L’anima della frontiera – Matteo Righetto

Ci sono paesi che sanno di sventura

Incipit L’anima della frontiera

Ci sono paesi che sanno di sventura.
Si riconoscono respirando la loro aria torbida, magra e vinta come tutto ciò che è fallito.
Anche Nevada era così, con la sua manciata di uomini e donne che vivevano in casupole inerpicate sui versanti vertiginosi della riva destra del fiume, seminascoste da boschi aspri e disseminate qua e là tra le masiere, piccoli terrazzamenti sottratti alla parete che, a oriente dell’altopiano di Asiago, scendono verso Enego e poi si tuffano nel canale di Brenta e nella Valsugana.
Era su queste masiere, delimitate da muri a secco tirati su con le pietre a scaglie che sbucano da quella terra come nemmeno le talpe, che gli abitanti del posto coltivavano il tabacco. Lo facevano da generazioni, da secoli, perché sopra la val Brenta il tabacco cresceva bene e veniva buono come nessun altro in circolazione, e per questo aveva sostituito il commercio del legname già nel Seicento, quando giù a valle, da nord a sud, infuriava la peste nera e sembrava che per nessuno ci fosse un domani.

Incipit tratto da:
Titolo: L'anima della frontiera
Autore: Matteo Righetto
Casa editrice: Mondadori

Bibliografia Matteo Righetto

Copertine di L'anima della frontiera di Matteo Righetto
Quarta di copertina / Trama

Nevada. Sembra il nome di un deserto, e invece è il luogo in cui vive la famiglia De Boer, in alta val Brenta. Una terra circondata da boschi aspri, dove le case si inerpicano su pendii vertiginosi. Sono gli ultimi anni dell’Ottocento e i De Boer, che lavorano nei campi di tabacco, il pregiatissimo Nostrano del Brenta, vivono consapevoli che solo nella muta e rispettosa alleanza tra uomini e natura selvaggia esiste una possibilità di sopravvivenza.
Augusto è il capofamiglia, un uomo taciturno, lavoratore instancabile, capace di ascoltare la voce dei boschi e il fischio del vento. Jole, la figlia maggiore, ha la stessa natura selvatica del padre e una sfrenata passione per i cavalli.
I proventi del tabacco però non sono sufficienti a far campare la famiglia con dignità. Ecco perché Augusto un giorno decide di tentare il viaggio oltre la frontiera austriaca per contrabbandare l’eccedenza del raccolto. Un cammino impervio attraverso sentieri e passaggi impraticabili, minacciato dalle bestie feroci, dagli agguati dei briganti e dalla sorveglianza dei finanzieri.
Jole ha quindici anni quando suo padre stabilisce che è giunto il momento di portarla con sé: qualcun altro deve conoscere la strada. Non passerà molto tempo prima che la ragazza si trovi a dover compiere il viaggio da sola.
Inoltrandosi con solenne lentezza in una natura maestosa, rifugio accogliente e poi, d’un tratto, trappola insidiosa, Jole cerca di portare al sicuro il suo prezioso carico e di capire cosa sia successo al padre, che tre anni prima non ha più fatto ritorno proprio da una spedizione in Austria.
L’anima della frontiera è un romanzo unico, lirico e scarno, nitido come un cielo spazzato dal vento. Matteo Righetto descrive con maestria scenari naturali di grande bellezza e ne fa il correlativo oggettivo dell’anima delicata e forte della sua splendida protagonista. Un western letterario che con una scrittura pulitissima e quasi materica riesce a trasmetterci un’epica intima e solenne.
(Ed. Mondadori)

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