Le corna del diavolo – Piero Chiara

Incipit Le corna del diavolo

Nella nostra piccola città, allora ancora più piccola di oggi ma tanto più gradevole e umana, al tempo in cui cominciavo a viverci per un numero imprecisabile ma ormai stragrande di anni, cioè intorno al 1936, viveva già il commendator Adamo Chiappini, un tenore in ritiro che i competenti di opera lirica ricordavano come una promessa, in parte mantenuta, del bel canto italiano.
Era, il Chiappini, insieme al basso Basilio Prodi, al tenore Socrate Caceffo e al baritono Taurino Parvis, uno dei quattro cantanti d’opera che avevano scelto la nostra città per ritirarvisi a carriera finita o interrotta.
(O soffio dell’april)

Incipit tratto da:
Titolo: Le corna del diavolo
Autore: Piero Chiara
Casa editrice: Mondadori

Bibliografia Piero Chiara

Copertine di Le corna del diavolo di Piero Chiara
Quarta di copertina / Trama

Dopo il successo ancora attualissimo della Stanza del vescovo, Chiara ritorna con Le corna del diavolo, a un genere che gli è particolarmente congeniale, quello del racconto breve ambientato in provincia, dove le persone, sotto lo sguardo attento e implacabile di amici e conoscenti, diventano subito personaggi tipi, spesso irresistibili nella linearità del loro disegno: tenori a riposo riacquistano la voce grazie all’amore e commercianti che la perdono sorprendendo la moglie con l’amante, ma che poi si riprendono, obbligando l’adultero ad acquistare i loro prodotti, e facendo così involontariamente arricchire, quando la borsa nera li rivaluta; teneri e indimenticabili idilli lacustri, propiziati da barche a vela e da castelli diroccati, e ritorni inattesi di soldati dispersi, che subentrano, con fair-play contadino, al commilitone che aveva preso il loro posto nel letto della moglie.  Ai gustosi intrighi erotici del suo repertorio, tra Boccaccio e Maupassant, Chiara aggiunge però, in questa raccolta, una dimensione nuova, una attenzione costante per il passaggio del tempo e per le figure, spesso effimere e poi dimenticate, che lo contrassegnano: dagli agenti dell’OVRA mimetizati da giocatori di poker ai “paolotti” tutti chiesa e casa, che però non disdegnano, nei loro viaggi, distrazioni extra-coniugali e proficue ricerche dei lingotti abbandonatidai tedeschi; dalla Milano anteguerra, con i commendatori che non perdonavano alla “faccia di palta” del narratore le sue vittorie al biliardo del Biffi, alla Svizzera dei campi di internamento, con i marenghi impastati dai profughi nei formaggi del Friuli. Una Italia minore trova, grazie ai doni di Chiara, di sapida comicità e di malinconia furtiva, il rilievo della narrativa maggiore, che coglie l’essenziale nel dettaglio e che, eludendo la storia ufficiale, ce ne offre invece l’intersezione illuminante con la storia quotidiana: come il racconto “Viva il re!”, dedicato a Vittorio Emanuele III e al suo fugace, emozionante contatto con il narratore, sospettato per un attimo di ordire un attentato, e che chiude simbolicamente, e felicemente, il volume. (Ed. Mondadori; Scrittori italiani e stranieri)

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