Invece, quando mi ha lasciato, c’ero anch’io.
Era una mattina di giugno, la seconda media stava finendo. Ci eravamo fidanzati, a me sembrava piuttosto seriamente, pochi mesi prima (o piú probabilmente poche settimane prima) attraverso l’incontro tra il mio amico fidato e Federica, che era insieme alla sua amica fidata. Si erano parlati, lui aveva fatto per procura la dichiarazione a Federica, rivolgendosi a tutt’e due; e tutt’e due avevano risposto sí, anche se la domanda riguardava solo Federica.

Incipit tratto da:
Titolo: L’animale che mi porto dentro
Autore: Francesco Piccolo
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia Francesco Piccolo

Copertine di L'animale che mi porto dentro di Francesco Piccolo

Quarta di copertina / Trama

«Quello che tenevo compresso dentro di me, nell’ora di educazione fisica o durante i film di Maciste, o certe sere quando andavo a dormire e avevo paura, era l’angoscia di dimostrare di essere maschio. Doverlo far vedere a tutti, ogni ora, ogni giorno, ogni settimana. E ogni volta misurare la mia inadeguatezza».
«Se c’è qualcosa che mi dispiace molto, se ho un dolore fisico, se ho una scadenza, se devo risolvere un tarlo interiore, se ho dei dubbi, se ingrasso, se mi colpisce un lutto molto doloroso, se faccio un incidente per strada – ignoro; ignoro tutto. Vado avanti, non voglio intoppi. Continuo».
Quella che Francesco Piccolo racconta è la formazione di un maschio contemporaneo, specifico e qualsiasi. Il tentativo fallimentare, comico e drammatico, di sfuggire alla legge del branco – e nello stesso tempo, la resa alla sua forza. La lotta indecidibile e vitale tra l’uomo che si vorrebbe essere e l’animale che ci si porta dentro.
Perché esiste un codice dei maschi; quasi tutte le sue voci sono difficili da ripetere in pubblico, eppure non c’è verso di metterle a tacere. Tanti anni passati a cercare di spegnere quel ronzio collettivo per poi ritrovarsi ad ascoltarlo, nel proprio intimo, nei momenti piú impensati. «Dentro di me continuerò sempre a chiedermi: siete contenti di me? sono come mi volevate?»
In un mondo da sempre governato dai maschi, capirli è la chiave per guardare piú in là. Per questo il racconto si nutre di tutto ciò che incontra – Sandokan e Malizia, i brufoli e il sesso, l’amore e il matrimonio, l’egoismo e la tenerezza – in un andamento vivissimo ma riflessivo, a tratti persino saggistico, che ci interroga e ci risponde, fino a ridisegnare il nostro sguardo.
(Ed. Einaudi)

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