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E io, che ho le rose fiorite anche d’inverno – Aldo Busi

Incipit E io, che ho le rose fiorite anche d’inverno

“Louis, c’est…”
Sarò ritornato almeno due volte da Lille apposta, avevo vent’anni, prendevo il treno per vedere di nuovo quel tipo di rosso che affiorava sul corpo di Luis Carnir riempiendolo di pena segreta e contro il quale lui non poteva farci niente… glielo avevo fatto notare per sdrammatizzare, e lui, da pittore che aveva frequentato un istituto d’arte, mi disse, “Lo so, una volta questo rosso lo facevano con le larve essiccate delle cocciniglie, mica tute, solo le femmine, se avessi qui un lauro o, che ne so, un pungitopo, ne schiaccerei una e… uguale, carminio uguale, e la mia emozione, mi tradisce”, “Sembri un albero di sole ciliege, senza un millimetro di corteccia, scorticato, io ne vado matto, sarai una primizia sempre”…[…]

Incipit tratto da:

    • Titolo: E io, che ho le rose fiorite anche d’inverno
    • Autore: Aldo Busi
    • Casa editrice: Mondadori

Bibliografia Aldo Busi

E io, che ho le rose fiorite anche d’inverno di Aldo Busi

Quarta di copertina / Trama
Chi è stato dappertutto e non per questo ha rinunciato a darsi un mossa al cervello può seguire Aldo Busi in un nuovo percorso dei suoi, che tra vertiginosi andirivieni tra narrazione e pamphlet si distende da una Parigi d’altri tempi e di altri uomini in una Bali in cui l’ultimo esotismo sta nel fare da guida a una guida locale. Da un Marocco di lusso che ha perso la lussuria si fa presto a passare a Mosca, in Israele, in Argentina, in un sogno maori, visti di preferenza attraverso lo sguardo di compagni di viaggio occasionali e ancora tutti in preda all’illusione che prendere un aereo basti per arrivare da qualche parte, mentre la vera avventura non può cominciare ormai che in una casa, la propria, una villetta costruita sopra l’antica fossa dei morti della peste del Seicento, con adiacente roggia e un piccolo giardino inquieto, coltivato di tanto in tanto a orto. In questa casa molte sono le sedie attorno al tavolo da pranzo, ricchi sono i servizi di piatti e le tovaglie ricamate, preziosi i candelabri in attesa di una cenetta intima che forse si darà, che si potrebbe dare, che potrebbe essersi data se il padrone di casa si fosse accontentato di “un po’ di più e un po’ di meno, un po’ di questo e un po’ di quello… un po’ di tutto cioè di niente”. Invece spia le viole del giardino e la natura della civiltà, si affezione alle assenze e a un merlo spiritoso, fa contente le sedie, insegue i topi, riflette sul perché dell’amore negato e, in pagine di cruda e raffinata scrittura in movimento, va a stanare le verità nascoste dell’umano sentire.
(Ed. Mondadori: Oscar scrittori moderni)

Bibliografia Aldo Busi

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