Bagheria – Dacia Maraini

Incipit Bagheria

Bagheria l’ho vista per la prima volta nel ’47. Venivo da Palermo dove ero arrivata con la nave da Napoli e prima ancora da Tokyo con un’altra nave, un transatlantico.
Due anni di campo di concentramento e di guerra. Una traversata sull’oceano minato. Sopra il ponte ogni giorno si facevano le esercitazioni per buttarsi ordinatamente in mare, con il salvagente intorno alla vita, nel caso che la nave incontrasse una mina.

Incipit tratto da:

Bagheria - Dacia Maraini

Quarta di copertina / Trama
Un’appassionante ricerca di luoghi e di tempi lontani, ma non perduti negli affetti e nella memoria. Un lungo racconto autobiografico che dipinge, con tratti composti e partecipi, la Sicilia, la cittadina di Bagheria e la villa di famiglia alla quale approda Dacia Maraini bambina, dopo due durissimi anni di prigionia trascorsi in un campo di concentramento giapponese. Ed ecco, rievocati dal fiume di ricordi, i colori, i sapori, le luci di una terra antica e sorprendente: un padre alla quale la bambina è legata da un affetto profondo, complice e sconfinato; la madre coraggiosa e appassionata, le tante zie, una nonna che, per non aver potuto seguire la strada del palcoscenico, ha fatto della sua vita un teatro permanente, il sesso scoperto come raggiro e sopraffazione, la bellezza della natura intatta e lo scempio edilizio degli anni Settanta, la mafia, l’arroganza familiare, lo stupro, la presenza impalpabile e inquietante di Marianna Ucrìa come appare in un quadro ritrovato e poi sparito con i ladri dopo la morte dell’ultima zia. Una narrazione complessa e profonda che, a poco a poco, si trasforma in lugo racconto di sé; una conversazione sempre estremamente sincera, ma condotta con un geloso pudore dei propri sentimenti e un’attenzione ostinata per i ritmi musicali della narrazione.
(Ed. Club degli Editori)

Bibliografia Dacia Maraini