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Gita al faro – Virginia Woolf

Incipit Gita la faro

“Sì, certo, se domani fa bel tempo” disse la signora Ramsay.
“Però dovrai essere in piedi con l’allodola” aggiunse.
A suo figlio queste parole comunicarono una gioia straordinaria, come se fosse stabilito che la spedizione avrebbe avuto luogo senz’altro, e l’incanto cui aveva agognato, per anni e anni gli pareva, fosse, dopo il buio di una notte e la traversata di un giorno, a portata di mano. Egli apparteneva, già all’età di sei anni, a quella grande categoria di persone che non riescono a tenere le emozione separate le une dalle altre, ma lasciando che le prospettive future, con le loro gioie e dolori, annebbiano ciò che effettivamente è, perché, per tali persone fin dalla prima infanzia qualsiasi oscillazione della ruota delle sensazioni ha il potere di cristallizzare e trafiggere il momento dal quale dipendono la tristezza o la radiosità.

Incipit tratto da:

Incipit To the lighthouse

    “Yes, of course, if it’s fine tomorrow,” said Mrs Ramsay. “But you’ll have to be up with the lark,” she added.
    To her son these words conveyed an extraordinary joy, as if it were settled, the expedition were bound to take place, and the wonder to which he had looked forward, for years and years it seemed, was, after a night’s darkness and a day’s sail, within touch. Since he belonged, even at the age of six, to that great clan which cannot keep this feeling separate from that, but must let future prospects, with their joys and sorrows, cloud what is actually at hand, since to such people even in earliest childhood any turn in the wheel of sensation has the power to crystallise and transfix the moment upon which its gloom or radiance rests.

Incipit tratto da:

  • Title: To the lighthouse
  • Author: Virginia Woolf
  • Publisher: eBooks@Adelaide
  • Language: English

Gita al faro.Virginia Woolf.incipitmania

Quarta di copertina / Trama
«Gita al faro», che la BUR presenta in una nuova traduzione, viene dal ricordo e dal rimpianto di un’infanzia felice, protetta da madre e padre, allietata da fratelli e sorelle, nella casa della vacanze al mare. Virginia Woolf scrive questa elegia mentre sta leggendo Proust, forse in gara con lui. Progetta il libro in tre parti: alla finestra del salotto, sono passati sette anni, la gita al Faro che finalmente è compiuta dal padre, ormai vecchio, da de figli ormai adolescenti. La madre è morta, e anche i due figli più grandi. Della terribile guerra che intanto è accaduta non parla: è il suo modo di condannarla. Inserisce nel quadro un altar-ego di se stessa, Lily Briscoe, una pittrice che vorrebbe fissare sulla tela la bellezza misteriosa e appassionante della madre, la signora Ramsay, e vi riuscirà solo alla fine, nello stesso momento in cui Virginia Woolf finisce la sua scrittura. Nel diario ne parla come di un processo di gestazione, faticoso e doloroso, un parto. Ha dovuto districare dentro di sé i sentimenti, spezzare il codice genetico: quanto è dovuto alla madre e quanto al padre. «È uguale a un doloroso però eccitante processo di natura, che si desidera follemente di portare a termine.»
La figlia è rinata come scrittrice.
(Ed. Rizzoli; BUR SuperClassici)

Bibliografia di Virginia Woolf

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