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Morte di un ex tappezziere – Francesco Recami

Incipit Morte di un ex tappezziere

Le esequie erano previste per le tre del pomeriggio, nella chiesa di Santa Maria Bianca della Misericordia, al Casoretto. Il luogo era assai affollato, ma nonostante questo ci faceva un gran freddo. I presenti aspettavano che la cerimonia cominciasse, fissando la bara, ai cui piedi erano posati due semplici mazzi di fiori. Oppure guardavano per terra o in giro, per vedere se i parenti erano arrivati. Alcuni osservavano la grossa pala sopra l’altare, che raffigurava una Madonna in Adorazione del Creatore, piazzata su una nuvola, mentre in basso un alto prelato e un monaco mostravano com’era la chiesa dell’abbazia del Casoretto qualche secolo prima.
Il funerale doveva avere carattere di sobrietà e di decoro, che appartenevano al defunto, vale a dire Amedeo Consonni. Come sempre succede in questi casi c’erano però delle difficoltà.

Incipit tratto da:

  • Titolo: Morte di un ex tappezziere
  • Autore: Francesco Recami
  • Casa editrice: Sellerio

Bibliografia Francesco Recami

Morte di un ex tappezziere di Francesco Recami

Quarta di copertina / Trama
Amedeo Consonni, il tappezziere pensionato protagonista di avventure rocambolesche e di investigazioni paradossali, è morto. Non di morte naturale, però. Ma come si è arrivati a quell’esito fatale? Occorre tornare un po’ indietro.
Angela, la professoressa Mattioli vicina di casa e matura fidanzata del tappezziere, ufficialmente è andata a Bruxelles dalla figlia, ma è via anche per certi affari misteriosi. Un po’ immalinconito, Amedeo si trova ad affrontare la solitudine e prende una di quelle sbandate senili per una giovane barista, una bella ragazza dell’Est, che sembra in cerca di un padre o non è insensibile verso chi la tratta con antica cavalleria. Consonni si strugge d’amore. Intanto la vita della Casa di ringhiera procede nella micro malignità di tutti i giorni: il vecchio De Angelis tende le sue trappole al cagnetto che gli lorda la BMW e al suo padrone, l’ex alcolizzato e detossificato Claudio subisce le angherie della finta invalida signorina Mattei-Ferri, Donatella è incalzata da un corteggiatore, i peruviani del secondo piano diffondono chiasso festaiolo. Tutto come al solito.
Questo piccolo teatro della crudele normalità è scombussolato dall’irrompere di due intrecci criminosi. La passione trascina Consonni in una storia infame di sfruttamento e traffici schiavistici di giovani donne, mentre un cospicuo panetto di droga, nascosto da due spacciatori di via Padova, viene scoperto da alcuni inquilini della ringhiera, proprio quelli che non avrebbero dovuto farlo. Ne segue l’entropico procedere, segnato da umorismo nero, dei gialli-non gialli di Francesco Recami, fino allo scioglimento finale del mistero. Con una sorpresa provvisoria ma definitiva. Quasi più che negli altri polizieschi anomali della Casa di ringhiera, questa avventura è dominata dall’equivoco, dal sospetto, dalla maldicenza, dal disagio. Un fatto normalmente innocente diventa misfatto colpevole agli occhi degli inquilini impiccioni, sempre pronti a considerarsi vittime di complotti orditi dal prossimo e altrettanto pronti a ordirne di propri. Dopodiché, di malinteso in errore la faccenda monta, e si trasforma in delitto come una profezia che si autodetermina. Alcuni dicono della condizione attuale del noir che «il confine tra il crimine e la vita quotidiana non esiste più». Per verificare la correttezza di tale affermazione potrebbero immergersi, anche solo per dieci minuti, nelle agghiaccianti vicende che hanno portato Amedeo Consonni dove si trova adesso.
(Ed. Sellerio; La memoria)

Bibliografia Francesco Recami