La caverna – José Saramago

L’uomo che guida il camioncino si chiama Cipriano Algor

Incipit La caverna

L’uomo che guida il camioncino si chiama Cipriano Algor, fa il vasaio di mestiere e ha sessantaquattro anni, anche se a vederlo sembra meno anziano. L’uomo che gli sta seduto accanto è il genero, si chiama Marçal Gacho, e ancora non è arrivato ai trenta. In ogni modo, con la faccia che ha, nessuno glieli darebbe. Come si sarà notato, sia l’uno che l’altro hanno appiccicati al nome proprio dei cognomi insoliti di cui s’ignorano l’origine, il significato e la ragione. La cosa più probabile è che si dispiacerebbero se mai giungessero a sapere che algor, algora, significa freddo intenso del corpo, preannuncio di febbre, e che il gacho è né più né meno che la parte del collo del bue su cui poggia il giogo.

Incipit tratto da:
Titolo: La caverna
Autore: José Saramago
Traduzione: Rita Desti
Titolo originale: A Caverna
Casa editrice: Einaudi

Bibliografia José Saramago

Copertine di La caverna di Josè  Saramago
Quarta di copertina / Trama

La caverna dovrebbe concludere la trilogia iniziata con Cecità e proseguita con Tutti i nomi. Saramago aveva affermato di voler “scavare” dentro la pietra con la quale sono costruite le sue statue-libro, andare a fondo dell’animo umano, sondarne i segreti, le sensazioni provate e non dette. E infatti, con questo suo nuovo romanzo cerca di mettere cerca di mettere a confronto i suoi personaggi «infrastorici » con un universo orwelliano.
Così, come in altri suoi libri, abbiamo due storie parallele e allo stesso tempo convergenti. Da una parte i protagonisti. Gente normalissima, antieroi per eccellenza, che non faranno mai la Storia, ma che ne rifiutano la ineluttabilità (come il Signor José di Tutti i nomi o i ciechi di Cecità). Dall’altra una costruzione quasi infinita e maligna (come la Biblioteca di Borges, come il manicomio-lager di Cecità, come l’Archivio del Signor José): il Centro, sorta di città nella città che divora la città, di universo in espansione, di espressione fisica di una folle globalizzazione. Dentro al Centro “non manca niente”: abitazioni, negozi, luoghi di svago, ospedali, come pure il cimitero, aria purificata e temperatura costante e ottimale. E tutto è controllato, sorvegliato-spiato. E’ il “meglio” che si possa desiderare, contrapposto ad un “fuori” di traffico, di pericoli, di delinquenza, di inquinamento.
I protagonisti del romanzo sono tre: un vasaio, sua figlia e il marito, che lavora nel Centro come guardiano; cui si devono aggiungere un’altra donna, segretamente innamorata del vasaio e, ancora una volta in un romanzo di Saramago, un cane molto, molto sensibile. La storia ha inizio il giorno in cui al vasaio viene rifiutata la solita fornitura di piatti e stoviglie che il Centro gli comprava da sempre. L’artigiano si trova così costretto ad inventarsi un altro prodotto e, soprattutto, a confrontarsi con il Centro, a frequentarlo e a cercare di scoprirne il terribile, spaventoso segreto racchiuso nelle sue profonde viscere.
(Ed. Einaudi; Prima Edizione)

Cronologia opere José Saramago