Dove nessuno ti troverà – Alicia Giménez-Bartlett

Incipit Dove nessuno ti troverà

Barcellona, settembre 1956

Carlos Infante notò con soddisfazione che quella mattina il cielo era sereno e splendeva il sole. Solitamente non gli importava nulla del tempo che faceva. Gli bastava avere un ombrello se pioveva o il suo vecchio giaccone se faceva freddo. Ma quel lunedì era un giorno speciale, o almeno prometteva di esserlo. Nella sua monotona vita, nella monotona vita di tutti gli spagnoli, un semplice appuntamento inaspettato poteva trasformarsi in un evento eccezionale. E lui a mezzogiorno aveva un appuntamento talmente insolito da sembrargli addirittura irreale. Aveva valutato la possibilità che si trattasse dello scherzo di uno dei suoi colleghi giornalisti, oppure di un equivoco, di un malinteso. Eppure no, il timbro postale indicava chiaramente che la lettera veniva da Parigi. La rilesse ancora una volta mentre faceva colazione con una misera tazza di caffè nella sua cucina semibuia.

Incipit tratto da:

    • Titolo: Dove nessuno ti troverà
    • Autrice: Alicia Giménez-Bartlett
    • Traduzione: Maria Nicola
    • Titolo originale: Donde nadie te encuentre
    • Casa editrice: Sellerio

Bibliografia Alicia Giménez-Bartlett

Dove nessuno ti troverà di Alicia Giménez-Bartlett
Incipit Donde nadie te encuentre

Barcellona, settembre 1956

Carlos Infante observó con satisfacción que el cielo era claro y soleado aquella mañana. Cualquier otro día le hubiera dado exactamente igual el tiempo que hiciera. Bastaba con llevar un paraguas si llovía o ponerse su viejo gabán si hacía frío. Pero aquel lunes era especial en cierto modo, o al menos podía serlo. En su vida monótona, en la vida monótona de todos los españoles, una simple cita inesperada podía convertirse en un acontecimiento singular. Y él tenía a las doce una cita que, de tan inusual, se le antojaba casi imposible. Había pensado en la posibilidad de que se tratara de una estúpida broma de alguno de sus compañeros periodistas, de una equivocación, de un malentendido. Pero no, el matasellos indicaba claramente que el sobre provenía de París. Leyó la carta una vez más mientras desayunaba café en su oscura cocina.

Incipit tratto da:

Risvolto di copertina / Trama
Anni Cinquanta del secolo scorso. Lucien Nourissier, psichiatra di Parigi studioso di menti criminali, prende contatto con un giornalista spiantato di Barcellona, Carlos Infante, autore di un servizio sulla Pastora. Donna e uomo, partigiana e bandito, datasi alla macchia per connaturata estraneità ai legami umani, accusata di ogni genere di delitto, per anni braccata invano dalla ferocia della Guardia Civil del Generale Franco, fu realmente protagonista di imprese ardite e divenne un personaggio della leggenda popolare.
Il medico parigino e il giornalista barcellonese sono due opposti temperamenti, idealista il primo, cinico e venale l’altro, raffinato borghese il francese, grossolano e abituato ad arrangiarsi lo spagnolo. Ma Nourissier riesce a convincere Infante, in cambio di danaro, a buttarsi sulle tracce della Pastora, per squarciare la cortina del suo enigma, svelarne finalmente la natura, le motivazioni, il destino.
La ricerca segue i sentieri selvaggi già percorsi dalla bandita; entra nelle cittadine e nei villaggi di pietra antica dove aveva trovato odio ma anche complicità; fruga nei segreti di comunità ermetiche e diffidenti. Il rischio per i due è mortale: finire nelle mani della Guardia Civil, che occulta perfino il nome della ribelle, oppure restare in un fosso con un coltello in petto, per una parola in più, per uno sgarbo non calcolato.
In questa storia di avventura e solitudine è dominante lo scenario naturale: le montagne a sud dell’Ebro, tra la Catalogna e l’Aragona, per lungo tempo, dopo la fine della guerra civile, rifugio disperato degli ultimi resistenti. È la Spagna sordida e triste della dittatura che vi si staglia, sorpresa nella provincia nascosta dove più feroci sono i ricordi di gesti imperdonabili; dove più profonda è la solitudine rimasta; e più tenace la rassegnata miseria materiale.
E di tutto ciò, dell’impossibile perdono, dell’abissale solitudine, della miseria irredimibile, alla fine La Pastora appare mitica incarnazione anche ai due avventurieri. Accomunati e in parte giustificati dalla meraviglia per la natura umana, ne riconoscono il segreto e la pura innocenza. Quasi fosse, nel suo totale esser diversa, la salvezza da una storia collettiva insopportabilmente crudele.
(Sellerio; Il contesto)

Bibliografia Alicia Giménez-Bartlett