Chesil Beach – Ian McEwan

Incipit Chesil Beach

Erano giovani, freschi di studi, e tutti e due ancora vergini in quella loro prima notte di nozze, nonché figli di un tempo in cui affrontare a voce problemi sessuali risultava semplicemente impossibile. Anche se facile non lo è mai. Si erano appena seduti a cena nella saletta minuscola al primo piano di una locanda in stile georgiano. Dalla stanza accanto, attraverso la porta aperta, si scorgeva un letto a baldacchino, piuttosto stretto, dalla sopraccoperta candida e tesa con una perfezione pressoché innaturale. Edward tenne per sé il fatto di non avere mai dormito in un albergo, mentre Florence, dopo tutti quei viaggi col padre da piccola, era una veterana. A livello superficiale, erano di ottimo umore. Il matrimonio, nella chiesa di St Mary a Oxford, era andato bene: una cerimonia decorosa, un rinfresco gradevole, i saluti dei compagni di scuola e del college commossi e incoraggianti. I genitori di lei non avevano assunto atteggiamenti paternalistici con quelli di lui, come si era temuto, e la madre di Edward si era comportata dignitosamente, evitando di scordare il motivo dei festeggiamenti. Gli sposi si erano allontanati a bordo di un’utilitaria di proprietà della madre di Florence e, sul fare della sera, erano arrivati nel loro albergo sulla costa del Dorset, con un clima magari non ideale per metà luglio e per la circostanza, ma assolutamente accettabile: non pioveva infatti, anche se non faceva nemmeno abbastanza caldo, secondo Florence, per cenare fuori in giardino come avevano sperato. Edward era di un altro avviso. Tuttavia, cortese fino all’eccesso, non si era nemmeno sognato di contraddirla proprio quella sera.

Incipit tratto da:

    • Titolo: Chesil Beach
    • Autore: Ian McEwan
    • Traduzione: Susanna Basso
    • Titolo originale: On Chesil Beach
    • Casa editrice: Einaudi

Bibliografia di Ian McEwan

Chesil Beach - Ian McEwan

Incipit On Chesil Beach

They were young, educated, and both virgins on this, their wedding night, and they lived in a time when a conversation about sexual difficulties was plainly impossible. But it is never easy. They had just sat down to supper in a tiny sitting room on the first floor of a Georgian inn. In the next room, visible through the open door, was a four–poster bed, rather narrow, whose bedcover was pure white and stretched startlingly smooth, as though by no human hand. Edward did not mention that he had never stayed in a hotel before, whereas Florence, after many trips as a child with her father, was an old hand. Superficially, they were in fine spirits. Their wedding, at St. Mary’s, Oxford, had gone well; the service was decorous, the reception jolly, the send–off from school and college friends raucous and uplifting. Her parents had not condescended to his, as they had feared, and his mother had not significantly misbehaved, or completely forgotten the purpose of the occasion. The couple had driven away in a small car belonging to Florence’s mother and arrived in the early evening at their hotel on the Dorset coast in weather that was not perfect for mid–July or the circumstances, but entirely adequate: it was not raining, but nor was it quite warm enough, according to Florence, to eat outside on the terrace as they had hoped. Edward thought it was, but, polite to a fault, he would not think of contradicting her on such an evening

Incipit tratto da:

  • Title: On Chesil Beach
  • Author: Ian McEwan
  • Publisher: Anchor
  • Language: English

Quarta di copertina / Trama
n una bella notte di luglio del 1962, davanti alla lunga e romantica distesa di ciottoli di Chesil Beach, ha inizio la luna di miele di Florence Ponting e Edward Mayhew, ricca e promettente violinista lei, modesto e promettente storico lui, entrambi nuovi alle vie dell’amore. I due giovani si amano molto e, nel trepidante preludio alla prima notte di nozze, molto se lo ripetono, ma il loro discorso amoroso non va oltre.
Mancano a Florence le parole per dire la vergogna e il disgusto che prova al pensiero pur vago di quanto l’attende sotto le coperte ben tese del letto d’albergo, proprio mentre si sforza di non deludere le aspettative del marito; e mancano a Edward le parole per dire l’ansia di non riuscire a contenere l’impazienza e la paura di non saper interpretare i segnali di un corpo sconosciuto e misterioso quanto un’altra galassia.
Poco tempo ancora e il vento della liberazione culturale avrebbe soffiato anche su quell’angolo d’Inghilterra, sciogliendo, forse, i loro due destini insieme a quelli delle generazioni a venire. Poco tempo, un anno appena, secondo il poeta Philip Larkin, prima di quell’«annus mirabilis» della rivoluzione sessuale – il 1963 appunto, «tra la fine del bando a Lady Chatterley / e il primo ellepì dei Beatles» – quando, sdoganati gli scambi fisici e verbali fra i sessi, il litigio si sarebbe tramutato in accordo e la vergogna in gioco. Ma sulla soglia scomoda di quell’evento sismico, è all’insegna della contesa inibita, davanti a un pasto sgradito che le convenienze impediscono di rifiutare, che Florence e Edward conducono in silenzio il loro delicatissimo negoziato.
Occorrerebbe una parola, un solo gesto, per distendere il groviglio e ricordare ai due sposi perché sono lì. Occorrerebbe una parola per impedire alla frustrazione di tramutarsi in fallimento, il fallimento in rabbia, la rabbia in amarezza, rinnovata all’infinito come la risacca sui ciottoli di Chesil Beach.
(Ed. Einaudi; SuperCoralli)

Bibliografia di Ian McEwan