Gli sfiorati – Sandro Veronesi

Incipit

Gli sfiorati

Incipit Gli sfiorati

Il suo olfatto era già sveglio abbastanza da straziarlo con un pesante tanfo di stalla. La luce del mattino forzava il sipario fragolino delle palpebre, che si sollevarono lentamente, come due schermi gemelli ancora occupati dal sogno che vi veniva proiettato. Aprendo gli occhi, faticò prima di mettere a fuoco una noce di cocco, poggiata sulla coperta del letto accanto alla massa informe del suo corpo. Impossibile, pensò, e tornò a chiudere gli occhi.
Invece era vero, vi si dovette rassegnare. Da una serie di successive, sorprendenti rivelazioni, Mète fu costretto ad accettare per buona la realtà bruta di quella mattina: una noce di cocco era poggiata sul letto, vicino a lui; sotto le coperte aveva dormito vestito di tutto punto, con tanto di giacca e scarpe; proprio le scarpe, dalle suole di spessa gomma scolpita, avevano sparso tra le lenzuola una minacciosa sostanza marrone; il telefono era riverso sul pavimento, con la cornetta staccata da cui proveniva il segnale di occupato, e una mosca ronzava in qualche angolo della stanza. La stanza, a ogni buon conto, era la sua, quella in cui da sei mesi, fino a quella mattina, Mète s’era risvegliato ogni giorno abbastanza ordinariamente nel cuore di Roma. Immobile, incapace per il momento di muovere un dito, si limitò a sparpagliare l’attenzione per quello scenario incongruo, che appariva sempre più chiaramente come la conseguenza di qualcosa. Ma non riusciva ancora a ricordarsi di cosa, né a spiegarsi la ragione dell’acuto rimorso che adesso aveva preso a rodergli le viscere.

Incipit tratto da:
Titolo: Gli sfiorati
Autore: Sandro Veronesi
Casa editrice: Bompiani
Copertina Gli sfiorati di Sandro Veronesi

Bibliografia Sandro Veronesi

Quarta di copertina / Trama

Nel cuore di questo romanzo dorme una bomba a orologeria, che basta sfiorare perché esploda. Questa bomba ticchettante è una ragazza bionda di diciassette anni, Belinda, ed è stata consegnata al fratellastro Mète perché la custodisca senza farla scoppiare.
Nello scenario di una Roma inedita e asfissiante, che stagna nella propria “tolleranza fondata sul disprezzo”, Belinda e Mète sono i due capi del filo della storia, i due bandoli di una matassa che aggrovigliandosi cattura una miriade di personaggi. Sono loro “gli Sfiorati”, giovanissimi eroi di una generazione che ha avuto ogni cosa senza capire nulla, che è ovunque vicina e mai presente, e viaggia veloce sulla schiuma di un’onda che dissolve l’esistenza in gesti leggeri e gratuiti: lo sperpero, gli abiti dozzinali, il ballo, il caos allo stato puro e fluido, la frenesia delle rincorse in metropolitana, la televisione perennemente accesa che lancia i suoi riflessi azzurri in stanze piene di fumo…
Già narratore, nel suo precedente libro, di un epico e avventuroso bilancio tra padri e figli, stavolta Veronesi mette in campo i suoi sbandati fratelli minori con la consapevolezza di individuare un nuovo “tipo umano”, che nell’attuale panorama narrativo non era ancora stato cantato. Ma così come Mète, studioso di gnosi e di grafologia, crede di salvare Belinda diagnosticandole la malattia che si annida persino nei caratteri della scrittura (e invece di salvarla la condanna), anche Veronesi per amore dei suoi ragazzi non fa che accelerarne il destino, renderlo confuso, ineludibile, fino al punto di non ritorno: l’esplosione della bomba, appunto, quando l’ambigua innocenza giovanile viene per sempre distrutta ( e non si può non pensare a Fitzgerald, ai suoi Belli e dannati) e sopraggiunge la penitenza, inevitabile, ferma, finalmente sostanziale, che fissa questo romanzo proteiforme nella sua posa finale di addio per sempre all’abbondanza.
(Ed. Mondadori; Scrittori Italiani)

Indice cronologico opere Sandro Veronesi

Da questo romanzo il film Gli sfiorati per la regia di Matteo Rovere (2011)

Locandina film gli sfiorati