Il giorno del lupo - Carlo Lucarelli

Incipit Il giorno del lupo

Quando partì la prima raffica, inquadrato nella V metallica del mirino dell’Uzi c’era Rocco Carnevale, fermo davanti al bar sotto il portico, la tazzina del caffè in mano. Saltò all’indietro, lanciando in aria il piattino bianco col bollo rosso della Segafredo che Matteo Parisi, in piedi accanto a lui, seguì istintivamente con gli occhi, un attimo prima di piegare violentemente la testa di lato, su una spalla, col mento troncato di netto da un calibro nove a punta morbida. La terza raffica, che gonfiò di bossoli roventi il sacchetto di plastica attaccato all’otturatore del mitra, prese Romano Del Bianco all’altezza della vita e lo spinse in una piroetta rapidissima che lo lanciò dentro la porta del bar, attraverso le strisce verdi di plastica unta. Poi la canna corta dell’Uzi tornò dentro il finestrino, l’auto sterzò bruscamente verso destra, facendo stridere le gomme, attraversò i viali col rosso e sparì in un rombo strozzato, fuori giri, oltre il ponte di San Donato.

Incipit tratto da:

Il giorno del lupo - Carlo Lucarelli

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