Un baule pieno di gente – Antonio Tabucchi

Incipit Un baule pieno di gente

C’è, subito, qualcosa di eccessivo nella biografia di questo portoghese che col passare degli anni rischia di diventare uno dei più importanti poeti del Novecento: qualcosa di troppo eccessivo per non insospettire, anzi allarmare chi si metta sulle tracce. È un eccesso per difetto; è la totale mancanza di indizi o, se si vuole, l’evidenza fatta paradigma, l’alibi perfetto: qualcosa che fa pensare al nascondiglio nell’ostentazione della lettera rubata di Poe e che nella fattispecie significa un eccesso di anonimato, una quintessenza di banalità.
(In mancanza di prove)

Incipit tratto da:

Un baule pieno di gente - Antonio Tabucchi

Quarta di copertina / Trama
“Sembra quasi pleonastico dire che nell’immenso e misterioso libro che Pessoa ci ha lasciato il centro più riposto, e certo il più imperioso, è l’eteronimia. Eteronimia intesa non tanto come metaforico camerino di teatro in cui l’attore Pessoa si nasconde per assumere i suoi travestimenti letterario-stilistici; ma proprio come zona franca, come terrain vague, come linea magica varcando la quale Pessoa diventa un altro da sé senza cessare di essere se stesso. L’eteronimia di Pessoa rimanda semmai alla capacità di vivere l’essenza di un gioco; non a una finzione, pertanto, ma a una metafisica della finzione, o a un occultismo della finzione; forse a una teosofia della finzione.”
Antonio Tabucchi
(Ed. Feltrinelli; Economica Universale)

Bibliografia Antonio Tabucchi