La ballata di Iza – Magda Szabó

Incipit La ballata di Iza

La notizia arrivò al mattino, la sorprese mentre abbrustoliva il pane.
Iza le aveva mandato tre anni prima un pratico apparecchio dove le fette di pane si doravano di una crosta color rosa pallido in mezzo a filamenti elettrici; lei se l’era rigirato tra le mani, l’aveva esaminato per un po’, poi l’aveva riposto nella sua scatola e messo in fondo all’armadio in cucina da dove non l’aveva piú tirato fuori. Non si fidava delle macchine, non si fidava nemmeno di qualcosa tanto abituale e quotidiano come l’elettricità. Se un corto circuito o un temporale interrompevano la corrente per un paio d’ore, tirava giú dalla credenza il candelabro di rame a due braccia, con le candele sempre pronte per precauzione, lo portava fuori dalla cucina, e quei rametti ardenti che teneva sopra la testa attraversando l’ingresso a piccoli passi sembravano le corna di un vecchio, mite, cervo. Non era riuscita neanche ad abituarsi all’idea del tostapane elettrico; le sarebbero mancate le soste accoccolata accanto al fuoco, il respiro particolare della brace simile a quello di un organismo vivente. I colori ininterrottamente cangianti dei tizzoni conferivano alla stanza una particolare vivezza; quando il fuoco era acceso, non si sentiva mai sola, anche se nell’appartamento non cera nessun altro a parte lei.

Incipit tratto da:

La ballata di Iza - Magda Szabó

Quarta di copertina / Trama
Alla morte del marito Vince, un vecchio magistrato, Etelka accetta la proposta della figlia di lasciare la cittadina di provincia dove ha trascorso gran parte della vita e di trasferirsi a Budapest. Iza, una dottoressa molto attiva e stimata da pazienti e colleghi, organizza la vita della madre in ogni dettaglio, eliminando qualsiasi traccia del passato. Poco alla volta l’anziana donna si ritrova come pietrificata in una sorta di non-esistenza, sino a quando non decide di tornare nella cittadina per assistere alla posa di una lapide sulla tomba del marito.
Il romanzo conferma il grande talento di Magda Szabó nell’accostare personalità ora antitetiche ora empatiche, coinvolgendo il lettore nelle loro frustrazioni e rimpianti, ma anche nei loro momenti di coraggio, tenerezza e amore.

Durante gli anni del fascismo ungherese, Vince Szocs, un magistrato incorruttibile, viene messo in disparte dal regime perché durante un processo non segue le direttive del potere e assolve alcuni scioperanti. La sua caduta in disgrazia fa sì che la figlia non possa andare all’università. Solo dopo il ’45, quando il padre viene riabilitato, Iza può tornare a studiare medicina; è così brava che dalla provincia si trasferisce in un ospedale di Budapest. Il torto subito dal padre l’ha tuttavia resa fredda, inavvicinabile, incapace di rapporti umani.
Quando Vince muore, Iza decide di portare nella capitale la madre e le organizza tutta l’esistenza; in modo perfetto com’è nel suo stile, ma anche assolutamente algido. Incapace di opporsi alla volontà della figlia, Etelka, che è una donna molto semplice, cade in una sorta di disperato mutismo. Dopo alcuni mesi fa ritorno nella cittadina per assistere alla posa di una stele sulla tomba del marito.
Scritto nei primi anni Sessanta, La ballata di Iza ha alcuni punti di contatto con La porta, il romanzo più noto di Magda Szabó: il complesso rapporto fra due donne, la generale incapacità umana di comprendersi e di comunicare, con la storia dell’Ungheria sullo sfondo. Si conferma così la straordinaria bravura della scrittrice, capace di narrare l’insopportabile solitudine di Etelka, il suo lento rinchiudersi e spegnersi, l’incapacità – o si dovrebbe forse dire la non volontà? – di Iza di immedesimarsi nella madre, con una scrittura lieve ma allo stesso tempo precisa e implacabile, alla quale è difficile sottrarsi.
(Ed. Einaudi; SuperCoralli)

Bibliografia Magda Szabó