Un uomo in mutande – Andrea Vitali

Incipit Un uomo in mutande

La frittata di patate e cipolle della signora Misfatti era una schiccheria. Benché sapesse che l’appuntato suo marito la teneva in conto di prelibatezza per la quale avrebbe pagato pur di averla nel piatto più spesso, la cucinava solo quando le veniva l’uzzolo. Come, quando e perché era un mistero. Il Misfatti aveva indagato, osservato, chiesto. Niente da fare. Ubbie delle donne, aveva concluso, punto e basta.
La sera di venerdì 12 aprile 1929, quand’era già in divisa poiché gli toccava il servizio notturno, il naso dell’appuntato percepì l’inebriante aroma del soffritto di cipolla che sfrigolava in padella. Alle sette precise una sontuosa frittata calò al centro della tavola. Avrebbe sfamato quattro soggetti di solido appetito. Dieci minuti più tardi metà era già finita nello stomaco del carabiniere mentre nel piatto della cuoca il triangolo che s’era servita aveva perso sì e no metà della sua area.
Il resto?
«Peccato avanzarlo», osservò il Misfatti.
La moglie sorrise mentre il marito se ne serviva un’ulteriore porzione lasciando nella padella quello che infine, con proprietà di misura, si poteva definire avanzo. E che, come tale, stante le piccole dimensioni, l’appuntato archiviò con due altri bocconi.

Incipit tratto da:
Titolo: Un uomo in mutande. I casi del maresciallo Ernesto Maccadò
Autore: Andrea Vitali
Casa editrice: Garzanti

Bibliografia Andrea Vitali

Quarta di copertina / Trama

12 aprile 1929. È la volta buona. Capita di rado, ma quando è il momento l’appuntato Misfatti si fa trovare sempre pronto. Dipende dall’uzzolo della moglie, che stasera va per il verso giusto. E così, nel piatto del carabiniere cala una porzione abbondante di frittata di cipolle. Poi un’altra, e una fetta ancora, e della frittata resta solo l’odore. Che non è buona cosa, soprattutto perché ha impregnato la divisa, e chi ci va adesso a fare rapporto al maresciallo Ernesto Maccadò diffondendo folate di soffritto? Per dirgli cosa poi?, che durante la notte appena trascorsa è stato trovato il povero Salvatore Chitantolo mentre vagava per le contrade mezzo sanguinante e intontito, dicendo di aver visto un uomo in mutande correre via per di là? Sì, va be’, un’altra delle sue fantasie. In ogni caso la divisa ha bisogno di una ripulita. Ma proprio energica. Come quella di cui avrebbero bisogno certe malelingue, che non perderebbero l’occasione di infierire sullo sfortunato Salvatore ventilando l’idea di rinchiuderlo in un manicomio. Anche il Comune, guarda un po’, sta progettando una grande operazione di pulizia, una «redenzione igienica» che doti Bellano delle stesse infrastrutture che vantano già altri paesi del lago, più progrediti nella civiltà e nel decoro. Ma, un momento, che ci faceva esattamente un uomo in mutande, in piena notte, per le vie del paese? E perché correva?
In Un uomo in mutande il maresciallo Ernesto Maccadò si trova per le mani un caso che forse non lo è, o forse sì. Andrea Vitali gioca con il suo personaggio preferito, stuzzicando la sua curiosità e mettendo alla prova le sue doti di buon senso. Una specie di trappola alla quale chissà se il maresciallo saprà sfuggire. Unica certezza: il godimento del lettore.
(Ed. Garzanti)

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