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La danza del gabbiano – Andrea Camilleri

Incipit La danza del gabbiano

Fu verso le cinco e mezza del matino che non ce la fici cchiù a ristarisinni corcato coll’occhi sbarracati a taliare il soffitto.
Era ‘na cosa che gli era principiata con le vicchiaglie: di solito, passata la mezzannotti, si stinnicchiava a letto, Uggiva ‘na mezzorata, appena che la vista accomenzava a fargli pupi pupi chiuiva il libro, astutava la luci del commodino, pigliava la posizioni giusta, che era di corcarisi supra al scianco destro, le ghinocchia piegate, la mano dritta aperta a palmo in su supra al cuscino e la guancia appuiata alla mano, ‘nsirrava l’occhi e di colpo s’addrummisciva.

Incipit tratto da:

    • Titolo: La danza del gabbiano
    • Autore: Andrea Camilleri
    • Casa editrice: Sellerio

Bibliografia Andrea Camilleri

La danza del gabbiano di Andrea Camilleri
Risvolto di copertina / Trama
Una bianca fiammata si accende sulla spiaggia di primo mattino. Divampa il battibatti disperato, il frullo convulso di un gabbiano che, strepitando a vuoto, e con torsioni dolorose, di sotto in su si avvita attorno al becco disperatamente puntato sul cielo; e mette in danza, solitaria e terrificante, gli squassi e gli spasimi arrantolati della propria morte. È una prefigurazione sinistra, questa, dell’intonazione lugubre e del ritmo giroscopico del romanzo: che fa perno sulla misteriosa scomparsa dal commissariato di Vigàta dell’ispettore Fazio; su cadaveri restituiti dai vortici ciechi di pozzi trivellati in terre aspre e desolate; su esistenze nascoste e ambigue, passioni tristi, seduzioni basse e chiacchiere da cuscino; su binocoli e cannocchiali, voyeurismi pericolosi e cleptomanie gaglioffe; su un traffico di armi chimiche con contorno di canaglie politiche; e su una sedia vuota, in una chiusa stanza, tra impropri e vergognosi strumenti di tortura, schizzi di sangue rappresi, tanfi di morte e torbidumi, e segni sparsi di una danza di costrizione, irrituale e atrocemente scomposta. L’orrore si riverbera sulla coscienza offesa del commissario Montalbano. Intride la trama del romanzo. E mentre Montalbano ricolloca le tante tessere di una scompaginata storia criminale, non può sottrarsi alla sensazione che tutto si avvolga in calce allo sconcerto suscitatogli dalla sarabanda di un gabbiano in agonia: nessuno fa caso all’allarme di un gabbiano che all’improvviso stramazza, all’avvilimento di uccelli marini che disertano le battigie per contendere ai topi le discariche, al mare che perde i suoi aromi pur sotto un cielo che sa ancora recensire stupendi notturni leopardiani. La storia è dura. Ma l’indagine è sottilmente umoristica. Montalbano contrasta le false evidenze con le sue false negligenze; inscena teatri, e mette in campo furfanterie e giochi d’astuzia. Lo aiutano anche le smarronate di Catarella, le insubordinazioni, le inadempienze burocratiche; e persino una passione amorosa, un po’ recitata e un po’ malinconicamente sofferta. Con Livia, il commissario abita tempi che non si toccano. Gli orologi molli sono i suoi nemici. O sono forse gli alibi che gli servono. Montalbano è come un personaggio di Cervantes. Deve tener testa all’attore Zingaretti, che lo interpreta e gli fa concorrenza in una fortunata serie televisiva. Deve badare al patronaggio dello scrittore Andrea Camilleri, che incontentabile esige da lui storie già pronte per diventare romanzi. Deve badare ai baccalari della critica, che al giallo preferiscono il rosa. Lui, Montalbano, ha cinquantasette anni. Si attribuisce qualche sfaglio. Ma sa come consolarsi.
Salvatore Silvano Nigro
(Ed. Sellerio; La memoria)

Bibliografia Andrea Camilleri

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