Grazie - Daniel Pennac
Siamo a teatro, noi in platea, lui sul palcoscenico.
Quando si alza il sipario lui è di schiena, in controluce, di fronte a un’altra sala dirimpetto a noi che lo applaude fragorosamente. Lo vediamo profilarsi come un’ombra cinese nell’alone abbagliante dei riflettori e ringraziare l’altra sala che lo acclama.
Grida:
- Grazie!
Incipit tratto da:
- Titolo: Grazie
- Autore: Daniel Pennac
- Traduzione: Yasmina Melaouah
- Titolo originale: Merci
- Casa editrice: Feltrinelli
Quarta di copertina / Trama
Ringraziare è difficile. Mette in discussione certezze. Muove gli affetti. Apre la memoria.Soprattutto quando si è scrittore che una giuria ha premiato “per l’insieme della sua opera”. La formula del ringraziamento ha delle regole, ci dice il nostro personaggio-autore, e puntualemente ne fa un grottesco elenco. Passando dallo scoramento al furore si lascia visitare dal dubbio (che senso hanno i grazie in un mondo che storpia le emozioni in
spettacolo?) e risale, in una sorta di delirio della memoria, all’odio rimosso per il maestro di scuola, origine della sua ribellione contro il conformismo. Solo la scrittura, e solo i lettori l’hanno liberato dai cattivi maestri.
Brillante, ironico, coinvolgente, Grazie è, di fatto, un vibrante omaggio di Daniel Pennac ai suoi lettori, ma a questo bell’inchino
simbolico l’autore arriva disegnando una figura nevrotica, contorta, esilarante di un uomo confuso. Di un uomo al bivio. Scritto per il teatro, Grazie è un testo che si lascia leggere come un monologo brioso, pieno di scatti di intelligenza e di umorismo.
(Ed. Feltrinelli; Super UE)
