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Il conto dell’ultima cena – Andrea G. Pinketts

Incipit Il conto dell’ultima cena

Cercavamo di ammazzare il tempo prima che il tempo ammazzasse noi. Era una lotta impari. A volte sembrava stecchito proprio un tempo morto, poi improvvisamente, prima del tepore della noia, si rialzava e, con uno scatto da centometrista drogato, passava quasi più veloce delle lancette del mio orologio, che in effetti, come molti Rolex, era in ritardo di cinque minuti.
In ogni caso, noi cocciuti, duri come il marmo dei nostri monumenti funebri, insistevamo a giocare col tempo, a giocare col morto senza sapere, o forse preferendo ignorare, che il morto in quel gioco eravamo noi. Seguitavamo, sparati come siluri, nel tentativo di ammazzare il tempo. Come? Oh, le provavamo tutte, chi con l’alcool, chi con le droghe, chi col bricolage. Qualcuno addirittura, pur di ammazzare il tempo, si metteva a lavorare. Ma il paese, per un verso o per l’altro, brulicava di disoccupati, che non potendo nemmeno permettersi il (discutibile) privilegio di lavorare, per evitare di farsi ammazzare dal tempo lo prevenivano suicidandosi.

Incipit tratto da:

Il conto dell’ultima cena - Andrea G. Pinketts

Quarta di copertina / Trama
In questo nuovo romanzo di Andrea Pinketts ritroviamo Lazzaro Santandrea, alter ego dell’autore, e il suo seguito di personaggi. Il protagonista (trentatreenne folgorato dalla constatazione che tutti i giusti, da Gesù Cristo a John Belushi, sono morti alla sua età) è un profano che lotta contro il sacro pur subendone il fascino. Un giorno gli appare la Madonna, il che lo stupisce molto, perché la Signora di solito si presenta alle pastorelle ignoranti. Da questo incontro nasce una serie di eventi tra il tragico e il grottesco che conducono Lazzaro a
rendersi conto che l’Apparizione è tutt’altro che un buon segno. In una fine secolo che ha bisogno di valori, forse persino di apparizioni vere e false, Lazzaro, pur non essendo uno stinco di santo, si trova a fronteggiare baci di Giuda, personalissime vie crucis, miracoli, efferati delitti. In pratica, se è vero che Gesù Cristo morendo ha pagato per tutti noi, Lazzaro si chiede chi, alla fine dell’Ultima Cena abbia dimenticato di pagare il conto. Fra i tanti miracoli veri e falsi raccontati in questa storia, l’unico certo è il talento di Pinketts, che si è imposto
all’attenzione con la sua creatività irresistibile, le sue metafore imprevedibili, i giochi di parole sofisticati, i personaggi bizzarri, nani, giganti, orchi e principesse, sempre usate per insistere su quanto sia sottile la linea di confine tra metafora e realtà. Queste pagine che si svolgono in un fuoco d’artificio di idee, di trovate, di virtuosismi, di humour, di ironia, di paradossi, in azioni sempre fuori di qualsiasi logica, da qualsiasi legge di tempo e di spazio, fanno di lui un vero scrittore postmoderno.
Fernanda Pivano
(Ed. Mondadori)

Bibliografia Andrea G. Pinketts

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