Di corno o d’oro – Laura Pariani

Incipit Di corno o d’oro

Tilcara sta alla fine dell’altopiano, sulla strada che va dall’Argentina alla Bolivia: un paesino con le case dipinte a colori chiarissimi, celesti e verdolini. Il cielo è pallido, di cristallo, vicino al punto che sembra possibile carezzarlo con le dita. Un cielo straniero. Perché sei qui, Carlén? — sembra dirgli — non al tuo posto, così lontano dall’Italia, così perdutamente lontano da casa? …ma da quale casa, da quale casa, hombre?!… L’aria è così rarefatta da arrivare nei polmoni senza aver avuto il tempo di sentirla nel naso.

Incipit tratto da:

Di corno o d’oro - Laura Pariani

Quarta di copertina / Trama
«Le date, per me, sono essenziali per costruire i miei personaggi, che non vivono dovunque e sempre. Come lettore, io trovo vuoto e piatto un certo modo di raccontare, i cui personaggi potrebbero esistere da qualsiasi parte, a New York come a Milano, in una condizione più teorica che reale. Per me – per me scrittore intendo – non è così. Io devo vedere i miei personaggi in uno spazio e in un tempo precisi, altrimenti non riesco a trovare il loro spessore e la loro voce – e con il termine ‘voce’ non voglio dire solo le loro parole o il loro fraseggiare, ma anche la loro coscienza e il suono dei loro pensieri, che vive ed è immerso in un periodo determinato (la fine dell’Ottocento) e in un ambiente specifico (la valle del Ticino a quell’epoca). Ho un debito verso i luoghi che mi hanno permesso di far esistere i miei personaggi, di vederli muoversi e agire: per Tre gozzi e tre cervelli le rive estive del Naviglio tra Boffalora e Turbigo; per L’organetto la Cúrt dî Bièi sommersa dalla neve, nel paese dove sono cresciuta (o forse dovrei dire: il ricordo della Cúrt dî Bièi, visto che da tempo non esiste più e il suo posto è stato preso da un brutto condominio); per ‘l dutùr de la Cassinétta il sentiero che dal canale Villoresi sale a Tornavento, in un pomeriggio autunnale. Quanto ai tempi, debbo molto ai racconti dei miei nonni, alle vecchie canzoni popolari, a certe fotografie sbiadite. Suggerimenti mi son venuti anche da alcuni documenti d’archivio – certo ai margini della storia ufficiale – come una lettera di licenziamento del Comune di Inveruno per una maestra nubile in stato interessante, relazioni di medici condotti sulla pellagra, la richiesta di un sussidio inoltrata alle Ferrovie Nord da Catterina B. …frammenti, brandelli di storie dimenticate e vaghe, che sillabano immagini e frasi da ripulire, elaborare, ricucire, riempiendone i vuoti. Il bello del lavoro di uno scrittore sta proprio in questo: può riscattare delle vicende che nella realtà sono sempre frantumate e caotiche …».
Laura Pariani
(Ed. Sellerio; La Memoria)

Bibliografia Laura Pariani